sabato, Febbraio 22

La Risoluzione 'glocal' del Veneto sfonda in Russia Federico D'Incà e Manlio Di Stefano di M5S: il Veneto è glocal con il voto sulla Risoluzione contro sanzioni

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La Risoluzione pone innegabilmente un problema, che è così sintetizzabile: un pezzo di Paese non solo non condivide la linea di politica estera del Governo nazionale, ma i rappresentanti politici locali votano testi che invitano il Governo a cambiare la politica estera, insomma, entrano a gamba tesa nella politica estera della Nazione, o, per usare l’espressione di Di Stefano, si tratta di “cambiare dal basso il percorso di politica estera del nostro Paese“, facendo -i territori- politica estera, esattamente quanto non prevede la Costituzione, come spiegano i costituzionalisti, e quanto l’establishment romano non vuol sentire.

Federico D’Incà, Presidente del Gruppo M5S Camera e parlamentare veneto, non ritiene che quello che sta accadendo travalichi i limiti imposti dalla Costituzione. “In un Europa dove si applica un modello sovranazionale imperfetto, vi sono comunità locali che si organizzano in modo diverso e partecipato per vedere recepiti gli interessi dei propri cittadini facendo pressione sugli organismi sovranazionali, spesso scavalcando le forme statuali, quello Stato-Nazione che la globalizzazione ha mandato in crisi“, leggesi ‘glocalismo’. “Le comunità agiscono in modo da risolvere problematiche economiche reali che uccidono la nostra piccola e media impresa. Direi proprio che non c’è nulla di incostituzionale se non si manda in pezzi l’unità nazionale, ma la si arricchisce di prerogative ed esperienze territoriali“.
Le regioni italiane riescono parlare con filo diretto a Bruxelles o no? Siamo o no nell’era del glocalismo anche nella UE o no? “Credo sia il momento di un glocalismo completamente diverso“, afferma D’Incà. “Non funziona la risposta sovranazionale alla crisi dello Stato-Nazione che ha dominato in Europa dal XVI secolo. Anche Bruxelles inizia a capirlo puntando su progetti come l’Eusalp che coinvolge, in questo caso, le Regioni alpine. Andando più a fondo, la strategia Ue per la regione alpina si pone l’obiettivo di assicurare un’interazione di mutuo beneficio tra le Regioni di montagna al centro e le Regioni di pianura circostanti e le aree urbane, flessibilmente, considerando le relazioni funzionali tra queste aree. L’EUSALP promuove la regione alpina nella sua funzione di laboratorio UE per una governance efficace tra settori e su tutti i livelli, rafforzando la coesione all’interno dell’Unione, la cooperazione transfrontaliera delle istituzioni e degli attori in quest’area chiave a livello europeo, sensibile dal punto di vista ambientale, in un crocevia di culture e tradizioni. Sono progetti di interazione tra regioni vicine con problematiche comuni che spingono verso un Europa dei Popoli e non di una mera unione monetaria“. E chiosa : “Da anni si apre una questione settentrionale in questo Paese, in cui la Lega non ha avuto la forza e la visione di risolvere. Non parliamo di marketing territoriale in qualche Paese del mondo fatto da Regioni che spendono in modo vergognoso i propri soldi, ma di quello che la Cgia di Mestre sottolinea con forza, cioè che le sanzioni alla Russia sono costate all’Italia qualcosa come tre miliardi e mezzo di euro in esportazioni mancate, 700 milioni di euro al solo Veneto!“.
In conclusione “Le Regioni hanno il diritto di evidenziare le problematiche del territorio“, dice D’Incà “in questo caso la pazzia delle sanzioni alla Russia, se il proprio Governo non ha la capacità di prendere una posizione chiara e forte a protezione delle proprie aziende“.

In questo quadro di glocalismo della politica estera, si pone l’altro problema, quello relativo alla sicurezza, con una NATO che sta diventando sempre più terreno di schermaglie diplomatiche tra l’Occidente e la Russia -una crisi di relazioni iniziata proprio con la vicenda dell’annessione della Crimea- alla quale l’Italia non è estranea. “La Nato oggi si sta armando nei confini con la Russia. Le recenti installazioni in Romania sono state avvertite come una “minaccia alla sicurezza nazionale da parte di Mosca“, sottolinea D’Incà. “L’Alleanza Atlantica ha oggi compiuto il suo corso storico. Nata come ‘alleanza di difesa’, si è trasformata, con il nuovo concetto strategico di Washington del 1999, in uno strumento di devastazione e aggressione di Paesi sovrani. Il caso della Libia e dell’invasione del 2011 ne è l’ultimo esempio.  Il nuovo concetto della NATO e le azioni di guerra alle quali l’Italia partecipa violano l’art. 11 della Costituzione e il Trattato di non proliferazione nucleare. Sul territorio italiano, nelle oltre centodieci basi USA/NATO, sono presenti novanta testate nucleari. Noi del Movimento 5 Stelle abbiamo ribadito più volte, anche in un grande Convegno organizzato da noi alla Camera e alla presenza del Premio Nobel Mairead Corrigan, come sia giunto il momento di un totale ripensamento sulla partecipazione del nostro Paese a quest’Alleanza. Il ruolo della Turchia, Paese membro totalmente fuori controllo, e la mobilitazione della Nato ai confini con la Russia, rende la nostra partecipazione nell’Alleanza un fattore di rischio per la sicurezza interna“.

 

 

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