giovedì, Ottobre 1

La Russia non finanzierà il Burundi field_506ffbaa4a8d4

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L’accordo tra il regime burundese e l’istituto finanziario russo Gazprom Bank, firmato  mercoledì 15 giugno a margine del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, é la diretta conseguenza del sostegno al regime di Pierre Nkurunziza, ufficializzato dall’Ambasciatore russo a Bujumbura durante le cerimonie del 9 giugno per la Giornata della Russia.
Accettando di entrare nella logica della nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, il regime FDLR-CNDD sperava di ottenere consistenti finanziamenti per sopperire ai danni delle sanzioni economiche occidentali. L’ex Presidente Pierre Nkurunziza ha presentato l’alleanza con Mosca come un grande successo, cercando di tranquillizzare una popolazione che desidera solo vederlo tradotto sul banco degli imputati presso un Tribunale internazionale. Dopo il congelamento degli aiuti finanziari occidentali, e le sanzioni economiche, il Burundi avrebbe trovato un partner di taglia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza ONU, capace di aiutare il Governo a resistere all’imperialismo anglo-auropeo. L’apertura di un conto intestato alla Banca della Repubblica del Burundi – BRB presso la Gazprom Bank, nella menta dei gerarchi di regime, doveva aprire i rubinetti e risolvere il problema di liquidità di cui il Paese sta soffrendo da un anno. Il Governo russo e il Consiglio di Amministrazione della Gazprom Bank si sono dimostrati prudenti e l’accordo finanziario ha una portata nettamente inferiore rispetto quella sbandierata dal Governo burundese.

«L’accordo faciliterà le transazioni finanziarie internazionali effettuate a partire dal Burundi. La Gazprom Bank non finanzierà il Governo burundese né approvvigionerà la BRB di liquidità e valuta pregiata, come si era fatto intendere. Al massimo potrà essere un facile e comodo strumento per l’Occidente qualora decidesse di attuare il congelamento dei beni burundesi all’estero. Questi, con opportune informazioni preventive dei servizi segreti russi, potrebbero essere messi al sicuro presso la Gazprom Bank», informa Faustin Ndikumana, Presidente dell’Associazione PARCEM (Parole e Azione per il Risveglio delle Coscienze e il Cambiamento delle Mentalità). Ogni banca centrale africana ha dei conti aperti presso banche internazionali per facilitare le transizioni commerciali internazionali. Il contro aperto presso la Gazprom Bank faciliterà le importazioni esportazioni burundesi con la Russia e Paesi terzi, ma non può rappresentare una fonte di finanziamento. Come tutte le banche anche la Gazprom é orientata a realizzare il massimo dei profitti. Un obiettivo che si scontro con la necessità di aiutare il regime burundese.

Secondo Ndikumana, Gazprom Bank non ha alcuna intenzione di concedere prestiti al Burundi, in quanto é inserito nella lista dei Paesi insolvibili e fortemente indebitati. Al massimo potrà concedere la possibilità di uno scoperto di qualche milione di euro sul conto della BRB, solo a condizione che lo Stato russo garantisca per l’eventuale perdita.  Gazprom Bank non può rappresentare nemmeno una garanzia finanziaria per gli investitori russi, come il regime burundese aveva fatto credere. Il Consiglio di Amministrazione di Gazprom ha dichiarato che non intende supportare gli investimenti privati in un Paese ad alto rischio. Esiste, inoltre, la possibilità che l’istituto russo possa chiudere il conto della BRB se questo diventasse fonte di ulteriore difficoltà tra le relazioni finanziarie con l’Occidente, vero interesse per Gazprom.

Anche l’attuale situazione economica della Russia non permetterebbe di concedere gli imponenti aiuti finanziari sperati dal regime di Nkurunziza. «La Russia non é la potenza economica che sembra. Vive grazie all’esportazione di gas e petrolio. Deve ammodernare la sua industria pesante e il settore terziario. Attualmente il Paese attraversa una crisi economicache vede il rublo svalutato e l’inflazione aumentata. La Russia é anche impegnata nel costosissimo sforzo per il conflitto siriano, fonte di una sostanziale emorragia finanziaria. Per queste semplici ragioni il Burundi non può sperare che la Russia sostituisca i finanziamenti occidentali perduti», avverte Ndikumana, consigliando il regime di non tagliare i ponti con le istituzioni del Bretton Woods (FMI e Banca Mondiale), le uniche che potrebbero decidere di annullare vari debiti, portando un respiro di sollievo all’economia del Paese praticamente collassata.

Secondo alcuni osservatori militari della regione, l’alleanza con la Russia non rappresenterebbe nemmeno una garanzia miliare. «Mosca concederà qualche prestito e armi al regime, ma nessun impegno militare qualora si verificasse l’invasione dal Rwanda, supportata dal Stati Uniti, Gran Bretagna e Belgio. Il Burundi é un teatro di guerra troppo lontano, e quindi costoso  e non facilmente gestibile a livello logistico. Se il regime sarà aggredito da un esercito di liberazione i russi non invieranno nemmeno una compagnia di fanteria o un caccia per contrastare l’offensiva dei ribelli. Semplicemente abbandonerà un alleato considerato di quarto ordine. Mosca é interessata sì ai giacimenti di nichel e a posizionarsi nello scacchiere della Regione dei Grandi Laghi, ma il Burundi non vale un impegno finanziario e bellico contro l’Occidente come é stato deciso in Siria», osserva un consigliere militare ugandese.

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