sabato, Agosto 8

La sinistra e la realtà: nemici per la pelle

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A poche ore dallo spoglio dei ballottaggi, che avrebbero confermato un certo malessere del Centrosinistra, ricevo una mail da un paziente, che di frequente mi parla della sofferenza, la sua e quella di molti colleghi, legata al mondo del lavoro, la stessa che l’aveva indotto a farsi dare una mano. Voleva documentarmi in diretta come si sta facendo scempio di vite umane nella sua azienda. “Dopo il fine settimana rientro al lavoro, scrivo una e-mail al responsabile dell’ufficio acquisti, non ottengo risposta, in compenso mi chiama il mio capo e mi comunica che la persona che cercavo è stata licenziata, quindi è inutile cercarla. Si tratta di una donna di 45 anni. È stata richiamata dalle ferie per dirle che avevano una proposta per agevolare la sua uscita. La trattativa è stata rapida e si è già chiusa con l’unico esito possibile, la persona fuori dall’azienda. È stata scelta lei perché senza figliDa quando sono stato assunto mi sento spettatore di quella che il mio capo, con realismo e precisione, definisce una mattanza. Purtroppo che tu lavori bene o male non fa alcuna differenza. Noi siamo una società quotata in borsa, ma le azioni dell’umanità non esistono. Stanno saltando tutte le posizioni apicali, perché costano, per buttare sempre più lavoro su di noi che stiamo sui siti e costiamo poco”.

Mentre leggo queste parole e mentre la Cgia di Mestre annuncia che il divario tra Nord e Sud cresce, tanto che nel Mezzogiorno una persona su due è a rischio povertà, mi vengono in mente le denunce di Romano Prodi, arrivate poche ore prima, che raccontano il disastro all’interno di quell’ambiente che, non saprei per quale ragione, si fa ancora chiamare sinistra. L’ex Premier sostiene che il clima è avvelenato da veti personali, soprattutto contro Matteo Renzi nonché da questo verso altri, primo tra tutti, immagino, Massimo D’Alema. Un’interminabile notte dei lunghi coltelli, sulle spalle di chi lavora e non capisce più chi dovrebbe rappresentarlo, perché chi sarebbe destinato a farlo è impegnato, da mattina a sera, a dare e ricevere coltellate.

Intanto, sempre a sinistra, autentica e instancabile incubatrice di start-up, nasce una nuova formazione, perché quelle che c’erano non bastavano, malgrado oramai sembrano avere una corrispondenza biunivoca con gli elettori, ossia un partito per ogni elettore. Un vero manicomio, popolato per lo più di individui che avrebbero bisogno di aiuto ma fanno finta di ignorarlo oppure addirittura lo ignorano, come succede agli psicotici.
Nasce, dunque, un nuovo soggetto politico, una nuova verità, da contrapporre ad altre verità, del resto qualcuno diceva che il contrario di una verità non è una bugia ma solo un’altra verità, ci mancherebbe.
Come succede nelle sette nordamericane, che si affrontano in gare di verbosità attraverso i loro santoni, predicatori che sembrano avere un filo diretto con il Dio dell’Antico Testamento, un malandrino violento e ottuso, e di conseguenza promettono punizioni e armageddon.  Come se la politica non esistesse per risolvere i problemi, bensì per dare modo a questi frustrati, spesso senza arte né parte, di divertirsi alle spalle dei cittadini, ma con stipendi e vitalizi dieci volte superiori ai loro.
Romano Prodi non dice che le fratture sono determinate da divergenze sulle finalità, le uniche sopportabili, niente affatto, allude a fattori emotivi, a derive caratteriali a incastri relazionali violenti e irragionevoli.

Nasce un nuovo partitino e si manifesta l’ennesima divisione, già perché quando nasce qualcosa a sinistra raramente è il preludio ad una composizione delle distanze e dei conflitti. Del resto ci si separa perché non si va d’accordo e a sinistra non va d’accordo per definizione, c’è sempre qualcuno che ce l’ha più profumato, spesso intellettuali che il mondo del lavoro lo conoscono perché una volta deve avergliene parlato un parente. Se avessero, solo qualche volta, varcato i cancelli di una fabbrica, di un cantiere, o avessero attraversato una situazione simile a quella descritta nella mail con cui apro questa riflessione, forse capirebbero che non sono adatti ad occuparsi di faccende così serie come la politica.

Il teatro Brancaccio di Roma, dove si è tenuto il battesimo di ‘Democrazia e uguaglianza‘, era una tonnara, tesissima e inospitale. Ce l’avevano con tutto il mondo, bastava pronunciare una parola stimolo, ad esempio Giuliano Pisapia, un pericoloso fascista e manganellatore, che l’uditorio faceva vibrare tutte le colonne di San Pietro, che pure non è vicinissimo. Non è possibile fare unità con una figura del genere, anche perché è la parola stessa, ‘unità‘, è uno scandalo a sinistra, ricovero di geni socratici rubati a chissà quali luminose carriere.

Sono nato in un quartiere malfamato dove non passava giorno che non vi fosse un accoltellamento, sono abituato a capire cos’è un clima violento, ma posso garantire che rispetto al dibattito (si fa per dire) in corso nella nostra sinistra, quella realtà era una specie di collegio svizzero.

I due leader della nuova compagine sono Tomaso Montanari e Anna Falcone (vediamo quanto impiegheranno a scindersi), forgiati dalla battaglia referendaria. Il loro programma è originale, chiarissimo, probabilmente decisivo per le sorti del Paese, ossia demolire il Pd, oramai collocatosi, a sentire loro, a destra di Fratelli d’Italia e di Casa Pound. Una grande novità, un messaggio di pace e di speranza, l’inizio di un cammino di riconciliazione che ci regalerà ancora un ventennio di destra da Repubblica di Salò, soprattutto adesso che la Lega e i 5S si passano sotto il banco bigliettini d’amore, anche se non si può dire apertamente, la gente, troppo stupida per questi livelli, non capirebbe.

Poi ci meravigliamo se Stalin faceva picconare il povero Trotsky, in un contesto del genere è il meno che può accadere!

Non conosco la produzione della dottoressa Anna Falcone, ma leggevo gli articoli di Montanari sull’arte, una specie di Gino Bartali della pittura e della scultura, tutto sbagliato, tutto da rifare. Ogni volta, finito di leggere, mi chiedevo se c’è qualcosa che gli va bene nelle scelte che vengono fatte in questo campo. Mai una volta, nemmeno per sbaglio, neppure per coincidenza, è sempre tutto sbagliato. Lui avrebbe la risposta ma non arriva mai la domanda.
Dunque, considerato che lo stile di vita di ognuno è auto-coerente, mi aspetto esiti analoghi anche in politica.

Intanto valuto che se ciascuna delle start up nate a sinistra in questi ultimi tempi prendesse solo il tre percento, saremmo prossimi al duecento per cento. Un vero trionfo. Certo, andare d’accordo è un’altra cosa, ma che importa, il dibattito non si può fermare, è quello che ci procura da mangiare. Soprattutto a loro.

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