giovedì, Agosto 22

La schiena di Salvini per sopportare il peso del coraggio vien meno Ognuno ha la sua schiena per sopportare il peso del coraggio, ci canta Fiorella Mannoia, «ognuno ha la sua parte in questa scena»; Salvini si tira indietro, ha perso il suo coraggio

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Dopo avere letto il documento, impressionante, del Tribunale dei Ministri di Catania, il Ministro Matteo Salvini deve avere avuto un momento di vero panico. Il perché lo ho spiegato l’altro giorno: il documento è preciso e circostanziato, inequivocabile. Poi, magari il Ministro non verrebbe egualmente condannato (dipende dalle prove, i processi sono così), ma il grande coraggio, la baldanza sprezzante non hanno più molto posto nelle reazioni di Salvini. Ha capito, o comincia a capire, che potrebbe trovarsi scoperto e quindi non in grado di difendersi. E una condanna, con la legge Severino di mezzo … non si sa mai.

Certo gli alleati di Governo sono lì, forti e puri, legati a doppio filo al contratto. Ma si sa i contratti sono quello che sono, e se uno può cavarne qualcosa per sé è sempre possibile e sempre meglio. E quindi, alleati sì, amici pure, colleghi anche, ma intanto ‘sei sotto botta’, e sul TAV spariamo ad alzo zero.

Quanto costerà a Salvini lacoperturadei colleghi? Questa credo che sia la domanda che si pone e, secondo me, Salvini comincia a porsela molto seriamente, e si comincia a domandare se non sia meglio fare saltare tutto e andare a nuove elezioni, addirittura subito. E sì, perché l’alleato contraente, sembra che stia giocando una partitella ambigua anzi che no: al momento di votare chi voterà per il rifiuto della autorizzazione?

E allora intanto, e per buona norma, si elaborano strategie un po’ fantasiose, sia per dire che il Governo intero era partecipe della decisione, sia per affermare che su quella nave potevano (nota bene: ‘potevano’) esserci dei terroristi.

La prima è strumentale al fatto di potere giustificare i Grillini a votare contro l’autorizzazione per non coinvolgere il Governo. La seconda (davvero incredibile) per dare una giustificazione di sicurezza dello Stato e quindi indurre gli indomiti grillini a votare no, in nome della sicurezza. Insomma, il problema è di permettere ai grillini disalvarsi la faccia’ (non l’anima, solo la faccia), pur facendo una cosa all’esatto opposto di quello che hanno coraggiosamente millantato per anni.
Ce ne vuol di coraggio!

E ne deve avere avuto tanto Salvini, prima, quando esponeva (forte della sua arroganza) il suo petto agli attacchi altrui: ‘procomberò sol’io’ … beh, magari non proprio solo, già che ci siamo meglio non procombere e farsi una bella coda alla vaccinara.
Ce ne vuole di coraggio!

E poi capita di sentire parlare (non di sentire nel mio caso) di una canzone che ne parla, del coraggio, appunto, e dice: «Si fa finta di niente, Lo facciamo da sempre, Ci si dimentica Che ognuno ha la sua parte in questa grande scena», e prosegue dicendo che ognuno ha la sua schiena per sopportare il peso del coraggio, direi, di scegliere … «che ognuno ha la sua parte in questa scena», aggiungo di nuovo, che lo voglia o no.
Credo sia proprio così, e non riguarda solo Salvini. I bambini e gli adulti, i maschi e le femmine che affogano, che sono imprigionati e torturati, sono lì, sono reali, sono veri, lo sappiamo tutti.
Come dire: Salvini si tira indietro, ha perso il suo coraggio.
E noi?
«Allora stiamo ancora zitti che così ci preferiscono. Tutti zitti come cani che obbediscono» … ma forse, mi perdonerà Fiorella Mannoia, non soloci preferiscono’, ma ci preferiamo, perché non sono solo parole quelle che dicono «la sovranità appartiene al popolo» e il popolo siamo no, ognuno di noi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.