domenica, Maggio 26

La Russia sfida l’America di Trump sulla Siria E il presidente americano apre a una stretta sulle armi da fuoco. Erdogan: 'Turchia continua avanzata verso Afrin'

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La Russia chiede agli Usa di non giocare col fuoco in Siria e di misurare i propri passi valutando gli interessi del popolo siriano e della regione nel suo complesso. Il richiamo è arrivato dal ministro degli Esteri Serghei Lavrov all’apertura della conferenza del Valdai Club.

«Quando la questione riguarda la necessità di preservare la sovranità e l’integrità territoriale, non possiamo che osservare con preoccupazione i tentativi di disintegrare la Siria», ha affermato Lavrov. «Tali preoccupazioni sorgono dopo aver studiato i piani che gli Stati Uniti stanno iniziando a implementare sul terreno, principalmente a est dell’Eufrate. Invito ancora una volta i nostri colleghi americani a non giocare col fuoco e misurare i loro passi non in virtù di vantaggi politici immediati ma piuttosto degli interessi a lungo termine del popolo siriano e di tutti i popoli di questa regione, compresi i curdi».

Intanto Donald Trump, dopo le polemiche sulla sparatoria in Florida, apre a una stretta sulle armi da fuoco. Il presidente americano, ha detto uno dei portavoce della Casa Bianca, Raj Shah, sostiene gli sforzi per migliorare il sistema di controlli federali sull’acquisto di pistole e fucili. La base per questo tipo di azione potrebbe essere una legge bipartisan presentata al Senato.

Le forze siriane pro-governative entreranno nell’enclave curda di Afrin nelle prossime ore. E’ quanto riferisce la televisione di Stato siriana, secondo cui è stato confermato l’accordo per il controllo dell’area raggiunto tra il governo siriano e le principali milizie curde siriane. La Turchia però non si tira indietro e il presidente Recep Tayyip Erdogan ha confermato in una telefonata a Vladimir Putin che «continuerà la sua avanzata verso Afrin con determinazione». Se le forze filo-Assad sosterranno le milizie curde dell’Ypg, avrebbe minacciato Erdogan, «ci saranno conseguenze». Dal canto suo, riferiscono le stesse fonti, Putin avrebbe spiegato di non essere al momento «nella posizione di confermare un accordo» tra i curdi e Damasco. A sostenere le parole di Erdogan anche il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusgolu: «Se il regime entra ad Afrin per eliminare l’Ypg non c’è nessun problema».

Andiamo in Iraq, perché 27 membri delle milizie lealiste della Mobilitazione popolare (Hashid Shaabi), a maggioranza sciite, sono stati uccisi in scontri con cellule ancora attive dell’Isis nel nord del Paese. Secondo quanto reso noto in un comunicato dalle stesse milizie, gli scontri sono avvenuti la notte scorsa nel villaggio di Sadouniya, vicino Kirkuk.

«L’escalation di incidenti militari a Gaza e nei dintorni, in risposta a un attacco con un ordigno sabato scorso, dove sono rimasti feriti quattro soldati israeliani, preoccupa seriamente». Lo rende noto un portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae). «Gli attacchi missilistici da Gaza contro Israele sono inaccettabili e devono essere fermati. L’Ue riconosce le legittime preoccupazioni sulla sicurezza di Israele. E’ estremamente importante che la situazione non degradi ulteriormente ed è fondamentale che tutte le parti agiscano con moderazione», precisando che «gli eventi recenti evidenziano la necessità di una soluzione politica per Gaza, nel quadro della prospettiva di una soluzione a due Stati e che tutti i gruppi terroristici a Gaza devono disarmarsi».

Nel frattempo Israele fa sapere che la società Delek-Kiduhim ha firmato un accordo con la egiziana Dolfinos per l’esportazione di gas naturale dai giacimenti di Leviathan e Tamar per un valore di 15 miliardi di dollari. Si tratta di forniture, a cui parteciperà anche la società Noble Energy, per un periodo di dieci anni. «Si tratta di un accordo storico», ha affermato il premier Benyamin Netanyahu. «Riceveremo miliardi che saranno investiti nelle istruzione, nella sanità e nel benessere sociale dei cittadini di Israele».

Fa ancora parlare lo scandalo degli abusi compiuti da elementi dello staff della Oxfam. Secondo un rapporto interno dell’Ong del 2011, pubblicato dal ‘Guardian‘ e dalla ‘Bbc‘, tre degli uomini accusati di molestie sessuali ad Haiti avevano anche minacciato fisicamente un collega per assicurarsi il suo silenzio sulle loro condotte illegali. Ad intervenire la premier britannica Theresa May, che in un durissimo intervento ha detto che quanto emerso è ben al di sotto degli standard richiesti alle associazioni di volontariato e alle ong con cui collabora il governo del Regno Unito. La la leader scozzese Nicola Sturgeon però avverte: lo scandalo sessuale che ha colpito Oxfam non deve essere una scusa per tagliare i fondi britannici destinati agli aiuti internazionali.

In Francia, il ministro dei Conti Pubblici, Gérald Darmanin, ha ribadito di «non aver mai abusato di alcuna donna né del mio potere» e di non avere alcuna intenzione di dimettersi. Nei giorni scorsi, la giustizia francese ha archiviato una denuncia per stupro contro di lui, ma Darmanin è ancora oggetto di un’altra inchiesta per abuso di potere.

Chiudiamo con le Maldive, dove il presidente Abdala Yameen ha chiesto al Parlamento di estendere lo stato di emergenza, in vigore dal 6 febbraio, per altri 15 giorni.

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