mercoledì, Agosto 21

La République En Marche!: la ricetta di un successo

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Il nuovo Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, ancor prima di iniziare il suo mandato, ha già ottenuto diversi risultati straordinari. Ministro nel Governo del suo predecessore, il socialista François Hollande, si è dimesso, ha fondato un suo movimento che ha chiamato En Marche! (con le sue iniziali) e, con questo, ha trionfato alle elezioni presidenziali e a quelle legislative.

Non c’è dubbio che il successo di En Marche! sia da mettere in relazione con la crisi dei partiti tradizionali. Il Partit Socialiste sta vivendo, ormai da diversi anni, una crisi che lo ha portato al peggior risultato della sua storia e che, secondo alcuni, mette addirittura in discussione la sua esistenza stessa. Un po’ meglio è andata a Les Républicains, il partito erede del gaullismo, che, dopo la sconfitta alle presidenziali, ha saputo limitare le perdite alle legislative.

In questo frangente, il movimento di Macron, che dopo la vittoria alle presidenziali ha cambiato nome in La République En Marche!, è riuscito a convogliare su di sé il voto di elettori da destra e da sinistra arginando, in questo modo, l’avanzata del partito xenofobo ed anti-europeo, il Front National, che era giunto a livelli di popolarità impensabili solo dieci anni fa.

La campagna elettorale per le presidenziali è stata molto dura e ha visto seguirsi voci di presunti legami tra Macron e le grandi banche d’affari come i Rothschild ad attacchi di tipo antisemita ed omofobo. Nonostante ciò, la voglia di novità dei cittadini francesi, e non solo, e l’abile utilizzo dei nuoi mezzi di comunicazione, ha fatto sì che il progetto del giovane Macron abbia riscosso un grande successo.

Dopo il grande trionfo al primo turno delle elezioni legislative, sembra chiaro che, nel prossimo Parlamento della Repubblica, La République En Marche! avrà una maggioranza schiacciante. Tanto schiacciante da preoccupare alcuni oppositori, che già parlano di anomalia nel sistema democratico e di estinzione delle opposizioni.

Per tentare di capire che cosa è La République En Marche! e cosa dovremo aspettarci dall’amministrazione Macron, abbimo parlato con un membro dell’equipe che ha organizzato la compagna elettorale, una ragazza italiana. Caterina Avanza, che vive in Francia da molti anni, si occupa di studi d’opinione. Dopo aver collaborato con la IFOP (Institut Français d’Opinion Publique), è approdata ad En Marche! dove ha lavorato alla campagna elettorale di Emmanuel Macron come membro del Dipartimento d’Opinione del movimento.

Dal punto di vista politico, che cosa è La République En Marche!? Si tratta di un movimento, di un partito, ha una politica liberale, liberista, progressista, o cos’altro?

Come posizionamento politico, sicuramente è un movimento progressista, che ha la volontà di andare oltre la separazione Destra-Sinistra, che oggi non vuol dire quasi più niente, e che si propone di essere molto pragmatico e lavorare con le buone idee della Destra e le buone idee della Sinistra. Per ora è sempre stato un movimento, oggi si comincia a lavorare anche agli statuti del nuovo partito: non so come lo dobbiamo chiamare ma per noi resta un movimento, nel senso che c’è una volontà chiara di mettere il cittadino al centro delle preoccupazioni e di non diventare un apparato di sistema.

Si può dire che si tratti, in qualche modo, di un movimento di centro?

Sì, da un punto di vista politico è sicuramente di centro. Poi ci sono delle idee che sono molto a sinistra, come ad esempio il fatto di non dover più chiedere gli aiuti sociali e che questi vengano dati automaticamente: c’è una fetta molto importante della popolazione che non ha gli aiuti sociali per la semplice ragione che non li chiede perché non capisce come fare a chiederli, non capisce bene il sistema che, diciamolo chiaramente, è complesso. Nel programma di Emmanuel Macron c’è la volontà di fare in modo che, se una persona è sotto una certa soglia di reddito, possa avere gli aiuti direttamente, senza neanche fare la domanda. Ci sono delle idee molto di sinistra come ci sono delle idee più di destra, ci sono delle idee di centro: il principio è di andare a vedere quali sono i problemi dei francesi e di cercare di dare la risposta più utile ed intelligente. Questo proprio per tagliare l’erba sotto i piedi al Front National e a tutti i populismi possibili che speculano sulla miseria.

Cosa pensa delle voci, utilizzate in campagna elettorale, sugli affari tra Emmanuel Macron e le grandi banche d’affari internazionali come Rothschild? Da dove vengono queste voci che vedono Macron come l’uomo delle banche?

Lui ha lavorato nelle banche per due o tre anni: ha lavorato nel privato e non se ne vergogna, anzi è stata un’esperienza molto utile per capire i meccanismi dell’economia. Questa campagna elettorale è stata violentissima: ne hanno dette di tutti i colori. Sinceramente noi abbiamo una politica chiara che è quella di parlare del nostro progetto e di non parlare dei pettegolezzi.

Come è stato possibile creare un movimento che dal nulla è arrivato in pochi mesi ad ottenere una maggioranza così ampia?

Sicuramente c’era questa voglia nel Paese. Il fatto che i vecchi partiti non siano arrivati al secondo turno nelle elezioni presidenziali e, anche alle legislative, si sono completamente ‘fracassati’ a terra è sintomatico del fatto che i francesi non hanno più fiducia in coloro che hanno gestito fino ad oggi la Francia perché sono stati delusi: non è stato fatto nulla in questi anni, nonostante avessero delle grandi maggioranze in Parlamento. Penso che il momento fosse quello giusto e penso che Emmanuel Macron lo abbia sentito in anticipo.

Dopodiché, il movimento è riuscito a costruirsi proprio con una volontà di sincronizzare le energie di tutti: è stato un movimento molto partecipativo, il programma è stato scritto anche dai militanti con dei processi di democrazia partecipativa; quindi un modo nuovo di fare politica di cui la Francia aveva bisogno, ed è per questo che così velocemente siamo riusciti ad avere 370.000 aderenti e 4.000 comitati locali.

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