domenica, Luglio 5

La Risoluzione 'glocal' del Veneto sfonda in Russia Federico D'Incà e Manlio Di Stefano di M5S: il Veneto è glocal con il voto sulla Risoluzione contro sanzioni

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E’ passata tutt’altro che inosservata, in Russia e in Ucraina -molto meno in Italia- la decisione del Consiglio Regionale del Veneto di ieri di approvare -27 voti favorevoli, 9 contrari ed un astenuto-  una Risoluzione, presentata il 20 aprile scorso dal Consigliere Stefano Valdegamberi, che impegna  il Presidente del Consiglio regionale del Veneto e il Presidente della Giunta regionale «ad attivarsi presso il Governo ed il Parlamento Nazionale e le Istituzioni Europee per la revisione dei rapporti tra l’Unione Europea e la Federazione Russa, evidenziando i danni irreversibili alla nostra economia provocati dalle loro scelte scellerate ed irresponsabili anche alla luce della sicurezza internazionale; a promuovere la costituzione di un comitato allo scopo di raccogliere le sottoscrizioni al fine di revocare le sanzioni alla Russia». La Risoluzione, altresì, invita il Governo Italiano «a condannare la politica internazionale dell’Unione Europea nei confronti della Crimea, fortemente discriminante ed ingiusta sotto il profilo dei principi del Diritto Internazionale, chiedendo di riconoscere la volontà espressa dal Parlamento di Crimea e dal popolo mediante un referendum; a chiedere l’immediato ritiro delle inutili sanzioni alla Russia che stanno comportando gravi conseguenze all’economia del Veneto, i cui effetti sono destinati ad essere irreversibili e duraturi nel tempo; ad esprimere forte preoccupazione per le recenti dichiarazioni del capo della diplomazia dell’UE Federica Mogherini riguardante la Crimea ed auspicare invece la ripresa del dialogo con la Federazione Russa e la mitigazione della conflittualità anche per rafforzare la sicurezza internazionale nella lotta al terrorismo».

Le reazioni da parte ucraina sono state immeditate, il 16 maggio scorso, l’Ambasciatore ucraino a Roma, Yevhen Perelygin, ha scritto ai Consiglieri regionali veneti, prima del voto in Aula, per spiegare perché la mossa, a parere dell’Ucraina, è sbagliata.
Un testo che, nella versione italiana, pubblicata sul sito ufficiale dell’Ambasciata, per quanto fermo, usa il linguaggio diplomatico che si addice a un ‘Paese amico’, mentre, nella versione pubblicata, in prima pagina, nell’edizione di oggi, dalla testata russaPravda’, organo ufficiale del Governo russo,  appare decisamente molto più duro, a tratti sprezzante.
Secondo la ‘Pravda, la  lettera di Perelygin tra il resto reciterebbe: «gli italiani devono contribuire alla pacificazione ed al ritorno della Crimea in Ucraina, invece di favorire rapporti illegittimi di commercio con la Crimea». Nel testo diffuso in italiano questa frase è del tutto inesistente. I toni (‘gli italiani devono’) non appartengono al linguaggio diplomatico; e dei ‘rapporti illegittimi di commercio con la Crimea’ non vi è cenno. Un rilievo, quest’ultimo, che sembrerebbe fondato, anche se ufficialmente smentito, come si può rilevare dal nostro reportage del 10 maggio ‘Veneto chiama Bruxelles: via sanzioni contro Russia‘.

Nelle ultime ore abbiamo registrato oltre 800 lanci dei media russi sulla vicenda, segno dell’attivismo veneto sul sistema d’informazione russo, ma anche delle relazioni dirette tra il Veneto e il Governo russo, visto che, sempre la ‘Pravda‘, scrive: «Prima del voto», per tanto, dobbiamo ritenere, quasi nelle stesse ore durante le quali l’Ambasciatore ucraino inviava la lettera ai Consiglieri, «la portavoce del Ministro degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato che il voto Veneto sarà indipendente e non condizionato dalla propaganda anti-russa fatta in Occidente».
Il giornale prosegue riportando le dichiarazioni
di «uno dei membri del Consiglio Regionale Veneto, Luciano Sandonà, ai corrispondenti della ‘TASS‘. Di fatto la Regione Veneto è stata la prima nell’UE a riconoscere la Crimea. Sul testo di questo documento, Roberto Ciambetti, Presidente del Consiglio Regionale, e Luca Zaia, Presidente della Regione, si sono impegnati ad attivarsi presso il Parlamento italiano e le istituzioni europee per rivedere il rapporto tra UE e Russia e raccogliere le firme necessarie per annullare le sanzioni inflitte alla Russia».

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