venerdì, Febbraio 28

La prima vittima ISIS nelle Filippine: l’Ego del Presidente Duterte

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Bangkok – «Volete incendiare la città? Fate, fate pure» rispose a muso duro il Presidente Rodrigo Duterte lo scorso anno, quando i miliziani pro-ISIS a Marawi chiesero un cessate il fuoco. Ha ottenuto la sua risposta. Gli esperti di cose filippine fanno spallucce, dicono ‘E’ la classica bravata di Duterte‘. Sul campo, però, rimane un conflitto (seppur localizzato) cruento, con migliaia di sfollati, devastazione ovunque, più di 200 morti dei quali 24 civili, 58 soldati e ufficiali di Polizia, almeno 138 miliziani, secondo le fonti militari filippine.

Centinaia di miliziani del Gruppo Maute ed i loro alleati che combattono tutti all’ombra delle nere bandiere dell’ISIS hanno preso di mira Marawi circa tre settimane fa, conducendo così ad una dura battaglia con le Forze Armate filippine e creando in pari modo il primo vero grande test sulla autorevolezza del Presidente Duterte durante il suo parecchio tumultuoso primo anno di governo.

Oggi il Presidente filippino si ritrova ancor più nel mirino delle critiche accusato di aver concentrato la gran parte degli sforzi e della sua attenzione nella sua quasi personale guerra ai narcos filippini ma lasciandosi cogliere- secondo i detrattori- del tutto impreparato di fronte all’insorgenza dell’ISIS nel Sud delle Filippine (dove peraltro la presenza di forze poi affiliate allo Stato Islamico s’erano fatte notare da anni). «E’ normale. Il Governo finora ha largamente negato la crescita dell’ISIS e dei gruppi affiliati», afferma netto Zachary M. Abuza, Professore presso il College Nazionale sulla Guerra con sede a Washington, specializzatosi in tematiche riguardanti il Sud Est Asia.

«Duterte s’è preoccupato più della sua campagna di estremizzazione dell’uso della Legge usando la Polizia ed altre Forze di Sicurezza nell’esecuzione extragiudiziale dei pushers che dell’insorgenza ISIS». Nel mentre, le Forze di Sicurezza filippine non sono ancora state capaci di evacuare i miliziani da Marawi nonostante i massicci bombardamenti effettuati su una città di 200.000 abitanti. Ora gli sfollati fuggono via, l’abitato è in rovine, i militari affermano che il 90 per cento della città è stato liberato dai miliziani ma questi restano combattivi nei tre principali Distretti del Centro.

Secondo gli analisti i militari filippini non hanno grande esperienza nella cosiddetta ‘guerra ineguale’, soprattutto nei combattimenti all’interno di centri abitati, dove i miliziani si confondono con centinaia di civili.

Duterte ha dichiarato 60 giorni di Legge Marziale nell’Isola meridionale di Mindanao, che comprende Marawi e la sua stessa città natale, Davao City. Sono state anche fissate due date ultimative per riprendere la città di Marawi ma finora nessuna data è stata raggiunta. Ed i combattimenti continuano, soprattutto a Marawi, la più grande città di quel territorio a preponderante presenza musulmana. S’era anche fatta menzione della data della Festa dell’Indipendenza delle Filippine ma il giorno 13, alcuni soldati della Marina sono stati uccisi nel corso di combattimenti coi miliziani.

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