martedì, Agosto 4

La ragazza con la pistola e il valore della democrazia I leghisti sembrano avere assorbito il peggio della tradizione politica italiana, abbandonando la ragione per consegnarsi agli istinti

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La capolista della Lega alla Camera dei deputati, nel collegio plurinominale Veneto 1 di Treviso-Belluno, si fa fotografare con la pistola in pugno inneggiando alla sicurezza, poi affida a Facebook la sua torta. Un episodio che racconta quello che con le parole non si può spiegare, ma soprattutto dice che le elezioni del prossimo quattro marzo, se non c’è un rinsavimento dell’ultimo minuto, potrebbero avere conseguenze di enorme portata sul presente e sul futuro del Paese. Pericoli che il rissoso personale politico progressista fa finta di non comprendere.

La signora, come detto, aveva postato su Facebook l’immagine di se stessa in tenuta da poligono di tiro, sorridente, intenta a prendere la mira con la rivoltella, accompagnata da uno slogan che racconta in quale vicolo cieco potremmo infilarci: «Scegli la sicurezza. Il 4 marzo sostieni chi può garantirla».
Tutto questo all’indomani dell’ennesima strage avvenuta in una scuola americana, che nasce proprio dalla cultura, o meglio sarebbe dire dall’incultura, di coloro che credono di potere risolvere i problemi che ci affliggono sostituendosi alla legge o piegando la stessa alle ragioni degli istinti primordiali.
Provo compassione per la candidata, così come ne provo per coloro che l’hanno minacciata e insultata, ponendosi al suo livello. I gestori del social network, avvertiti da diversi utenti, si sono premurati di rimuovere il post, risolvendo la questione della forma, lasciando però impregiudicata quella, molto più seria, della sostanza.

Ci sono alcune categorie di persone con le quali è semplicemente inutile discutere, i leghisti fanno parte di una di queste, con loro esistono due strade percorribili, litigare o ignorare. Chiusi nel loro fortino esistenziale non si lasciano scalfire da niente e da nessuno, covando risentimento e ostilità verso chiunque oltrepassi il loro ideale limite di sicurezza. Ignorano che la difesa del territorio è un meccanismo che può incepparsi, generando mostri, creando le premesse per la rovina di intere comunità, comprese le loro famiglie. Non pretendiamo che il leghista medio capisca simili ragionamenti, che considerano aspetti della convivenza che egli non è abituato a tenere presenti. Mi riferisco a tutte quelle competenze emotive che condensiamo nel nome di compartecipazione, attitudine che nel corso dei millenni ci ha permesso di creare sempre più vicinanza con i nostri simili, permettendoci di coglierne il mondo interiore, di percepirne gioie e dispiaceri, facendoli diventare nostri.

Mi chiedo cosa c’entri con questa grave negazione della nostra natura umana l’elettorato di una parte della destra italiana, mi chiedo se per vincere si debba proprio raccattare di tutto, ma soprattutto mi domando come possa una coalizione che inglobi la Lega essere così avanti nei sondaggi.

La risposta non può che essere nelle viscere degli italiani decisi a votare in maniera così traumatica, ai quali evidentemente non entra in testa che la democrazia non si può gettare nel cestino dei rifiuti solo perché ci sono troppi immigrati (cosa da dimostrare comparando i dati con gli altri Paesi europei) e qualche furto di troppo (spesso da parte di ladri italiani). Problemi da guardare in faccia seriamente, senza però minacciare la terza guerra mondiale.

Forse agli elettori della Lega è necessario perdere la democrazia per capirne il valore, noi rigettiamo quest’idea. Ma fare cambiare idea a un leghista è come convincere un paranoico che il vicino di casa non gli sta rubando i pensieri, raccontandoli attraverso il cellulare alla Polizia, ma sta solo telefonando alla madre per chiederle se si è ricordata di prendere la pastiglia della pressione.

I leghisti sembrano avere assorbito il peggio della tradizione politica italiana, abbandonando la ragione per consegnarsi agli istinti e, quello che è peggio, ci chiedono di seguirli su questa strada.

L’elettorato leghista, purtroppo, non si informa. Le persone vanno dietro a chi grida al nemico, senza nemmeno rendersi conto che in Regione Lombardia Roberto Maroni è succeduto a Roberto Formigoni, continuandone la politica sanitaria che sta conducendo il sistema ad una privatizzazione di fatto, così da rendere il diritto alla salute molto selettivo, tagliando fuori anche tantissima parte dell’elettorato leghista, che certo non è zeppo di nababbi. Le liste d’attesa sono lunghissime, mesi o anni, e chi vuole curarsi deve pagare. Sono queste le scelte che minano la sicurezza, che mettono in gioco la qualità della vita, ma si preferisce parlare d’altro.
Se invece di correre dietro a chi tenta di sedurli attraverso affermazioni stupide e rischiose si guardassero attorno, capirebbero che la politica dei loro rappresentanti è tutta sbilanciata a favore dei potenti, forse si accorgerebbero che la Lombardia ospita 34 cardiochirurgie per dieci milioni di abitanti, esattamente quante ve ne sono nell’intera Francia, che di abitanti ne conta quasi sette volte di più. La ragione è molto semplice, le patologie cardiovascolari rendono, dunque non si aprono servizi a partire dai reali bisogni dei cittadini ma si favorisce il business sulla loro pelle.
Ai leghisti
, vittime di pifferai incoscienti, suggerirei di lasciare perdere l’odio e il razzismo, e di concentrarsi sulle malefatte degli amministratori votati da loro, che forse non sono peggiori del personale politico degli altri partiti, ma di sicuro non sono migliori, perlomeno non tanto da farci rischiare l’osso del collo e la democrazia.

A chi pensa che il sottoscritto parli da una comoda postazione su Marte, ricordo solo che negli ultimi 4 anni sono stato vittima di una serie di furti a domicilio e persino in albergo, l’ultimo è di pochi giorni fa, quando mio figlio maggiore è stato rapinato in treno. Certo, non è il mondo ideale, non è quello che vorrei per me e per la mia famiglia, ma non può bastare questo a farmi rinunciare a ciò cui tengo di più, ossia vivere in un Paese imperfetto, che tuttavia mi permette di camminare da uomo libero e di scegliere i miei rappresentanti, che non saranno mai individui capaci di incitare all’odio e alla violenza.

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