giovedì, Dicembre 12

La prima volta al Festival di Venezia Agosto 1932. Visita alla Prima Rassegna di Arte Cinematografica

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Mi affaccio dal vaporetto Aquileia. Sbuffa, annaspa stracarico, spumeggia tra le acque verdognole della Laguna, dipanandosi con traiettorie ardite in un traffico di gondole e altri mezzi marini.

È il 6 agosto 1932. Nella piccola valigia di cuoio che impugno ben stretta in mano, una ‘giacchetta da sera’ bianca, (il termine ‘smoking’ è bandito da tempo…) un paio di calzoni scuri, una camicia di piqué doverosamente bianca e con doppio polsino, scarpe nere di vernice.
Tutto preso a ‘nolo’ da una gentile costumista teatrale di Roma (in cambio di alcune ripetizioni di Francese per il figlio zuccone…).

Occuparsi di cronaca mondana nel 1932 è impegnativo ma anche divertente. Ci si raffronta con ilbel mondo’. Se ne scoprono pregi e difetti.
Inoltre, quando si entra in quella specie di favola dimentico le bollette della pigione del mio bilocale a Porta Pia (Roma) e le difficoltà economiche di scrittore e ‘scapolo imperituro’ nella Roma littoria.

Tra le numerose teste che dondolano sciabordate dalle onde lagunari, sbircio ad intermittenza una pagina del ‘Vittoriale’… alle Olimpiadi di Los Angeles, nella quinta giornata, l’Italia sta raccogliendo trionfi. Molto bene.
Dieci minuti e attracchiamo al molo dell’Hotel Excelsior.

Faccio per uscire che una simpatica anziana imbellettata mi avvicina chiedendomi sottovoce: “Scusatemi signore…” legge a fatica, aiutandosi con il dito indice, la prima pagina di una ‘Settimana Enigmistica’ (un dilettevole periodico di rebus e rompicapi uscito proprio quest’anno…) . Finalmente trova la domanda “Scappò dal labirinto di Creta… Con la ‘I’…”, “Icaro!” le suggerisco sorridendo e, anch’io come il mito evocato mi ritrovo sospinto dalla folla, quasi in volo, di slancio sulla terraferma.

Prima tappa: gli accrediti con i responsabili dell’ufficio stampa, nell’arabeggiante lussuosissimo albergo.
Mi perdo nei saloni della grandiosa struttura, finché trovo una graziosa ventenne che mi viene in soccorso. ‘Italia’ è il suo nome.
Per me non ci sono accrediti. Illusione: ‘dolce chimera sei tu…’
Italia, sorridendo, mi comunica che i responsabili della manifestazione, comunque, sono tutti negli uffici della Biennale al palazzo Ducale… se vado lì potrò incontrarli e magari intervistarli.
Con gentilezza mi consegna un foglio con l’elenco dei film, dei registi e degli attori che onoreranno la manifestazione.

Le presentazioni e le proiezioni vengono realizzate all’aperto, nella struttura dell’arena installata nella terrazza del principesco Hotel Excelsior.

Italia è un fiume in piena, è stata indottrinata a dovere. Mi spiega che si tratta di un evento unico. “Primo nel mondo, dopo la serata degli Oscar negli Stati Uniti. La prima, unica, grande Rassegna di Arte Cinematografica!

Per portarmi al Palazzo Ducale mi aspetta un percorso a ritroso dunque… e di nuovo tutta una giravolta di motoscafi e vaporetti.
Siamo in laguna e l’anomalia dei mezzi sorprende non soltanto un romano come me, ma anche gli ospiti internazionali che sorridono, sembrano divertirsi, nonostante il bailamme e la canicola di quest’agosto 1932.

A Palazzo Ducale un impiegato mi indica un nobiluomo elegantissimo e sorridente, il conte Giuseppe Volpi di Misurata, ideatore dell’Esposizione. (Per questa ragione il premio al miglior attore e alla miglior attrice, la famosa ‘Coppa Volpi’, porteranno per sempre il suo nome).

Mi presento, mi stringe la mano cordiale ma serio.

Ha gli occhi appuntiti e mi sento intimidito da quei baffi e da quel pizzo così severi.
Mi conferma che la manifestazione si svolgerà sulla terrazza dell’Hotel Excelsior: “La Prima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, preparata con l’ausilio dell’Istituto Internazionale per la Cinematografia Educativa, presenterà una quarantina di pellicole. Ci sarà un referendum tra il pubblico, ma non verranno assegnati premi. Si prevedono circa venticinquemila spettatori. Partecipazione straniera: sette Nazioni. L’Italia con un solo film. Venezia ospiterà il meglio del panorama cinematografico mondiale, vi prego di scriverlo”.
Annuisco titubante e percepisco qualcosa di più di un consiglio, quella voce stentorea è di un uomo che probabilmente è abituato a dare ‘ordini’ più che suggerimenti…
Poi mi indica un signore seduto dietro una scrivania.
Si tratta dello scultore Antonio Maraini (diventerà nonno della famosa scrittrice ‘Dacia’…),  commissario nazionale del Sindacato Nazionale Fascista di Belle Arti e segretario generale della Esposizione.
I film sono stati selezionati dal terzo responsabile, il dottor Luciano De Feo, Segretario Generale dell’Istituto internazionale per il Cinema Educativo.
Adesso mi è chiara la struttura umana che ha permesso la creazione di tale organizzazione: impegnativa, maestosa, ordinata.
La spina dorsale dell’anima fascista traspare, negli uomini, nella misura, nelle scelte e sorregge con ‘italica energia’ l’intera impalcatura organizzativa.

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