sabato, Agosto 8

Dazi USA contro la Cina: la reazione del Gigante Rosso? La Cina si dimostra pronta ad adottare misure di ritorsione imponendo dazi doganali per circa 3 miliardi di dollari su una lista di prodotti statunitensi al fine di compensare le perdite derivanti dai dazi USA su acciaio e alluminio.

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La reazione della Cina dopo la firma del ‘Section 301 actionda parte  del Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump,  sui prodotti cinesi è apparsa, finora, moderata. Il ‘Section 301 action’ è un memorandum che contiene dazi e altre sanzioni per un valore annuo di 60 miliardi di dollari contro la Cina, incolpata del divario commerciale con gli USA e di carpire segreti tecnologici e commerciali che colpiscono le società americane privandole di grossi ricavi e di migliaia di posti di lavoro. Se dovesse essere completamente attuata, l’azione commerciale istituita dall’ Amministrazione Trump sarebbe la più grande nella storia dei conflitti commerciali internazionali. Sebbene la notizia sia arrivata a mezzanotte a Pechino, la Cina si dimostra pronta ad adottare misure di ritorsione imponendo dazi doganali per circa 3 miliardi di dollari su una lista di prodotti statunitensi al fine di compensare le perdite derivanti dai dazi USA su acciaio e alluminio. L’elenco contiene, provvisoriamente, sette categorie e 128 prodotti tra cui si distinguono due gruppi di dazi.

Il primo riguarda 120 dazi e copre 977 milioni di dollari di esportazioni di prodotti statunitensi verso la Cina, tra cui figurano: frutta secca, frutta fresca, prodotti a base di noci, vino, etanolo modificato, ginseng americano e tubi di acciaio senza saldatura. Su tali prodotti i dazi doganali previsti sarebbero del 15%. Il secondo gruppo copre un totale di otto dazi del 25%, che comprendono 1,99 miliardi di dollari di esportazioni USA, e riguardano maiale e prodotti derivati, e alluminio riciclato.  Il Ministero del Commercio cinese si è espresso in merito alla recente ‘Indagine 301’ – avviata dalle agenzie investigative statunitensi –  sui rimedi commerciali dei prodotti correlati importati dalla Cina, affermando che il Paese si oppone fermamente al protezionismo e all’unilateralismo professati e attuati dagli USA, dato che vengono ignorate le regole del WTO.  

Già lo scorso 8 febbraio Gao Feng, portavoce del Ministero del Commercio cinese, aveva manifestato le preoccupazioni cinesi sull’intera vicenda ed esortato gli USA a muoversi con cautela riguardo alla suddetta indagine. Ciò che emerge chiaramente da parte cinese è la ferma volontà di non voler combattere una guerra commerciale.  ‹‹Siamo fiduciosi e in grado di rispondere a qualsiasi sfida: si spera che gli Stati Uniti saranno in grado di prendere una decisione rapida e non trascinare le relazioni economiche e commerciali bilaterali in pericolo››, ha affermato il Ministero in una dichiarazione sul suo sito web. Per il Ministero è evidente che la mossa degli USA ha creato un precedente molto negativo e rischia di inficiare gli interessi del commercio globale, oltreché quelli degli Stati Uniti e della Cina.  Dall’altro lato, Donald Trump sostiene che le sue politiche protezionistiche si prefiggono l’obiettivo di risanare il crescente deficit commerciale degli USA con Pechino e che la Cina sia autrice di furti di proprietà intellettuale per centinaia di miliardi di dollari.

Il tabloid Global Times prodotto dal quotidiano ufficiale del Partito Comunista Cinese, nel suo editoriale di oggi intitolato ‘La Cina si prepara al fallimento del piano di guerra commerciale di Trump’, sostiene che «l’Amministrazione Trump ha apparentemente giudicato male questa situazione, a causa della sua errata interpretazione di alcuni fattori chiave. Primo, il governo degli Stati Uniti sta prendendo ingiustamente le proprie difficoltà economiche dalle relazioni commerciali con la Cina. In secondo luogo, sta sovrastimando la sua capacità di adeguare il commercio internazionale nei settori privati ​​dell’economia di mercato, nonché il suo vantaggio in una guerra commerciale con la Cina. Infine, ha sottovalutato la determinazione della Cina riguardo alle misure di ritorsione e non ha pienamente considerato il prezzo che pagherà avviando questa guerra commerciale».

Anche secondo la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, i due Paesi non dovrebbero intraprendere una guerra commerciale. I tentativi dell’Amministrazione Trump di riequilibrio del deficit commerciale con Pechino attraverso l’imposizione di dazi sono considerati una soluzione miope da parte del popolo e degli imprenditori americani, i quali li hanno accolti con molta diffidenza. Sembra che questa guerra commerciale sia desiderata unicamente da Trump e dalla sua squadra di governo, senza l’avallo del popolo. Di contro, la società cinese è molto unita e resiliente e questo, certamente, si rifletterà nelle sue prossime azioni mano a mano che la guerra commerciale proseguirà. Un altro aspetto importante da valutare è che il mercato dei consumi della Cina è in espansione e ha superato quello degli Stati Uniti. Se dovesse avvenire una guerra commerciale, i due Paesi verrebbero comparati sul piano dei punti di forza e di debolezza e delle rispettive capacità. Risolvere il deficit commerciale tra Stati Uniti e Cina è una questione complicata, che richiede a entrambi i Paesi di mettere da parte le proprie differenze in virtù di una maggiore cooperazione.

Molti analisti hanno interpretato il ‘Section 301 action’ di giovedì 22 marzo  come il modo col quale Trump ha intimidito e messo in disparte la Cina. È una sorta di maldestro tentativo da parte di Trump di flettere i muscoli del Gigante Rosso al cospetto del mondo. Wang Wen, dirigente del Chongyang Institute for Financial Studies dell’Università Renmin della Cina, nel corso di un evento organizzato dalla Camera di commercio generale della Cina – USA, ha affermato che deve esistere un meccanismo di reciproco feedback tra le due maggiori economie del mondo con complementarità industriale.  

L’accademico auspica che il rapporto  tra Cina e Stati Uniti entri in un’era di co-evoluzione che possa condurre a risultati vincenti per entrambe le parti all’interno di un meccanismo di complementarietà industriale tra le due maggiori economie del mondo. E ha concluso aggiungendo che il rafforzamento della comunicazione tra i due Paesi rappresenta l’unico modo per raggiungere una prosperità economica comune.

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