domenica, Giugno 7

La Sindone sbarca a Torino: mai tante ostensioni 1578, Emanuele Filiberto trasferisce la Sindone a Torino. Inizia così una nuova fase storica per la Sindone, che si identifica con la città di Torino e le ostensioni sono innumerevoli

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E’ il 1578 quando il cardinale Carlo Borromeo considera giunta l’ora di sciogliere il voto fatto durante la grande peste e partire, a piedi, verso Chambéry per venerare la Sacra Sindone. Emanuele Filiberto coglie l’occasione al volo. E’ nei suoi disegni, infatti, trasferire a Torino la capitale del ducato e, secondo la tradizione di famiglia, si preoccupa che la Sindone venga spostata dove risiedono i Savoia. Non ha importanza che il Telo abbia una sua casa a Chambéry, la questione è quasi politica. Il duca trasferisce, velocemente, la Sindone a Torino per, almeno così dichiara ufficialmente, abbreviare il faticoso pellegrinaggio al cardinale Borromeo.

Il Telo arriva al castello di Lucento il 9 settembre 1578 ed il 15 viene portata, in solenne processione a Torino nella chiesa di San Lorenzo, allora S.Maria del Presepe ora atrio di S. Lorenzo.

Carlo Borromeo arriverà il 9 ottobre.
Era partito da Milano il 6 ottobre”, raccontava don Luigi Fossati, salesiano, per mezzo secolo tra i più raffinati studiosi della Sindone, “dopo aver celebrato la Messa e benedetto solennemente i fedeli al seguito e i loro bastoni del pellegrinaggio. La carovana sosta a Sedriano e trascorre poi la notte a Trecate. Il giorno successivo, il 7 ottobre, il cardinale, dopo aver per quasi tutta la notte confessato e comunicato la folla accorsa, tiene una grande celebrazione in Duomo al termine della quale, verso le 14, dicono le cronache del tempo, il pellegrinaggio riprende sotto una pioggia battente. Sul fare della sera, arriva a Vercelli, dove si trascorre la notte. La terza giornata, quella dell’8 ottobre, è la più estenuante e quando la carovana arriva a Cigliano, in serata, il cardinale è in brutte condizioni. Ma il seguente è il grande giorno. Di buon mattino e completamente rimessosi, il cardinale riprende il cammino alla testa di tutti. La meta, Torino, è oramai a qualche ora di cammino”. A poche centinaia di metri dalle porte della città Emanuele Filiberto e il principino Carlo Emanuele accolgono Carlo Borromeo. Un lungo inchino seguito da un fraterno abbraccio, tra i tuoni a salve dell’artiglieria che giungono dal castello, sancisce l’incontro dei Savoia con il Santo e la fine del lungo pellegrinaggio di quest’ultimo.
La sera scende velocemente sulla città sabauda e il cardinale, prima di accettare l’invito di Emanuele Filiberto ad essere ospite a palazzo vuole venerare la Sindone.

Nei giorni a venire si susseguiranno le ostensioni private, riservate al cardinale e a un ristretto gruppo di suoi pellegrini, quelle pubbliche sull’attuale piazza Castello, e il rito, in Duomo, delle 40 ore di adorazione ininterrotta della Sindone, in memoria di quelle della sepoltura di Cristo avvolto nel Telo.

Inizia così una nuova fase storica per la Sindone, che si identifica con la città di Torino.

La Sindone ha lasciato una casa a Chambéry costruita appositamente per la sua reposizione e Emanuele Filiberto ritiene di doverle destinare una nuova dimora, definitiva, nella capitale sabauda.

Sarà Carlo Emanuele II a mantenere la promessa.

Interverranno nella progettazione della grande cappella inserita tra il palazzo reale e il duomo, i più grandi architetti del tempo: Carlo di Castellamonte, Bernardino Quadri, Amedeo di Castellamonte e Guarino Guarini, il cui progetto fu quello definitivo.

L’uso delle ostensioni annuali, il 4 maggio, viene mantenuto mentre si intensificano quelle straordinarie. I Savoia, che considerano la Sindone ‘l’immagine’ della loro casata, quasi il simbolo di una investitura sacra, ne fanno lo strumento usuale per solennizzare i grandi momenti, a cominciare dai lieti eventi. “Da parte degli storici di corte di casa Savoia fu messo in atto un processo di censura della storia precedente della Sindone (le vicende di Lirey, il conflitto con il vescovo, la bolla di Clemente VII, l’acquisto illegale da parte di Marguerite) e fu creata una storia alternativa e reticente, purificata di tutti quegli elementi disdicevoli per una reliquia di casa reale”, afferma Andrea Nicolotti, storico, studioso di Storia del Cristianesimo, e ricercatore presso l’Università di Torino, che da alcuni anni si occupa di Sindone.

Giuseppe Maria Pugno, tra i principali autori ad occuparsi della Sindone, riuscì a ricostruire oltre un secolo di ostensioni straordinarie, dal 1578 al 1706. Nel 1582, nuovamente presente il cardinale Borromeo, ci fu una solenne ostensione durante la quale, per la prima volta, venne impartita a tutti i presenti l’indulgenza plenaria concessa dal pontefice.

Nel 1585, l’ostensione della Sindone solennizza il matrimonio del duca Carlo Emanuele I con Caterina d’Austria. Di seguito la Sindone verrà esposta nel «1587 in occasione del battesimo del primogenito di Carlo Emanuele I, il principe di Piemonte Filippo Emanuele, nato l’anno prima; evento tanto rimandato nella sua celebrazione ufficiale che, durante i relativi festeggiamenti, nacque e fu battezzato anche il secondogenito Vittorio Amedeo. In questa occasione la reliquia fu portata dalla Chiesa di San Lorenzo alla Cappella rotonda posta al piano terreno del Palazzo vecchio ornata di sei colonne ioniche in marmo rosso e fatta fabbricare dal duca Carlo Emanuele I.
Seguono l’ostensione del 1620, in occasione del matrimonio del principe Vittorio Amedeo I con Cristina di Francia, la prima Madama Reale; quella del 1642 per rendere grazie a Dio della raggiunta pace, detta pace di famiglia, tra la Madama reale Cristina, il figlio Carlo Emanuele II, da una parte, e i principi Maurizio e Tommaso dall’altra, ostensione celebrante un avvenimento particolarmente importante per lo Stato; nel 1663 in occasione del matrimonio del duca Carlo Emanuele II con Francesca d’Orléans; nel 1665 per il matrimonio del medesimo duca con la sua seconda moglie, Maria Giovanna Battista di Nemours; nel 1685 in onore del matrimonio celebrato l’anno prima tra il duca Vittorio Amedeo II e Anna d’Orléans; quella del 1694 in occasione del trasporto della Sacra Sindone nella nuova Cappella del Guarini costruita appositamente per la sua deposizione».
Ma l’elenco non è completo: «vanno ricordate l’ostensione del 1613 dovuta non si sa bene se al passaggio per Torino del già allora famoso vescovo di Ginevra Francesco di Sales» e altre più o meno regali ragioni; «quella del 1639 indetta, forse, per il passaggio a Torino di Santa Giovanna Francesca Frémyot baronessa di Chantal; quella del 1664 in occasione del passaggio per Torino del Padre Domenico da S.Tommaso, figlio del Sultano Ibrahim, convertitosi al cristianesimo ed entrato poi nell’Ordine dei Predicatori; quella del 1692 ordinata per il 1° giugno di quell’anno dal duca Vittorio Amedeo II senza preventivo avviso per ‘li rumori di guerra’, ed attuata dalla galleria posta su quella del Beaumont, corrispondente alla attuale Armeria Reale. Avvennero poi altre ostensioni delle quali non sappiamo scoprire le ragioni speciali come quella del 1604, quella del 1614, quella del 1621, quella del 1661, quella del 1668, quella del 1672, infine quelle del 1674, del 1683, del 1685, del 1696, del 1697 e del 1703».

Nel 1632 l’ostensione, all’interno della cattedrale, è all’insegna della liberazione dalla peste del 1630 con la consegna della targa votiva da parte delle autorità civili a nome di tutta la cittadinanza.

Non si contano le ostensioni così dette private, di poche ore e riservate a ospiti particolari della Casa Savoia, quali ambasciatori, sovrani, insigni religiosi.

Nel 1694, finalmente, la Sindone, conservata a periodi alterni nella chiesa di San Lorenzo o nella Cappella di palazzo Reale, viene riposta nella sua nuova maestosa casa torinese, la cappella del Guarini.

I venti di guerra tornano a soffiare sulla casa sabauda nell’estate del 1706. I francesi assediano Torino. Vittorio Amedeo II allontana la famiglia e con essa la Sindone. Lungo il percorso, da Torino al rifugio di Genova, viene più volte esposta, forse a titolo di invocazione per la salvezza della capitale.
Questo è uno dei percorsi della Sindone più dettagliatamente documentati” affermava don Fossati. “All’alba del 16 giugno la famiglia reale con la Sindone parte da Torino diretta a Cherasco, dove si ferma per sette giorni. Il 24 giugno riprende il viaggio verso Mondovì e, nella cittadina, la famiglia reale trascorre la notte nel palazzo del Vescovo, Giovanni Battista Isnardi del Castello. Il giorno dopo, nel pomeriggio, avviene il trasferimento a Ceva. Il 26 giugno i reali si dirigono a Garessio e, a notte fonda, all’una, giungono a Ormea, dove riposano a casa dell’avvocato Bologna. Il 28 giugno arrivano a Canavonica, presso Oneglia, dove rimarranno addirittura fino al 16 luglio causa il cattivo tempo che imperversa. La famiglia reale finalmente riesce ad imbarcarsi e a raggiungere Savona. Da qui riparte il 19 luglio per Genova. Vi arriva il giorno dopo e, nella città ligure, della presenza del Telo, tutto è nascosto fin dopo la sua partenza, a fine settembre dello stesso anno”.

Il ritorno, il 5 ottobre, a Torino segna la fine del lungo peregrinare della Sindone che lascerà temporaneamente la città soltanto durante l’ultimo conflitto mondiale.

Con l’inizio del ‘700 il numero delle ostensioni diminuisce progressivamente, sia per quelle ordinarie del 4 maggio che per le straordinarie, la più solenne delle quali è certamente l’ultima del secolo, nel 1775.

Nel 1798, a causa dell’occupazione del Piemonte da parte delle truppe francesi, il re Carlo Emanuele IV è costretto a riparare in Sardegna. Questa volta però la Sindone non segue i Savoia, viene lasciata a Torino affidata alle cure dell’Arcivescovo ed al ‘cittadino’ Brillada, che era il Canonico Custode.

Nel 1814, il ritorno in città del re Vittorio Emanuele I, in favore del quale aveva abdicato anni prima Carlo Emanuele II, viene celebrata solennemente con la più fastosa ostensione, dal 1775.

L’anno seguente, il 2 maggio 1815, la Sindone viene nuovamente esposta in onore di papa Pio VII, finalmente libero dopo la prigionia di Fontainebleau, e per il quale era già stata organizzata una ostensione privata nel 1804.

In pieno periodo natalizio, il 4 gennaio, nel 1822, una solenne ostensione celebra l’inizio del regno di Carlo Felice dopo l’abdicazione di Vittorio Emanuele I. Fanno seguito le ostensioni del 1842 e del 1868, quella che in qualche modo chiude il primo periodo della Sindone a Torino. “Durò 4 giorni”, raccontava don Fossati, “dal 24 al 27 aprile, e segnò un nuovo modo di presentare la Sindone ai fedeli: per la durata innanzitutto e poi perché esposta in un quadro sistemato sull’altare maggiore della cattedrale”.

[***Questo articolo, in forma più lunga, è stato pubblicato il 18.03.2015, in occasione dello Speciale Ostensione Sindone 2015]

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