lunedì, Agosto 3

La simbiosi energetica tra Egitto ed Eni

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L’accaparramento delle risorse energetiche è un pilastro antico dell’occupazione territoriale e dell’influenza/ingerenza degli attori occidentali in Medioriente. Questo tema ha sempre suscitato notevole interesse e in nome di maggiori fonti energetiche gli attori occidentali, europei in particolare, hanno determinato la caduta e la restaurazione di diversi governi e regimi.

L’Egitto è uno dei protagonisti mediorientali che attualmente ha concesso la proliferazione di interessi energetici all’interno del suo territorio. Tra le grandi multinazionali che stanno investendo nel Paese, il Ministero del Petrolio e delle Risorse Minerarie egiziano ha ratificato l’assegnazione per l’estrazione e la produzione di gas alla società italiana Eni da parte della Egyptian Natural Gas Holding in una zona offshore egiziana. Questo accordo dà il via libera allo sviluppo e alla produzione di quello che sembra essere il più grande pozzo di gas mai trovato in Egitto e forse anche in larga parte del Medioriente.

Dalle informazioni geologiche e geofisiche ci sarebbe un potenziale di risorse fino a 850 miliardi di metri cubi di gas, circa 5,5 miliardi di barili di olio equivalente e un’estensione di circa 100 chilometri quadrati. Questa scoperta oltre a portare enormi benefici a livello economico per l’Italia e l’Egitto ha assunto un valore enorme soprattutto per le prospettive a lungo termine di Eni che sfrutterà le sinergie già esistenti nel Paese.

L’Eni è presente in Egitto fin dai tempi di Nasser, dal 1954, e nel corso del tempo ha incrementato notevolmente i suoi investimenti e la sua copertura territoriale. Il governo egiziano ha concesso lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio ricevendo in cambio cospicui investimenti nella regione, una cifra stimata dalla stessa Eni è di circa quattordici miliardi di dollari. Bisogna considerare anche l’indotto non meramente legato all’industria petrolifera, tutti i lavoratori di Eni e delle aziende ad essa collegate devono vivere e spostarsi in Egitto, allargando gli introiti economici e concedendo una remunerazione maggiore alla classe media. Nel marzo 2015 è stato firmato un nuovo Framework Agreement tra Eni e il Ministero del Petrolio e delle Risorse Minerarie per un ammontare in investimenti di circa cinque miliardi di dollari.

L’importante scoperta in realtà è stata fatta a fine agosto 2015, proprio da parte di Eni durante la sua attività di ricerca al limite delle acque territoriali egiziane, a centonovanta kilometri dalla costa per la precisione. La zona in concessione è indicata come blocco di Shorouk, dove Eni detiene il 100 % della quota attraverso la controllata IEOC. Sono due i pozzi perforati, Zorh 1X e Zorh 2X a distanza l’uno dall’altro di circa 1,5 km. Oltre a questi due pozzi di primaria importanza Eni ha anche annunciato sempre alla fine di febbraio il successo di inizio perforazione di un altro pozzo di gas,  nella zona in concessione di Abu Madi West, scoperta nel settembre 2015 nel prospetto esplorativo di Nooros East. L’obiettivo è di arrivare a circa 60 mila boed. Il gas e i condensati saranno ricevuti dall’impianto di Abu Madi, distante solo 25 kilometri dalla zona interessata e poi immessi nella rete egiziana.

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