sabato, Luglio 4

La Sindone, un tema di fede o di scienza? Tomaso Montanari affetto da sindonofobia: lo si vede chiaramente, l’esito dall’ultimo test, quello della sua risposta ai lettori de ‘Il Venerdì di Repubblica’ del 15 maggio che hanno cercato di farlo ragionare, come la decina di storici e scienziati ci avevano provato dalle colonne di ‘Aboutartonline’

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L’uscita a sorpresa di Tomaso Montanari suIl Venerdì di Repubblicadel 24 aprile, a pag. 79, sul tema Sindone, ha sollevato un polverone di reazioni, nel disperato tentativo di portare il critico d’arte a posizioni più ragionevoli. Era unamission impossible’, e la prova si è avuta il 15 maggio, quando ‘Il Venerdì’, a pag. 16, nella rubricaLettere alla redazione’, ha pubblicato il testo di due lettori, il primo più lungo, il secondo più corto, e la risposta di Montanari.

Il messaggio breve riporta le parole di un’insegnante di religione che afferma di credere alla veridicità della Sindone senza imporla a nessuno. Il docente cerca solo di suscitare domande da parte dei suoi alunni; cosa questa che non riceve alcun commento da parte di Montanari. D’altronde, non si può pensare che al grande esperto del Barocco interessi che un oscuro insegnante di religione cerchi di far pensare con il proprio cervello sconosciuti alunni di chissà dove.
La lettera più lunga sciorina con garbo
argomenti scientifici e storici a possibile difesa dell’autenticità della Sindone: il negativo fotografico, il sangue umano, l’assenza di pigmenti, i chiodi nei polsi, il segno del ‘patibulum’, la trave orizzontale della croce. Sul carbonio 14 l’attento Lettore fa notare che il risultato può essere stato inficiato da agenti esterni. Mentre leggevo, mi stavo meravigliando che questa lettera fosse stata pubblicata, perché la mia, più documentata, con riferimenti bibliografici, era stata ignorata. Fra l’altro, nella mia lettera facevo anche riferimento all’articolo di ‘La Repubblica’ che annunciava la smentita della validità del test radiocarbonico condotto sulla Sindone.
Forse però
mi dicevo questa lettera è stata preferita proprio per la sua semplicità. E invece no. Deve essere stata privilegiata perché l’autore del testo fa uno scivolone finale: scrive che l’autenticità della Sindone «è una fortuna che non sia un’evidenza, si tratta di un tema di fede da accettare nel suo paradosso […] e la fede non avrebbe valore se comprovabile scientificamente».

In realtà, la fede non c’entra nulla con l’autenticità della Sindone, perché Gesù Cristo è esistito come personaggio storico e la conservazione del suo lenzuolo funebre viene ammessa anche da scienziati non credenti.
Celebre fra questi il biologo agnostico Yves Delage, che nel 1902 si vide rifiutata la pubblicazione del suo lavoro scientifico negli atti dell’Accademia delle Scienze di Parigi, perché aveva osato affermare che l’immagine impressa sul lenzuolo era quella del corpo di Cristo e questo a qualcuno aveva dato fastidio. Delage stesso se ne lamentò in una lunga lettera nella quale, fra l’altro, scrive: «Noi abbiamo fornito ragioni che sono almeno l’inizio delle prove. Spetta agli avversari confutarle. Se non sono state accolte da certe persone come meritavano, è solo perché è stata impropriamente inserita, in questa questione scientifica, una questione religiosa che ha scaldato gli spiriti e ha distorto la giusta ragione. Se, invece di Cristo, si fosse trattato di un Sargon, un Achille o un faraone qualsiasi, nessuno avrebbe trovato qualcosa di cui lamentarsi».

Lo scienziato francese prosegue: «Sono stato fedele al vero spirito scientifico nel trattare questa questione, attento solo alla verità, senza preoccuparmi se avrebbe fatto o meno gli interessi di questo o quell’altro partito religioso. Sono quelli che si sono lasciati influenzare da questa preoccupazione che hanno tradito il metodo scientifico. Non ho fatto un lavoro clericale, perché il clericalismo e l’anticlericalismo non hanno nulla a che fare con questa faccenda. Io considero Cristo come un personaggio storico e non vedo perché dovremmo essere scandalizzati che esista una traccia materiale della sua esistenza».
Delage ha ragione, la Sindone non è un tema di fede, è un tema di scienza, anche se questo a molti non piace.

Torniamo, però, al nostro solerte Lettore, che conclude, con una evidente vena di umiltà, chiedendo a Montanari «di accordare alla Sindone almeno il beneficio del dubbio». Niente da fare: la confusione che ha spostato la Sindone nel campo della fede è l’occasione ghiotta di aggancio per lo storico dell’arte, che rinnova il pollice verso affermando che «la fede non è compatibile con la difesa di false reliquie» e aggiungendo che «la filologia e la critica storica […] oggi dimostrano che la Sindone è opera di un uomo del Medioevo».
Montanari non risponde sulle questioni scientifiche sollevate dal Lettore, glissa su tutto. E nemmeno entra nel merito di come la filologia e la critica storica possano pronunciarsi sulla fabbricazione di un oggetto: rimanda alla lettura di un libro dello storico Andrea Nicolotti che definisce «serissimo e documentatissimo». Di questo testo ho fatto una recensione, riconoscendo nell’autore del volume i sintomi di un nuovo disturbo psichico, la sindonofobia. Non la ritenevo una patologia trasmissibile, però in quest’epoca di strani contagi anche Montanari ne risulta affetto. Posso solo sperare in una sua spontanea guarigione, ma la vedo difficile.

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