sabato, Gennaio 25

La Riforma del Karma

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Bangkok – Si fanno sempre più pressanti le richieste di una vera e propria riforma religiosa a seguito di controversie, contrasti e persino atti criminosi imputati al Tempio Dhammakaya  ed al suo abate Phra Dhammachayo. Il Tempio Dhammakaya è tra i numerosi Templi che chiedono grosse somme sotto forma di donazioni ai propri seguaci e fedeli, porgendo loro il concetto per il quale le offerte accumulate possono consentire loro un più agevolato accesso al Paradiso. Il che però, è un insegnamento distorto rispetto a quanto afferma il Buddha. C’è quindi una certa costernazione diffusa sul fatto che il Consiglio Supremo Sangha , massimo organo di Governo dell’intero corpo dei monaci abbia omesso di agire su di una decisione espressa dall’ultimo Patriarca Supremo nel 1999 per la quale l’abate Phra Dhammachayo avrebbe dovuto essere ridotto allo stato laicale per appropriazione indebita e per la distorsione attuata verso gli insegnamenti buddhisti.

I Membri della Commissione all’interno del Consiglio Nazionale per le Riforme  il cui campo di azione è precipuamente quello delle riforme, anche quelle religiose, hanno invocato la riforma dell’Atto Monastico del 1962 affinché possa riflettere meglio la Thailandia di oggigiorno. Spingono, infatti, per una riforma complessiva che introduca cambiamenti anche nella struttura stessa del Consiglio Supremo Sangha. In ogni caso, tutto ciò ha attirato le ire della Rete dei Buddhisti, un gruppo di monaci e laici che insistono fortemente sul contrario, ovvero che introdurre riforme nella struttura del Consiglio Supremo Sangha potrebbe condurre a lotte intestine e contrasti ancor più violenti all’interno dell’intero clericato buddhista.

I monaci praticano il Dharma, come esso è stato disegnato dal Buddha in ordine al ricercare l’Illuminazione che conduce alla liberazione dal ciclo della rinascita e dalle sofferenze. Tuttavia ci sono altre motivazioni, ben più terrene, che spingono le persone ad entrare in un monastero in Thailandia. I monasteri, infatti, offrono cibo gratis, un alloggio ed un rifugio al riparo dalle ristrettezze della vita quotidiana e dalle fatiche di doversi procurare ciò di cui vivere. I novizi che intendano vestire gli abiti monacali per queste ragioni hanno più probabilità di non restare coinvolti dalle tentazioni del mondo secolare.

Questo spiega più facilmente il flusso ormai costante di notizie su monaci thailandesi ritrovati a bere, assumere droghe, in visita a locali notturni e che fanno sesso, tutti fatti che rappresentano marchiane violazioni del codice monastico.

I membri anziani del clero non si sono mostrati scevri dalle tentazioni terrene, alcuni di essi, infatti, sono finiti sotto la luce dei riflettori dei media avendo accaparrato notevolissime somme in Thai Baht in conti correnti bancari assolutamente personali. Il codice monastico proibisce ai monaci di possedere altro di differente rispetto alle strette necessità basilari.

Con così tante e tali violazioni ed allontanamenti dal Dharma e dal codice monastico, a molti è sembrato che la riforma del Buddhismo thailandese di fatto è diventata una vera e propria necessità.

Per alcuni, però, la revisione delle leggi e delle regole che dirimono le questioni del clero sono solo una parte del rimedio. Anche il laicato dovrebbe avere un maggior ruolo nel proteggere ed assicurare lo spirito del Buddhismo thailandese affinché non sia ulteriormente eroso da preoccupazioni commerciali ed eccessivi egoismi.

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