venerdì, Agosto 14

La riorganizzazione di Apple La società di Cupertino si ristruttura per affrontare le sfide del futuro

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Grande subbuglio in casa Apple. Nel corso delle ultime settimane, l’azienda ha infatti impresso una brusca accelerata al processo di riorganizzazione che era stato inaugurato svariati mesi addietro. Una ristrutturazione che per entità e interessi in ballo rischia di avere un impatto fortissimo non solo sul futuro della società. Alla base di tutto vi è l’onnipotente amministratore delegato Tim Cook, paragonato da molti al suo celeberrimo predecessore Steve Jobs non tanto per le capacità gestionali quanto per la durezza con cui è solito imporre le proprie decisioni. Che nel caso specifico vertono sulla sostituzione semi-integrale dell’apparato dirigenziale in sella ormai dal 2011, vale a dire da quando lo stesso Cook aveva ereditato la guida della società dopo la prematura morte di Jobs, e nel sostanzioso incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo – cresciuti nel solo 2018 del 23%, pari a oltre 14 miliardi di dollari.

L’obiettivo è quello di alleggerire la dipendenza di Apple da un gadget apparentemente destinato al declino come l’iPhone e trasformarla da società specializzata nella vendita di prodotti hi-tech a gigante focalizzato sull’erogazione di servizi digitali di punta; sistemi di pagamento mobili, musica, cinema, ecc. Il tutto attraverso l’integrazione tra intelligenza artificiale e informatica avanzata, nell’ambito di un programma di sviluppo non troppo dissimile rispetto a quello – poi cestinato – che la società aveva già tentato di portare avanti anni fa per la messa a punto di auto dotate di guida autonoma. Ragion per cui spicca, nel novero degli undici specialisti designati da Cook per far parte della cerchia ristretta incaricata di portare a termine il progetto, il nome di John Giannandrea, informatico di altissimo livello ‘scippato’ a Google e posto fin da subito a capo della divisione di Apple che si occupa di elaborare le strategie legate all’intelligenza artificiale e all’apprendimento automatico (Machine Learning). «Machine learning e intelligenza artificialeha dichiarato Cook – sono di enorme importanza per il futuro di Apple poiché stanno cambiando radicalmente il modo in cui le persone interagiscono con la tecnologia e aiutano già i nostri clienti a vivere meglio […]. Siamo fortunati ad avere in squadra uno come John, uno dei pochi esperti che riteniamo all’altezza dl compito di indirizzare le nostre iniziative in questo settore cruciale».

La centralità di Gannandrea nel nuovo organigramma di Apple è inoltre convalidata dal fatto che il suo ambito di competenza è stato esteso anche alla gestione di Siri (l’assistenza digitale), cosa che ha portato al licenziamento del vecchio capo di settore Bill Stasior. Anche Angela Ahrendts, responsabile della rete di distribuzione di Apple, ha ricevuto il benservito per lasciare il posto all’ex capo del personale dell’azienda di Cupertino Deirdre O’Brien, chiamato a convertire i punti vendita di Apple da negozi retail specializzati nella sola vendita di gadget in centri in grado di promuovere l’offerta dei nuovi servizi.

Riguardo a ciò, una particolare rilevanza la riveste indubbiamente la nomina di Eddie Cue, il vecchio gestore del programma mirato allo sviluppo dei veicoli a guida autonoma. Cook lo ha infatti incaricato di recente proprio di stornare fondi e risorse, compresa la squadra di ingegneri e ricercatori, dal decaduto progetto dell’auto self-driving al campo della programmazione e della realizzazione di film e spettacoli di vario genere. Nello specifico, l’azienda ha stanziato oltre un miliardo di dollari in appena un anno e strappato a Sony due specialisti di settore nella speranza di riuscire a mettere in piedi in tempi relativamente ristretti un servizio di streaming capace, con 500 milioni di abbonati da aggiudicarsi entro il 2020 (rispetto ai 360 milioni attuali), di concorrere efficacemente con mega-colossi quali Disney e Netfix e da sfruttare anche come piattaforma per il lancio di un nuovo servizio giornalistico denominato scherzosamente ‘Netflix for news’. Nel mirino di Cook vi è anche Amazon, l’altro gigante hi-tech che grazie alla sua offerta Prime – la tipologia di abbonamento che combina la vendita e spedizione di merci con l’erogazione di una serie di servizi mediatici – si è posto nelle condizioni di conquistare il predominio nei comparti del futuro. Il tutto dopo che la società fondata da Jeff Bezos era riuscita a porsi nelle condizioni di rivaleggiare efficacemente con Apple anche nello stesso settore dei gadget, in special modo grazie agli smart-speaker Echo in grado di portare nelle case di milioni di consumatori il suo sistema di assistenza digitale dotato di intelligenza artificiale Alexa. Compito difficile, quello di concorrere con Amazon, ma non impossibile. È per lo meno il parere di Morgan Stanley, secondo cui il settore dei servizi contribuirà per circa il 60% alla crescita del fatturato di Apple nell’arco dei prossimi cinque anni.

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