domenica, Agosto 25

La svolta a destra del Brasile field_506ffbaa4a8d4

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Strano posto il Brasile, quasi un continente. Più di duecento milioni di abitanti, occupa la metà di tutto il Sudamerica. Bello da mozzare il fiato, è sconvolto dalle contraddizioni, da luogo del desiderio a povertà abissale, da spiagge incantevoli a baraccopoli disperate, da intellettuali altezzosi a poveracci sorridenti. Famoso soprattutto per una burocrazia, così contorta da sfiorare la paranoia. Sono stato quattro volte a Brazilia, la città-ufficio inventata da un architetto stravagante appena mezzo secolo fa per seguire il caso Battisti che da solo ha sintetizzato tutte le contraddizioni di cui sopra. Ore e ore, anche di notte, a discutere sul niente, cavilli per dare all’ex terrorista italiano, condannato per quattro omicidi, la patente di perseguitato. Dove la politica, alla fine, ha battuto la giustizia evitando l’estradizione.

Quello stesso Lula (Inacio Lula da Silva), però, che aveva sbeffeggiato l’ordinamento giudiziario è stato pesantemente punito. Da quelle parti lo chiamano Lava-Jato, ‘operazione autolavaggio’, qualcosa, insomma, come mani pulite. Al centro il ciclone Petrobras, lo scandalo corruzione che ha travolto l’azienda petrolifera nazionale terremotando il già fragile Governo.
Due anni fa l’inchiesta scoperchiò infatti il sistema di finanziamento occulto del quale avrebbero beneficiato deputati, senatori e partiti. Secondo l’accusa, i dirigenti della compagnia avrebbero gonfiato i contratti per costruire infrastrutture petrolifere e guadagnare almeno due miliardi di dollari: denaro servito in parte per finanziare la campagna elettorale del Partito dei lavoratori. Così Luìz Inácio Lula è stato arrestato insieme al figlio Fábio Luìz, complicando anche  le cose per Dilma Rousseff, erede dell’ex Presidente, che avrebbe esercitato pressioni per proteggere gli imprenditori coinvolti nello scandalo.
Di sicuro l’opinione pubblica brasiliana è convinta che la Rousseff fosse al corrente del sistema di tangenti e corruzione perché Ministro dell’Energia nel primo Governo Lula (dal 2003 al 2005). Così si è arrivati all’impeachment di Dilma, che fino all’ultimo ha tentato di salvare Lula  proponendolo come Ministro per regalargli il salvacondotto, trasformando il procedimento giudiziario in uno scontro politico. Nel frattempo, infatti, la Corte dei Conti ha bocciato il bilancio dello Stato, sostenendo che il Governo Rousseff avrebbe continuato a violare la legge di responsabilità fiscale, commettendo una serie di atti illegali per coprire il crescente deficit dei conti, fino ad alterare il bilancio dello Stato.

Dunque, una svolta che potrebbe passare alla storia come la più rapida virata politica di un Paese democratico. Il tempo tecnico del passaggio dal Senato all’ufficio del vicepresidente della Repubblica della comunicazione di messa in stato di accusa della presidente Dilma Rousseff, e il Brasile è passato dall’avere una forte identità di sinistra a una di destra conservatrice. Senza passare per le elezioni. In pochissimi minuti il vicepresidente Michel Temer ha ricevuto l’incarico, presentato la lista del nuovi Ministri e annunciato le linee guida in campo economico e sociale della sua reggenza. Emergenza assoluta, Governo di salvezza nazionale, peggior crisi della storia.  La parola d’ordine è il cambiamento radicale per salvare il Brasile dal crac.
La sinistra lascia il potere dopo tredici anni, gridando al golpe.
Non c’è una donna nel Governo, per la prima volta in 40 anni, non c’è una persona di colore. Tutti uomini, bianchi, oligarchi, eterosessuali. Per ritrovare una simile composizione nella storia recente del Brasile, bisogna tornare agli anni Settanta, al Governo di Ernesto Geisel, Presidente in piena dittatura militare.
Lo slogan di Temer è il caro e vecchio «ordem e progresso», cioè quello scritto della bandiera, motto positivista di fine Ottocento. Come a dire che finora ha retto il disordine: l’occupazione del potere, la distribuzione di poltrone, i soldi ai movimenti sociali ai margini della legalità.
Temer assicura che non farà nulla per fermare le indagini dei giudici sulla corruzione, anche se il nuovo Governo ha più indagati di quello uscente. Avvocato, 75 anni, figlio di immigrati libanesi, amante della poesia e dei lunghi silenzi, dal partito democratico ha fatto subito il salto mortale, annunciando la privatizzazione del Paese. Ed ecco il grande paradosso. Indagato per corruzione e riciclaggio Temer ha portato nel nuovo Governo sette ministri ugualmente coinvolti nel Lava-Jato. C’è di più: secondo Wikileaks, è stato un informatore della Cia. E dunque il sospetto che sia un pupazzetto degli americani non è poi così temerario.

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