sabato, Dicembre 14

La Somaliland vuole essere riconosciuta Democrazia giovane e in crescita, ma la comunità internazionale ancora non dà il suo assenso

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SOmaliland

Sono 23 anni che la Somaliland tenta di ottenere il riconoscimento come nazione. Collocata al nord della Somalia ricopre gli ex territori della Somalia Britannica che ottenne l’indipendenza il 26 giugno 1960 mentre il 1 luglio 1960 fu il turno della Somalia Italiana. L’unione di queste due colonie formò la Repubblica della Somalia. Negli anni Ottanta sorse il primo movimento secessionista che iniziò una guerriglia contro il brutale regime di Mohamed Siad Barre supportato da Italia e Stati Uniti. La reazione del dittatore fu estremamente violenta. Cinquanta mila abitanti della Somaliland perirono e la capitale Hargeisa completamente rasa al suolo. Questi i risultati della campagna militare del esercito governativo contro i ribelli secessionisti.

La rivincita si presentò nel 1991 quando il regime di Siad Barre crollò sotto il peso di una coalizione guerrigliera. Mentre le varie fazioni ribelli vittoriose discutevano su un mai realizzato governo di unità nazionale a Mogadiscio, Hargeisa dichiarava nel maggio 1991 l’indipendenza dalla Repubblica Somala e la nascita della Somaliland. Il resto del Paese fu travolto nel tunnel della guerra clanica causa profonde divergenze sorte all’interno della coalizione. Gli unici tentativi seri di ricostruire la Somalia sono fino ad ora provenuti dalla corrente politica islamica: prima le Corti Islamiche e successivamente Al-Shabaab. Entrambe con l’obiettivo di fondare la Repubblica Islamica della Somalia.

In 23 anni la Somaliland è diventata l’unica succes story della regione del Corno d’Africa. Con una popolazione di 3,5 milioni di abitanti la Somaliland è un Paese stabile basato su principi democratici. I cambiamenti di regime avvengono attraverso regolari e trasparenti elezioni. Le istituzioni pubbliche, compreso polizia ed esercito sono funzionali, estremismo islamico e cellule terroristiche duramente repressi. I governi che si sono succeduti sono riusciti ad assicurare la pace, pagare polizia, esercito e amministrazione pubblica, ricostruire l’economia senza l’aiuto esterno. Il governo di Hargeisa nel 2013 ha firmato il più importante accordo commerciale della sua breve storia con la Genel Energy, una ditta petrolifera anglo–turca e sta cercando un partner internazionale per la cogestione del porto di Berbera che funge da sbocco sul mare per l’Etiopia, con un volume di affari annui pari a 1 miliardo di dollari.

Nonostante questi risultati la Somaliland è tutt’ora una nazione di fatto ma non riconosciuta dalla Comunità Internazionale. Occidente e Unione Africana preferiscono non riconoscere l’indipendenza dalla Somalia per paura di aprire il famoso vaso di Pandora del nazionalismo regionale. Il mancato riconoscimento come entità nazionale condanna la Somaliland a non accedere ai prestiti internazionali per sviluppare l’economia e frena l’intenzione degli investitori stranieri di lanciarsi nello sfruttamento degli interessanti giacimenti di carbone e petrolio. Normalmente le multinazionali non amano avventurarsi in territori legalmente non riconosciuti. La necessità di essere riconosciuti come nazione è diventata per i somali della Somaliland una vera e propria ossessione comparabile a quella dei Palestinesi di avere un loro Stato o dei tutsi ruandesi di evitare un secondo genocidio.

Il primo tentativo di farsi riconoscere fu compiuto nel 2001, quando nel maggio il governo indisse un referendum secessionistico. Con il 97,1% dei voti a favore della indipendenza e il giudizio di elezioni libere e trasparenti dato dagli osservatori internazionali, il governo di Hargeisa pensò di aver le carte in regola per essere riconosciuto. Passarono altri quattro anni prima che il presidente Dahir Rayale Kahin sottomise la richiesta di riconoscimento alla Unione Africana nel 2005. L’anno successivo l’Unione Africana riconobbe alla Somaliland uno statuto territoriale “unico e auto giustificato”. Una decisione che fu inizialmente considerata dal Governo di Hargeisa come l’anticamera del riconoscimento a Nazione. In realtà uno stratagemma ideato dal Parlamento Africano di Addis Abeba per ibernare la patata bollente.

Nel 2007 l’Unione Africana affermò che il riconoscimento della Somaliland avrebbe contraddetto la regola di rispettare i confini ereditati dal passato coloniale per non creare situazioni di instabilità permanente in varie regioni del Continente. Un principio tutto discutibile che sta dimostrando i suoi limiti in quanto durante la Conferenza di Berlino del 1884 i moderni stati africani furono tracciati con la riga ignorando completamente la distribuzione geografica delle varie etnie già all’epoca ben definita.

Anche da un punto di vista legale e storico la scusa apportata dall’Unione Africana non regge. La Somaliland era una colonia inglese e il suo territorio fu identificato come Stato distinto dal resto della Somalia durante la Conferenza di Berlino. I territori britannici ottennero qualche giorno prima l’indipendenza rispetto a quelli italiani chiarendo la livello legale l’esistenza di due entità statali ben distinte che decisero di formare la Repubblica Somala. Casi simili esistono già, basti pensare alla Tanzania formata dalla Repubblica del Tanganika e dalla Repubblica di Zanzibar. Qualora una di queste entità decidesse di uscire dalla federazione sarebbe immediatamente riconosciuta come nazione dall’Unione Africana.

I motivi dell’ostinato rifiuto dell’Unione Africana, Nazioni Unite e Comunità Internazionale in generale sono piuttosto di natura geostrategica: l’indipendenza della Somaliland, se riconosciuta, aprirebbe la porta ad una rapida balcanizzazione della Somalia con la secessione della regione semiautonoma del Puntland, la creazione della Repubblica di Jubaland e di altre repubbliche minori. Il contagio secessionista oltrepasserebbe i confini per intaccare lo status quo dell’Etiopia. La regione conosciuta come Ogaden da 30 anni sta combattendo per ottenere l’indipendenza. Il motivo del rifiuto è reale ma contraddetto dall’applicazione delle strategie regionali sulla Somalia. Le potenze africane che sono intervenute nella lunga guerra civile: Uganda, Kenya, Etiopia, spingono alla creazione di uno Stato Federale e allo stesso tempo sostengono focolai indipendentistici per aumentare la sfera geo strategica dei propri interessi economici.

La Somaliland non accetterà mai di far parte di una federazione con uno stato, la Somalia, che considera incapace di uscire dal ciclo della violenza e della guerra civile. I rapporti tra Hargeisa e Mogadiscio rimangono tesi nonostante recenti timide aperture verso la loro normalizzazione. Per Hargeisa la Somalia è qualcosa di ostile e caotico che rischia di compromettere la pace duramente conquistata. Nei piani dell’attuale governo somalo la Somaliland dovrebbe essere addomesticata e rientrare a far parte della Somalia.

Il riconoscimento della Somaliland da parte dell’Unione Africana è considerato prioritario in quanto Stati Uniti, Europa e Nazioni Unite hanno dichiarato la loro disponibilità ad esaminare la richiesta solo dopo l’avvenuto riconoscimento da parte dei Paesi africani. A metà maggio il presidente della Somaliland Mohamed Mohamoud Silanya ha rilanciato la campagna internazionale sul riconoscimento del suo Paese ingaggiando potenti mezzi mediatici per sensibilizzare il mondo intero e l’Unione Africana sapendo che l’argomento è difficilmente ignorabile. Nel suo discorso (disponibile anche nella sua traduzione in Italiano), Silanya è cortese e gentile ma estremamente chiaro. “Siamo un’oasi di pace, stabilità e democrazia. Dateci il posto che ci spetta a tavola. Se la Somalia non potrà avere questo posto non potrà ancora ricoprire il ruolo di garante della stabilità e pace regionale in quanto non riconosciuta come Nazione”.

Dopo il discorso del presidente non si sono fatte attendere le mosse diplomatiche del governo di Hargeisa che ha lanciato una petizione internazionale su Change.Org rivolta al Governo australiano per il riconoscimento della nazione, oltre ad aver iniziato una serie di colloqui con il Kenya al fine di convincere il Presidente Uhuru Kenyatta di sposare la causa della Somaliland presso l’Unione Africana. Il Ministro del Commercio e degli Investimenti Mohamed Abdilahi e il Ministro degli Esteri Mohamed Behi Yonis hanno partecipato alla Forum Economico Mondiale svoltosi ad Abuja in Nigeria in veste di rappresentanti della Repubblica della Somaliland anche se non ancora riconosciuta. Altre iniziative internazionali sono allo studio.

Ad ogni azione segue una reazione. Se da una parte gli sforzi attuati dalla Somaliland per farsi riconoscere come nazione ottengono tiepide reazioni se non pareri contrari come quello pubblicato sul ‘The Economist’ il 9 gennaio: «La Somaliland non portá mai essere riconosciuta» dall’altra parte delle novità stanno emergendo. L’Amministrazione Obama sembra timidamente riprendere l’idea suggerita il 6 febbraio 2009 dal Consigliere Politico Britannico Richards Mills in un messaggio cifrato destinato all’Ambasciata Americana a Londra. Nel messaggio Mills suggeriva il riconoscimento come nazione della Somaliland per accelerare gli sforzi internazionali di sviluppo socio economico nel Corno d’Africa e contrastare le emergenti pressioni dei gruppi islamici.

 

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