domenica, Novembre 29

La rivoluzione robotica può attendere Le strategie del Ministero dell'Industria e dell'Information Technology, ma la strada è in salita

0

1824822c

Costo del lavoro in aumento, crollo della domanda dall’Europa e un tasso di cambio dello yuan sempre più sfavorevole: tempi duri per gli hub della Cina meridionale, la fucina del manifatturiero low cost che per anni ha alimentato l’export cinese. Nella provincia del Zhejiang i salari medi alla catena di montaggio sono quasi triplicati dai 2.425 l’anno del 2005 ai 6.750 dollari del 2012. Tempi duri richiedono misure inventive e il Governo locale ha già trovato la sua: investire 82 miliardi di dollari nell’arco di un quinquennio per aiutare le fabbriche locali ad automatizzare i processi produttivi.

Ma il Zhejiang non è l’unica regione ad aver intrapreso questa direzione. L’amministrazione municipale di Shanghai ha definito la robotica «una delle sue principali industrie», scriveva a novembre il ‘China Daily’, mentre il Viceministro per le Risorse Umane e la Sicurezza Sociale, Yang Zhiming, ha enfatizzato la necessità di «migliorare l’equipaggiamento e la tecnologia». «La Cina ha bisogno di sovvenzionare le proprie imprese per implementare la produzione di attrezzature e per permettere che le proprie imprese possano competere con la tecnologia straniera» scandisce un impiegato della SIASUN Robot and Automation Company.

Il 30 dicembre 2013 il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology ha rilasciato le linee guida per l’espansione della robotica industriale, inserendola nelle strategie di sviluppo nazionale. E la megalopoli del sud-ovest Chongqing, affamata di forza lavoro per puntellare i pilastri della sua economia (l’automotive e l’elettronica), dovrebbe diventare la ‘capitale dell’automazione cinese’. Nel mese di giungo il CIGIT (Chongqing Institute of Green and Intelligent Technology) e cinque grandi imprese del settore hanno sottoscritto un accordo per operare congiuntamente nel Liangliang Robot Park, un’area industriale di 2.250 ettari, foraggiata da abbondanti finanziamenti statali, che entro il 2020 dovrebbe ospitare oltre 200 società nel campo della robotica. Si parla di 50 miliardi di yuan (8,27 miliardi di dollari) di produzione annua.

Secondo l’International Federation of Robotics, gruppo con base in Germania, la Repubblica popolare rappresenta il mercato della robotica industriali in più rapida crescita. Tra il 2005 e il 2012, le vendite di robot in Cina sono aumentate in media del 25% all’anno. Un recente rapporto di World Robotics, citato da McKinsey China, conta 162mila robot industriali multifunzionali venduti a livello globale lo scorso anno; 25mila soltanto nella Repubblica popolare, che entro il 2016 dovrebbe portare i suoi acquisti a quota 38mila, superando di un 20% la spesa di Nord America e Giappone. Numeri che tracciano una parabola crescente, ma che al momento non bastano a certificare una piena maturazione del settore. Lo scorso anno, infatti, il Dragone aveva soltanto 120mila robot in uso -contro i 310mila del Giappone e i 215mila del Nord America- di cui un buon 40% impiegato nell’automotive, un’industria che, come in Europa e nel Nuovo Continente, è ad alta intensità di capitale. E la Cina è il primo produttore di automobili a livello mondiale.

C’è un però. I produttori cinesi di robot non rientrano nel computo dell’IFR Statistical Department, autore del rapporto. Questo significa che le cifre riportate sopra non comprendono gli ‘operai meccanici’ fabbricati in Cina per uso nazionale. Nelle statistiche non vi è traccia dei robot prodotti dalla celeberrima Foxconn, la multinazionale taiwanese produttrice di componenti elettronici per colossi quali Apple, Microsoft e Motorola, ribattezzata ‘la fabbrica dei suicidi’ dopo che nel 2010 diversi operai si tolsero la vita, pare, per via delle condizioni di lavoro particolarmente dure riscontrate in alcuni impianti cinesi. A punteggio pieno la Cina potrebbe già costituire il 40% del mercato mondiale.

Rimane il fatto che, a differenza di quanto avvenuto per altri settori, nella robotica la Repubblica popolare difficilmente riuscirà a guidare l’export globale, considerando che i maggiori mercati a livello internazionale -ovvero Giappone, Usa e Germania, che rappresentano più del 50% del mercato non-cinese- hanno già tutti una propria industria robotica ben consolidata. «Sospetto che i produttori cinesi cresceranno a livello mondiale attraverso fusioni e acquisizioni piuttosto che attraverso un’espansione organica», commenta Gordon Orr, direttore di McKinsey Asia, il quale presagisce un futuro in cui non si verrà più in Cina «per comprare manodopera a basso costo, ma bensì per comprare robot a basso costo».

Tuttavia proprio i prezzi, insieme a una tecnologia ancora limitata, rappresentano tuttora i maggiori ostacoli alla massima espressione del settore. Se gli affari cominciano ad andare male, i dipendenti possono essere messi alla porta, i robot invece non li puoi licenziare, spiega Tim Lin, Vicepresidente di Quanta Computer, produttore taiwanese di portatili e hardware. La Delta ha già accolto la sfida lanciandosi nella progettazione di robot sufficientemente economici da poter sostituire lavoratori umani nelle fabbriche di elettronica. «E’ chiaro che l’automazione è il futuro della Cina, il punto sta nel trovare un modo per abbassare i costi dei robot. Noi pensiamo di essere in grado di farlo perché due terzi dei componenti siamo noi a produrli» chiosa il Presidente della società taiwanese, Yancey Hai, in un’intervista ripresa dal ‘Wall Street Journal’. Entro il 2016 la Delta spera di poter mettere in commercio un robot da soli 10mila dollari, meno della metà del prezzo corrente. A dire il vero, gli ‘operai meccanici’ sono da diverso tempo in grado di svolgere compiti relativi all’assemblaggio finale (come posizionare componenti su circuiti stampati), ma tutt’oggi per alcune mansioni vengono ancora preferite ‘mani umane’, sopratutto per via della facilità con la quale possono ricoprire più incarichi senza l’intervento di programmatori.

Tra scioperi, suicidi e sospetti di violazione dei diritti umani, la Foxconn, da parte sua, nel 2012 ha destinato 100 milioni di dollari per automatizzare la produzione di telai di dispositivi elettronici in cui è previsto l’utilizzo di sostanze chimiche dannose per la salute. L’Ad Terry Gou aveva preannunciato che per quell’anno sarebbero stati prodotti mille robot al giorno per raggiungere le trecentomila unità; ad oggi, tuttavia, i numeri reali vengono ancora sottaciuti. Anche se poco tempo fa una fonte interna al Topology Research Institute di Taiwan aveva dichiarato al ’21st Century Business Herald’ che in verità i robot sarebbero circa un ventesimo rispetto ai trecentomila millantati da Terry Gou.

nei piani della società, la robotica dovrebbe venire incontro alla carenza di manodopera causata dal progressivo invecchiamento della popolazione dopo trent’anni di politica del figlio unico, in vista di un programma denominato ‘la miniera d’ora della pianura centrale‘. Il progetto, promosso dalla Foxconn, punta a rendere le città di Zhengzhou, Luoyang e Jingcheng centri del manifatturiero e della produzione di iPhone. Proprio Jingcheng entro il 2016 dovrebbe divenire «la più grande base al mondo per la produzione di robot intelligenti».

Eppure nonostante i molti vantaggi degli ‘operai meccanici’ (lavorano ventiquattro ore su ventiquattro, non protestano, non si tolgono la vita, né necessitano di vitto e alloggio), tuttavia risultano ancora molto più dispendiosi dei loro colleghi umani. Ragione per la quale, secondo il ‘South China Morning Post’, quello di un esercito di cinesi disoccupati perché rimpiazzati da robot rimarrà con ogni probabilità una delle tante leggende sulla Nuova Cina: «Sono processi che richiedono tempo e incontrano la resistenza a livello politico in quanto la mainland è ancora un’economia pianificata e statalista che deve mantenere un equilibrio tra l’aumento della produttività e la disponibilità di posti di lavoro».

D’altra parte gli indicatori finanziari della società sono ancora lungi dall’evidenziare una trasformazione su vasta scala. «Il costo iniziale per la sostituzione di centinaia di migliaia di lavoratori alla catena di montaggio si presenterebbe sotto forma di un notevole aumento di spese in conto capitale come percentuale dei costi complessivi. In realtà la Foxconn sta passando all’automazione per aumentare l’efficienza e alzare i salari. Così sebbene gli stipendi siano cresciuti del 70% tra il 2009 e il 2012, tuttavia l’utile lordo per dipendente è sceso solo del 26%. L’automazione aiuta a compensare questi rincari» spiega Alberto Moel del Bernstein Research, citato dal quotidiano di Hong Kong.

Qualcuno forse starà già storcendo il naso all’idea del progressivo smantellamento della classe operai -che Mao aveva portato in palmo di mano- in nome dell”arricchimento glorioso’. Oltre alla reale portata del fenomeno, che come detto potrebbe essere più contenuto di quanto non sembri, è bene riconsiderare l’incentivazione della robotica a fronte della scarsa propensione dimostrata dai nati negli anni Ottanta e Novanta a svolgere una serie di professioni ritenute ‘sporche’ in virtù di una maggiore consapevolezza dei propri diritti civili. Va da sé che quei lavori qualcuno, umano o meno, li deve pur fare. Infine si tenga presente le funzionalità più ‘nobili’ che i robot potrebbero avere al di fuori delle catene di montaggio.

L’Università della Scienza e della Tecnologia di Pechino si sta focalizzando sullo sviluppo della robotica nel settore dei servizi. «In questo momento alcuni dei nostri robot vengono utilizzati negli ospedali e possono essere d’aiuto per il recupero articolare o eseguire piccoli procedure. Questi non sono robot da fabbrica, sono service robot», spiega Wang Zhiliang, direttore del Department of Internet Things. Il loro compito, per il momento si riduce a poche e semplici mansioni: ricordare gli anziani di prendere i farmaci, di non camminare troppo lontano o di andare a dormire. Molto rimane ancora da fare. «Per esempio, gli anziani necessitano di avere dell’acqua, ma per un robot è ancora difficile spostarsi da un posto all’altro e prendere un bicchiere. La tecnologia per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rappresenta ancora la parte più difficile.»

Nel 2000, dopo oltre un decennio di ricerca, la National University of Defence and Technology ha presentato al mondo il suo primo robot umanoide bipede. Nel 2009 Wu Yulu, un semplice contadino, è balzato agli onori delle cronache per essere riuscito a costruire un robot in grado di tirare un risciò, scalare una parete e accendere le sigarette dei visitatori. L’anno successivo nello Shandong un ristorante piazzava una dozzina di droidi in stile Star Wars ad accogliere gli avventori. Nel marzo 2012 un ristorante di Pechino si muniva di una truppa di cuochi robot per tagliare gli spaghetti. Ognuno per soli 1.500 dollari contro i 4.700 richiesti annualmente da uno chef in carne e ossa.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore