martedì, Settembre 29

La prostituzione ai tempi del COVID-19 Molte donne che si prostituivano si sono trovate in una situazione di grande precarietà, esposte ad una doppia crisi

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Il settore della prostituzione ha subito enormi cambiamenti nel corso di questa pandemia. Molti club e attività vincolate a questa professione hanno dovuto chiudere le porte per rafforzare le misure precauzionali ed evitare il contagio del virus. A causa di questa situazione, molte donne che si prostituivano si sono trovate in una situazione di grande precarietà, senza poter contare su alcun reddito e, in alcuni casi, senza un luogo in cui vivere.

Aziende vincolate al settore, come questo portale web di riferimento in Italia, consigliano ai visitatori sin dall’inizio dell’epidemia di seguire le misure indicate dalle autorità e dalle istituzioni sanitarie. È un modo di contribuire alla sensibilizzazione della popolazione. Tuttavia, ciò che è positivo per la popolazione in generale potrebbe essere economicamente frustrante per questo e altri settori.

Qual è la situazione attuale del settore della prostituzione?

La maggior parte dei settori professionali è stata colpita dalle misure di contenimento emanate da molti paesi del mondo. Quello della prostituzione è stato uno dei settori più colpiti, a causa del fatto che la pandemia limita i contatti tra le persone.

Questa situazione di paralisi e di futuro incerto ha costretto molte lavoratrici a continuare a prostituirsi clandestinamente, nelle proprie case o nelle proprie camere. Una pratica che mette in pericolo la loro salute e quella dei loro clienti, adottata a causa dell’assoluta necessità di dover continuare a guadagnare per non cadere in povertà.

Quello della prostituzione è un settore che subisce una grave esclusione sociale e adesso, in questo tempo di crisi, la situazione è peggiorata. Le prostitute non hanno diritto a percepire indennità di disoccupazione né altri tipi di sussidi economici, pertanto la loro situazione economica a seguito della pandemia è di estrema precarietà.

Una categoria già indifesa e adesso doppiamente indifesa

La mancanza di risposte da parte dei governi ha costretto molte di queste donne a continuare a prostituirsi nonostante le avvertenze emesse dalle autorità. Malgrado il divieto alla libera circolazione e l’obbligo di isolamento sociale, continuano a esistere casi di persone che si prostituiscono in case private o in appartamenti in affitto.

La pandemia ha obbligato i club a chiudere all’improvviso e questa misura ha fatto sì che molte delle lavoratrici che vivevano nei club finissero per strada, senza un tetto sotto cui dormire e senza alcun posto dove andare, in piena situazione di emergenza. Non dobbiamo poi ignorare che molte di queste donne si trovano in situazioni irregolari, per cui l’accesso a eventuali aiuti economici e pubblici è completamente da scartare.

Per tutti questi motivi, al momento continuiamo a trovare casi di appartamenti in cui le donne si prostituiscono. Donne che sono doppiamente esposte alla crisi perché si espongono sia a livello di salute sia a livello economico.

Associazioni come Médecins du Monde sostengono la necessità che i governi agiscano nei confronti di questa categoria di lavoratrici. Richiedono misure economiche e sociali che consentano a queste persone di non rimanere abbandonate e indifese di fronte alla situazione estremamente grave che stiamo vivendo in tutto il mondo.

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