lunedì, Ottobre 21

La sfida verde di Firenze e Prato Le due città toscane lanciano progetti di “forestazione urbana” che, secondo Stefano Mancuso, esperto di neurobiologia vegetale, consentiranno di “rinaturalizzare intere aree urbane”. Stefano Boeri considera la “Giungla urbana” un grande progetto innovativo

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Ogni taglio d’albero è una ferita, per una sensibilità naturalistica che sembra in crescita, lo testimoniano le proteste che scoppiano qua e là nelle città quando le singole amministrazioni devono intervenire laddove la situazione lo richiede. Talvolta però la protesta contro il taglio degli alberi pericolanti diventa strumentalmente politica, a prescindere dagli aspetti tecnici: a Roma gli abbattimenti decisi dalla Sindaca Raggi sono contestati da sinistra, a Firenze, ove nei giorni scorsi c’è stato un blitz dell’amministrazione comunale in piazza della Vittoria, la contestazione muove anche da forze di destra e grilline, quelle stesse che rispetto alla drammaticità a livello planetario della questione ambientale, mostrano nelle politiche reali, sordità e ostilità, come quella manifestata nei confronti di Greta Thunberg, derisa e offesa.

Che cosa è accaduto a Firenze all’alba del 16 d’agosto?  E’ successo che i camion del Comune sono intervenuti con le motoseghe per abbattere sei pini. I primi dei 41 da eliminare per ragioni di sicurezza pubblica, secondo un piano noto e discusso dal neo assessore all’ambiente e urbanistica Cecilia Del Re, con l’Associazione di piazza della Vittoria, presieduta dall’architetto Luciano Ghinoi. Le piante, tra crolli per la nevicata del 2010 e il fortunale del 2017, si sono ormai dimezzate. Le sei tagliate sono state considerate pericolose dopo controlli di esperti e prove di carico. L’ intervento sembrava scongiurato dopo la manifestazione di protesta del 1 agosto, durante la quale una ventina di persone si erano sdraiate per terra bloccando i camion. Ciò che più ha irritato i cittadini contrari all’intervento è il fatto che questo sia avvenuto all’improvviso e senza alcun preavviso. «Prima dell’abbattimento volevamo conoscere le schede che certificassero lo stato di salute di ogni singolo albero», ha dichiarato il Presidente dell’Associazione. Il piano già noto, ribatteva l’assessore,  prevede che al posto dei 41 pini ammalati, ne saranno ripiantati 68 nuovi, nell’ambito di un progetto di riqualificazione della piazza, con panchine e abbellimenti vari, per il quale sono state impegnate 500 mila euro.

La polemica ferragostana non sembra destinata a chiudersi qui. Ma, al di là delle possibili incomprensioni tra Comune e Associazione, vien da chiedersi: possibile che un problema ‘tecnico’ come la valutazione dello stato di salute dei pini, qui come altrove, possa suscitare tali contrasti? Possibile che l’Amministrazione comunale che appena un mese fa ha lanciato una grande sfida sul tema del verde, appaia in difficoltà nel gestire una piccola operazione come questa? Una risposta alla prima domanda è stata fornita del Preside della Facoltà di Agraria, il Professore Francesco Ferrini, il quale  l’ 11 Agosto scorso, ha ricevuto negli Stati Uniti il più importante premio conferito da parte dell’International Society of Arboriculture (ISA), la più grande associazione professionale al mondo nel campo della conservazione degli alberi. Un premio per la ‘carriera di eccezionale servizio meritorio nel far progredire i principi, gli ideali e la pratica dell’arboricoltura’. Questa la motivazione. Che l’assessore Del Re commenta così:  «Un orgoglio per Firenze, dove la sua voce autorevole ha davvero contribuito a far progredire tali principi, e non è mancata anche nei periodi più difficili quando riconobbe la necessità di monitorare e, quindi poi se del caso sostituire, il patrimonio arboreo esistente a tutela del territorio e di chi lo vive. Fu ricoperto di insulti sui social, ma per chi ha la disponibilità di ascoltare e di affidarsi a chi ha le competenze in materia, la sua voce è arrivata forte e chiara. È anche questa un po’ la sfida della nostra era, l’era dei social e del web, l’era degli improvvisati al governo: ascoltare non chi urla più forte ma chi può arricchire il tuo bagaglio di conoscenze e può aiutare a formarti un’opinione consapevole».

Ebbene, secondo  il Prof. Ferrini, la contrapposizione che si registra a Firenze come altrove, prescinde dagli aspetti tecnici, cioè dalla valutazione se un albero costituisca, per il suo stato di salute, un pericolo per la popolazione oppure no. Ecco, la discussione dovrebbe essere disancorata dalle pregiudiziali e di principio: tagliare o meno, indipendentemente dalle necessità. In un bosco, aggiunge, il rischio di un albero malato è minore rispetto a quello di un albero in un centro abitato.  E l’amministrazione deve intervenire. Lui stesso ricorda che nell’arco dell’ultimo mandato amministrativo, a fronte di 6 mila alberi perduti, in 4 mila casi a causa di fattori meterologici, e solo 2 mila per abbattimenti, a Firenze ne sono stati ripiantati 13 mila.  Tuttavia, l’attenzione che parte della cittadinanza organizzata in comitati e associazioni manifesta verso il verde urbano, è un dato positivo, di cui l’Amministrazione comunale deve tener conto e andarci cauta con gli abbattimenti.

Che la questione del verde urbano debba fare un salto di qualità è cosa indubitabile, sia per la pubblica amministrazione che per i  cittadini. E deve potersi collegare alla tematica più generale che la coscienza ambientalista va riproponendo con forza. E’ la strada che l’Amministrazione fiorentina intende percorrere. Esattamente un mese fa, il Sindaco Dario Nardella lanciò una vera e propria sfida che «vede nel tema ambientale uno spartiacque fondamentale per il futuro», sfida consistente  nel lancio di «27 progetti di forestazione urbana, realizzati in 20 scuole e 7 edifici». Di che si tratta? «Per il momento abbiamo deciso di realizzare» – dice il Sindaco – «delle pareti verdi su immobili di edilizia popolare e scuole perché il messaggio che vogliamo lanciare deve essere di grande valore sociale: portare il verde in tutta la città, nel centro come in periferia, le pareti verdi saranno realizzate anche sulle mura frontali, a tal proposito il prof. Stefano Mancuso, scienziato esperto di neurobiologia vegetale, è stato nominato consigliere speciale del Sindaco per “Firenze verde’L’ambiente» – dice – «non è una velleità, ma un punto centrale della qualità della vita delle nostre città. L’Assessore Del Re, dal canto suo, ricorda che in due anni di attività della bike sharing si sono risparmiate 500 tonnellate di CO2».

E lo stesso Prof. Mancuso è coinvolto a Prato, insieme all’architetto Stefano Boeri, in un vasto piano per creare polmoni verdi all’interno della città dal titolo ‘Prato Giungla urbana‘ che prevede l’innesto di 35-40 mila alberi. Piante sulle facciate dei palazzi e dei tetti. Boeri, che ha già realizzato a Milano il ‘bosco verticale’, ritiene che «mai come oggi, nelle nostre città, è necessario ripensare il rapporto tra gli spazi minerali e quelli vegetali, moltiplicando ovunque superfici verdi e popolate dalla natura vivente. A Prato, insieme al Comune e a Stefano Mancuso, abbiamo costruito il primo progetto al mondo di una vera e propria Urban Jungle, che renderà abitabili da una vasta gamma di specie vegetali le superfici orizzontali e verticali, interne ed esterne, di un’intera porzione di città». «La giungla urbana» – aggiunge l’architetto – «sarà anche un’opportunità di lavoro per vivaisti locali e non solo, per l’edilizia bio e la floricultura. Vogliamo far di Prato  un’esperienza pilota».

«Grazie al progetto Urban Jungle» – afferma il professore Stefano Mancuso – «la città di Prato sarà in grado di rinaturalizzare intere aree urbane utilizzando le piante in maniera  innovativa per rispondere alle esigenze dell’ambiente, della società e della salute dei cittadini. Sono molto orgoglioso che questo possa trasformarsi oggi in realtà facendo di Prato un esempio per l’Europa di come sia possibile affrontare i temi dell’ambiente in maniera originale». Entusiasta di questo riconoscimento europeo il Sindaco Matteo Biffoni, poiché «Prato è tra le venti città in Europa che è stata premiata in Urban Innovative Actions il prestigioso programma europeo che finanzia le sperimentazioni più innovative per lo sviluppo delle città europee,  che si traduce in un contribuito di 5 milioni di euro». Dunque, al di là delle querelle sui pini, da Firenze e Prato, due grandi città  separate da una decina di chilometri di distanza, scattano due progetti importanti per le azioni innovative  volte ad accrescere il verde urbano. I tempi di avvio si dice saranno brevi. Firenze e Prato come Oslo, Capitale Verde Europea 2019? Speriamo.

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