mercoledì, Settembre 30

La Serbia e quel legame con Pechino Cina e Serbia stanno sempre di più stringendo le loro relazioni politiche e commerciali. Attraverso gli investimenti Pechino punta ai Balcani

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Ripercorrendo la storia contemporanea della Cina si può notare come questa stia cercando di espandersi economicamente allacciando sempre più intense relazioni con Paesi in via di sviluppo: è questo il caso della sua massiccia presenza in Africa e in Sud America, dove sta cercando di cogliere il campo libero lasciatogli dagli USA di Donald Trump, con il quale il Presidente cinese, Xi Jinping, si trova ad affrontare una dura guerra commerciale. È abbracciando questa politica che il Dragone sta intrecciando rapporti sempre più stretti con la Serbia e, più in generale, con i Paesi balcanici.

La storia diplomatica dei due Paesi affonda le radici quando ancora la Serbia era parte integrante della Jugoslavia. Il maresciallo Tito visitò per la prima volta Pechino – dopo i dissidi con Mao Tse Tung – nel 1977, mentre Hua Guofeng, successore di Mao, qualche tempo dopo, fece il percorso inverso ricambiando la cortesia del leader jugoslavo.

Il rapporto sino-serbo andò intensificandosi dopo la disgregazione delle Jugoslavia, con il Presidente Slobodan Milosevic, che nel 1997, dopo la guerra civile, visitò anch’esso la Cina e fu in grado di rivendicare il sostegno diplomatico del Partito Comunista Cinese.

Ma fu soprattutto col nuovo millennio che le relazioni bilaterali tra i due Paesi si consolidaronoNel 2009, il Presidente cinese, Hu Jintao, ed il suo omologo serbo, Boris Tadić, durante un incontro presso Sala Grande del Popolo a Pechino, firmarono la prima partnership strategica tra i due Paesi basata su quattro punti essenziali: aumentare gli scambi politici; allargare gli scambi economici e commerciali; migliorare la cooperazione in campo culturale, educativo, sportivo, scientifico e tecnologico; rafforzare la cooperazione multilaterale. A questo proposito è importante ricordare che, proprio durante la presidenza Tadić (2004-2012), la Cina fu proclamata il quarto pilastro della politica estera serba dopo UE, USA e Russia.

Una collaborazione, quella avviata nel 2009, che diede subito i suoi frutti. Il 21 agosto dello stesso anno, infatti, l’allora Ministro dell’Economia, Mladjan Dinkic, e quello cinese, Chen Deming, firmarono un accordo di cooperazione economica e tecnologica per progetti infrastrutturali in Serbia. Dinkic dichiarò che attraverso un prestito si sarebbe costruito il ponte Zemun-Borca, o, come è meglio noto, Pupin Bridge: ovviamente, il finanziamento di oltre 200 milioni di euro parlava mandarino, dato che arrivava direttamente dalla Export-Import Bank of China (Exim Bank), così come la ditta appaltatrice, la China Road and Bridge Corporation.

Il 18 giugno 2016 è un’altra importante data nel calendario delle relazioni sino-serbe. Quel giorno, infatti, Xi Jinping, in visita a Belgrado, incontrò l’allora Presidente, Tomislav Nikolic. I due leader, anche questa volta, firmarono congiuntamente una dichiarazione, ponendo le basi per una seconda collaborazione strategica tra i due Paesi volta a rinnovare la cooperazione bilaterale in settori come finanza, infrastrutture, commercio, energia, comunicazioni, tecnologia, cultura e turismo. Inoltre, hanno concordato la costruzione della Belt&Road Iniziative, la Nuova Via della Seta, progetto cardine del mandato di Xi che prevede la creazione di un lungo sentiero commerciale che mette in collegamento Asia, Africa e Europa.

Qualche mese prima dell’incontro di Belgrado, il Governo serbo chiuse un accordo con il gruppo cinese HeSteel (HBIS) per la vendita dellacciaieria Smederevo, tramite un accordo del valore di 46 milioni di euro.

Uno dei progetti più importanti è la seconda fase della modernizzazione della centrale termoelettrica di Kostolac, la cui ricostruzione è iniziata nel 2013 e ha già visto la spesa di 715 milioni di dollari. La seconda parte del progetto prevede la costruzione di una centrale termica da 350 megawatt B3, l’ampliamento della miniera di Drmno che la rifornisce di carbone e la costruzione del molo e del collegamento ferroviario. Il tutto finanziato attraverso un prestito di 1,2 miliardi di dollari da parte della Exim Bank. Come negli altri casi anche a società impegnata nella realizzazione del progetto è prevalentemente cinese, la China Machinery Engineering Corporation.

Tutto ciò fa della Serbia lalleato più consistente e forte della Cina nellEuropa orientale. Tale partnership consente alla Cina di collegare il suo progetto BRI all’Europa sudorientale, dove già controlla il porto del Pireo in Grecia, e può aprirsi corridoi economici con l’Europa centrale, l’Africa settentrionale e il Medio Oriente.

Ma se da un parte gli scambi commerciali tra Cina e Serbia sono triplicati tra il 2005 e il 2016, arrivando a toccare l’1,6 miliardi di dollari, dallaltra il rapporto è estremamente sbilanciato: la Cina, infatti, esporta 1 miliardo di dollari di beni, mentre la Serbia ne esporta solo 1 milione. Tutti gli investimenti fatti in Serbia sono in realtà prestiti – finanziati da Exim Bank – che hanno tassi di interesse relativamente bassi. Tuttavia, le parti contraenti dei progetti sono tutte cinesi: forza lavoro, tecnologie e materiali.

Ma non di soli investimenti e finanza vive la Cina, che punta a promuovere la sua cultura attraverso i famigerati Istituti Confucio, spesso criticati di essere mezzo attraverso il quale il Partito Comunista Cinese favorisce la sua propaganda politica nel mondo.

Ad oggi, due Istituti Confucio sono stati istituiti in Serbia. Il primo è stato inaugurato ufficialmente a Belgrado nell’agosto del 2006, mentre l’altro è stato aperto presso l’Università di Novi Sad. Radosav Pusic, direttore serbo dell’Istituto Confucio di Belgrado, già nel 2016, durante il decimo anniversario dell’inaugurazione della sede del complesso nella capitale serba, aveva dichiarato come tale istituzione e la crescita del numero di studenti serbi desiderosi di imparare il mandarino siano «strettamente correlate alla crescita dellinfluenza economica e politica della Cina in questa regione e nel mondo».

Lo stretto collegamento tra i due Paesi passa anche attraverso l’esaltazione delle politiche serbe filtrata dai media cinesi. In un editoriale del 22 ottobre scorso, lagenzia stampa cinese Xinhua’, direttamente collegata al PCC e, quindi, al Governo centrale – il Presidente dell’agenzia è membro del Comitato Centrale del PCC- ha esaltato il Presidente serbo, Aleksandar Vucic, e il PPS (Partito Progressista Serbo) che «è riuscito a portare il Paese fuori dalla depressione e ha creato una base per perseguire una crescita accelerata in futuro». Il giorno prima, infatti, il PPS aveva celebrato il decimo anno dalla sua costituzione e, per l’occasione, erano presenti l’ambasciatore cinese in Serbia, Li Manchang, e l’ex capo di Stato serbo, Tomislav Nikolic, in qualità di Presidente del Consiglio nazionale per la cooperazione con la Russia e la Cina.

Proprio la Russia, come riporta il ‘The Diplomat’, ha le sue carte da giocare in Serbia. Mosca – che vuole anche rimanere il principale fornitore di energia in Serbia – è stata una forte sostenitrice della politica serba, specialmente nei confronti del Kosovo. Lo scopo principale di Mosca è quello di tenere la Serbia lontana dalla NATO – della quale non fa parte – e, forse, anche dall’UE.

Come si muove, dunque, lUEIl percorso europeo della Serbia è ancora in divenire. Nel 2003, a Salonicco, durante il vertice del Consiglio europeo, insieme ad altri cinque Paesi dei Balcani occidentali, la Serbia è stata identificata come ‘potenziale candidato’ per l’adesione dell’Unione Europea. Se nel 2009 Belgrado ha applicato formalmente una legge sulla partnership europea che definisce le priorità per la domanda di adesione, solo nel 2012 la Serbia ha ottenuto lo status dicandidato’. Nel 2013 è entrato in vigore lAccordo di Stabilizzazione e Associazione (Stabilization and Association Agreement) tra i Paesi membri dell’UE e la Serbia. Il 21 gennaio dellanno seguente, a Bruxelles, si è svolta la prima conferenza intergovernativa che ha segnato l’inizio formale dei negoziati di adesione della Serbia.

Il fatto che il procedimento burocratico di adesione ufficiale all’UE sia ancora in corso e che, quindi, la Serbia non sia membro effettivo dellUnione, ha fatto sì che il Paese avesse campo libero nelle trattative con la Cina e che questa potesse facilmente espandere la sua influenza in tutta la regione. Gli investimenti infrastrutturali cinesi sono possibili in territorio serbo proprio perché questo non gode di quella trasparenza richiesta ai membri dell’Unione quando si stilano contratti infrastrutturali. Altro ambizioso progetto di stampo cinese, infatti, è la costruzione della linea ferroviaria Belgrado-Budapest, attualmente bloccata perché l’Ungheria, come Paese UE, è ‘vincolata’ alle regolamentazioni dell’Unione.

Nel marzo del 2017, l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, aveva lanciato l’allarme di una Cina sempre più influente nell’area balcanica affermando che «i Balcani possono facilmente diventare una delle scacchiere in cui si può giocare il grande gioco di potere». La stessa preoccupazione della Mogherini è condivisa da Heiko Maas, Ministro degli Esteri tedesco, che il 12 settembre scorso, durante un intervento al Bundestag, il Parlamento tedesco, ha detto che la Cina potrebbe sostituire lUE come uno dei principali attori nella regione.

Ladesione completa della Serbia allUE, però, significherebbe porre un freno alle mire espansionistiche della Serbia sul Kosovo. Eventualità lontana con un’alleanza forte con la Cina.

Nei vertici sino-serbi del 2009 e del 2016, infatti, si toccarono anche spinose questioni riguardanti i rispettivi interessi nazionali: lindipendenza di Taiwan e del Kosovo. Temi che, trovarono – e trovano tutt’oggi – una convergenza comune, dato che entrambi gli Stati sono desiderosi di ripristinare la loro sovranità e promuovono lunità territoriale. La Cina è, così come la Russia, membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: un ruolo questo non di secondo piano per arginare la pressione dell’Unione Europea la quale mira a far riconoscere l’autonomia del Kosovo, tra l’altro già in lizza come ‘potenziale candidato’ per l’adesione all’UE.  D’altra parte la Serbia sostiene Pechino, oltre che contro Taiwan, anche nelle dispute in Tibet e in Xinjiang.

La Cina, però, sebbene sia molta attiva in Serbia, guarda con interesse a tutto il versante orientale europeo. A partire dal 2012, il Governo cinese ha cominciato ad instaurare rapporti con molti Paesi dell’Europa orientale e dei Balcani attraverso uno strumento – supervisionato dall’UE- chiamato ‘16+1 Format’.

Il formato16+1è uniniziativa della Repubblica Popolare Cinese volta ad intensificare ed espandere la cooperazione con 11 Stati membri dellUE (Bulgaria, Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ungheria) e 5 Paesi balcanici (Albania, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Serbia) attraverso investimenti in vari settori: infrastrutture, finanza, scienza, istruzione e cultura.

Il primo vertice 16+1 si è tenuto a Varsavia, in Polonia, nel 2012, mentre l’edizione 2018 è andata in scena a Sofia, capitale della Bulgaria. Spinti dalla crisi finanziaria che ha colpito il vecchio continente nel 2008, i Paesi europei presenti nellaccordo hanno accolto favorevolmente il 16+1 Format’, vedendo in tale cooperazione con la Cina un’opportunità per diversificare le loro relazioni economiche. Il Montenegro, per esempio, ha ricevuto un prestito di 500 milioni di dollari dalla Exim Bank per migliore l’autostrada e, nel 2013, alla Macedonia è stato offerto un prestito di 580 milioni sempre per la costruzione della rete autostradale.

Anche in questo caso, attraverso un’analisi condotta dal think tank del Parlamento Europeo, i vantaggi sembrano essere tutti dalla parte della Cina e i risultati economici poco soddisfacentiNonostante ciò, tra i Paesi europei, la Serbia è sicuramente quello più vicino alla Cina, soprattutto dopo che il terremoto causato dall’arresto del CFO di Huawei in Canada aveva allarmato molti influenti membri dell’UE, tra cui Germania e Italia, mettendo a rischio il futuro di una delle più importanti aziende cinesi. La Cina, ovviamente, ha tutto da guadagnare da questa collaborazione e non mette sicuramente i suoi interessi in secondo piano. I vantaggi della Serbia – così come molti altri partner della Cina in tutto il mondo – sembrano essere più a breve termine che sul lungo periodo, ma unUE così impantanata tra burocrazia e termini di adesione non aiuta certamente Belgrado nella scelta tra Bruxelles e Pechino.

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