lunedì, Settembre 21

La prima fiera dei droni a Roma Interviste a Giacomo Furia e al giornalista Luciano Castro sull’utilizzo civile di questi mezzi

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Il ‘Rome Drone Expo&Show’ è un evento di due giorni (il 24 e 25 maggio prossimi) che prevede gli stand di una trentina di aziende ed enti attivi nella produzione e nell’utilizzo dei droni, una ‘flight zone’con esibizioni in volo di vari modelli degli stessi e una dozzina di workshops, conferenze e tavole rotonde su temi di attualità legati a questo settore tecnologico emergente. ‘Roma Drone Expo&Show’ è promosso dall’associazione Ifimedia e organizzato dal giornalista Luciano Castro e dalla società Mediarkè, in collaborazione con l’Università Roma Tre, l’Aeroclub Aquila del Fermano e con la presenza dell’Aeronautica Militare. Si svolgerà presso lo ‘Stadio Alfredo Berra’ a Roma dalle 9:30 alle 19:30. Tutte le informazioni sono disponibili nel sito ufficiale www.romadrone.it e nelle pagine Facebook e Twitter.

Il volo dei droni, ossia un aeromobile a pilotaggio remoto, caratterizzato dall’assenza di pilota umano a bordo, è controllato dal computer all’interno del velivolocon il comando a distanza di un navigatore o di un pilota sul terreno o in un altro veicolo. L’inclusione negli aeromobili sottolinea che le operazioni su di esso devono rispettare le stesse regole e procedure degli aerei con pilota ed equipaggio di volo a bordo. L’utilizzo di tali macchine è ormai consolidato per gli usi militari ed è crescente anche per le applicazioni in campo civile, come nelle operazioni di prevenzione ed intervento in emergenza incendi, per usi di sicurezza non militari, per sorveglianza di oleodotti o delle coltivazioni, con finalità di telerilevamento e ricerca, anche in campo archeologico e artistico per vedute panoramiche dall’alto degli scavi o per rilevare fratture e crepe in luoghi alti e non facilmente raggiungibili dei monumenti, per effettuare riprese aeree cinematografiche e più in generale per consentire le missioni ‘noiose, sporche e pericolose’ con costi minori rispetto ai velivoli tradizionali.

I droni sono noti anche attraverso acronimi, molti di derivazione anglosassone, come APR, RPA, UAV, RPV, ROA e UVS. I primi esempi e prototipi di questi velivoli fecero la loro comparsa nella prima guerra mondiale e lo sviluppo tecnologico tra le due guerre permise a varie aziende e alle truppe militari di portare avanti progetti molto sofisticati che prevedevano la realizzazione di alcuni modelli di APR o droni in grado di essere lanciati da navi di guerra e controllati mediante un autopilota. La prima produzione su larga scala risale al periodo della seconda guerra mondiale grazie a Reginald Denny, soldato britannico che fondò anche una piccola società divenuta poi la ‘Radioplane Company’. Durante la Guerra Fredda e del Vietnam i droni furono poi perfezionati sul mercato, con apparecchi sempre più piccoli e con caratteristiche tecnologiche tali da poter essere impiegati in innumerevoli scenari operativi. 

In Italia si cercò di sviluppare sin dagli anni Sessanta questo tipo di velivoli. A seguito del rapido processo tecnologico registrato negli anni Duemila e grazie alla loro versatilità, i droni sono stati utilizzati in seguito anche per gli scopi civili su citati e arricchiti da un apparato sensoristico con molteplici carichi, sia nello spettro visibile (camere digitali compatte o professionali), sia nell’infrarosso, sia dotati di camere multi spettrali con particolari sensori, come quelli per il monitoraggio dell’aria.

Il progetto sperimentale SMAT di rilievo internazionale, nel quale più droni operano congiuntamente e contemporaneamente nello stesso spazio aereo non militare, si propone di studiare e dimostrare un sistema di monitoraggio avanzato sul territorio per la prevenzione e il controllo degli eventi naturali (come alluvioni, incendi, frane, traffico, urbanistica, ecc.). Il panorama normativo inerente ai droni è eterogeneo e fa riferimento alla normativa internazionale, a quella comunitaria e a quella nazionale. Il rapporto tra queste è di tipo gerarchico, quindi quanto disposto da una fonte normativa inferiore soccombe in presenza di disposizioni presenti in quella superiore.

Abbiamo intervistato Giacomo Furia, giovane frusinate della città di Paliano, appassionato di nuove tecnologie. Egli sarà premiato durante la cerimonia di inaugurazione alla manifestazione ‘Rome Drone Expo&Show’ del 24 maggio prossimo, in quanto ideatore e ecostruttore a soli 17 anni di un piccolo quadricottero, con  l’utilizzo anche di materiali di recupero.

 

Come mai hai pensato di costruire un drone?

Innanzitutto perché ero appassionato al tema, mi era piaciuto l’argomento e avevo visto tanti prototipi on line e per queste ragioni ho pensato di costruirne uno anch’io.

Che caratteristiche ha e con che materiali hai costruito questo tuo drone?

Il 50% del drone è costituito con materiali riciclati e di recupero, il restante da parti acquistate on line. Le sue caratteristiche sono quelle di avere 4 motori, con 4 eliche, un’autonomia di circa 15 minuti ed è radiotelecomandabile dall’esterno, ossia da remoto e con telecomando da dare ad un pilota che così lo manovra.

Come hai accolto la notizia della premiazione al prossimo ‘Rome Drone Expo&Show’ il 24 maggio prossimo?

Sono stato molto felice e anche sorpreso da tale decisione.

Stai pensando di progettare altri droni per il prossimo futuro?

In futuro spero di migliorare questo già realizzato e poi, se ne presenterà l’occasione, ne progetterò forse anche un altro.

Come è nato il tuo interesse per i droni?

Il mio interesse è nato girando on line e in seguito alla visione di qualche servizio televisivo sull’utilizzo dei droni per il recupero dei superstiti nelle zone terremotate del nostro Paese.

Hai ricevuto delle proposte di acquisto del tuo progetto dalle società o aziende che costruiscono i droni?

No, per adesso no.

 

Abbiamo inoltre intervistato Luciano Castrogiornalista e organizzatore dell’evento ‘Roma Drone Expo&Show’.

Che usi hanno i droni nell’ambito civile?

I droni nell’ambito civile hanno un gran numero di utilizzi. La situazione più diffusa ad oggi è quella per le riprese fotografiche televisive e cinematografiche: sempre più queste macchine volanti, soprattutto quelle ad ala rotante, vengono utilizzate dalle produzioni televisive di news per riprendere gli eventi da una prospettiva nuova, quella ovviamente dall’alto, con una macchina che ha un costo molto inferiore rispetto ad altre. Sicuramente queste attività, siano esse televisive e cinematografiche, prevederanno un’applicazione sempre più diffusa di queste macchine volanti. Le altre applicazioni in ambito civile si stanno amplificando a vista d’occhio: tanto per citarne alcune, i droni possono essere utilizzati nella sorveglianza e nel controllo di ampie installazioni, come grandi impianti, anche ai fini della sicurezza, per attività industriali, oppure per i parchi solari che sono spesso oggetto di furti di vario genere e che con queste macchine potrebbero essere controllati in maniera molto semplice ed efficace. Vi sono anche altre sperimentazioni nell’utilizzo dei droni, ad esempio nell’agricoltura cosiddetta ‘di precisione’ che prevede l’uso di questi mezzi per sorvolare i campi con alcuni sensori in grado di rilevare dati sullo stato delle colture, dell’umidità, della produzione e della coltivazione. In Giappone, addirittura, dei droni vengono utilizzati per concimare grandi estensioni di terreno. In Italia, in Toscana e Sicilia in particolare, ci sono casi di utilizzo dei droni per il controllo della produzione vitivinicola, quindi sulle vigne. Le utilizzazioni si moltiplicano a seconda delle esigenze: in effetti il drone è una piattaforma aerea, che può essere utilizzata da terra, con dei sensori e basta cambiare questi per variarne la funzione.

Un altro utilizzo molto interessante ed utile è quello nell’ambito della protezione civile e del soccorso: esistono vari esperimenti italiani in questo senso, per esempio l’Università di Bologna ha sviluppato un sistema basato su un drone nell’ambito della ricerca di persone che sono state travolte da una valanga e disperse, utilizzando dei sensori ad infrarossi che possono individuare le persone sepolte. I droni possono inoltre trovare applicazione nella società civile dove sia pericoloso mandare degli operatori in ambienti potenzialmente rischiosi, come i gravi incendi o i disastri naturali, che potrebbero essere così colti da queste macchine grazie alle quali si potrà verificare la situazione e poi magari intervenire con personale umano. Altre applicazioni riguardano l’architettura: sarà facile fare delle osservazioni sullo stato di alcune strutture, anche a piani molto alti, e verificare da vicino eventuali fessure o crepe. I droni infine vengono utilizzati nel settore dell’archeologia per effettuare riprese panoramiche dall’alto, fotografie e telerilevamenti delle zone dove poi saranno effettuati gli scavi. Gli impieghi sono dunque i più disparati e ancora altri ne nasceranno perché tali piattaforme si prestano ad essere utilizzate come porta-sensori e quindi scegliendo sensori di tipo diverso sarà possibile ottenere missioni differenti.

Anche nell’ambito archeologico e artistico si ricorre all’utilizzo dei droni. Ci parla di questo impiego?

L’ho in parte già spiegato. I droni vengono utilizzati per l’osservazione delle zone dove possano essere fatti gli scavi archeologici, invece di usare piattaforme più costose come l’elicottero, e nell’ambito dei beni culturali per il controllo dei monumenti stessi da vicino, spesso in quelle zone che, poste in alto negli edifici, necessiterebbero di strutture complesse e costose; queste macchine ritornano a terra insieme ad immagini molto precise e che possono fornire indicazioni sullo stato di queste strutture.

‘Roma Drone Expo&Show’ è il primo ‘salone aeronautico’ dedicato ai droni e ai mezzi aerei a pilotaggio remoto. Ce ne parla brevemente?

Questo boom dei droni (anche se con questa definizione si intendono macchine molto diverse come dimensione e funzione, partendo dai piccoli aeromodelli per attività ludica ed amatoriale, alle grandi e complesse macchine per aziende professionali, fino alle costruzioni più complesse per l’attività di tipo militare), il grande interesse suscitato appunto da queste apparecchiature e la loro larga applicazione ci ha suggerito di lanciare un appuntamento, come appunto il ‘Roma Drone Expo&Show’, che potesse offrire una panoramica, se vogliamo sintetica, ma al tempo stesso generale, dello stato della tecnologia avanzata di questi mezzi, interessante per capire lo sviluppo di questo settore. Questo evento, che si svolgerà nel weekend del 24 e 25 maggio prossimi a Roma, raccoglierà l’élite, ossia il meglio della tecnologia, delle industrie e delle aziende che producono e utilizzano i droni e anche enti pubblici e militari che hanno iniziato o che pensano di iniziare ad utilizzare queste macchine. Sarà possibile, all’interno della manifestazione, vedere gli stand di una trentina di aziende e di enti che producono o utilizzano i droni per disparate utilizzazioni. Sarà possibile seguire una dozzina di convegni, conferenze e presentazioni con particolarità sull’utilizzo dei droni e in una zona di questo stadio, intitolato ad Alfredo Berra, che abbiamo scelto come location per l’evento, assistere ad alcuni piccoli voli dimostrativi di queste macchine per comprenderne la capacità e poter immaginare di acquisire uno, oppure acquistare un modellino giocattolo di essi.

Questa manifestazione fa un po’ il punto in Italia sull’uso dei droni. A che punto siamo nell’utilizzo nell’ambito civile di questi droni?

L’interesse su questi mezzi è crescente, quindi si moltiplicano a vista d’occhio le aziende in questo settore. È tuttavia difficile fare una stima, perché ogni giorno nasce una nuova azienda specializzata in questo settore, ma in linea di massima attualmente ci sono in Italia 300 o 400 aziende, la gran parte piccole o piccolissime ad alta tecnologia, che utilizzano circa 500 APR, o meglio droni professionali, per le più svariate applicazioni. Queste stime riguardano i droni utilizzati in attività professionali e specializzate; per quanto riguarda invece i piccoli droni giocattolo, detti aeromodelli, che possono essere comprati in qualsiasi negozio di modellismo per poche decine o centinaia di euro, credo siano nell’ordine delle migliaia e ancora ce ne saranno nei prossimi anni.

L’Ente Nazionale per l’aviazione civile (Enac) ha varato un nuovo regolamento che divide i velivoli radiocomandati destinati a scopi ricreativi e sportivi (che vengono definiti aeromodelli) e quelli destinati alle attività professionali e lavorative (gli APR, appunto) per i quali è richiesta una polizza assicurativa e un patentino. Perché questa divisione?

Questa divisione è necessaria perché evidentemente sono macchine molto diverse tra di loro. Stiamo parlando da una parte di aeromodelli di piccole dimensioni, con caratteristiche limitate, utilizzati per un’attività ludica sportiva o amatoriale e che rientrano in una regolamentazione già esistente ed è quella che in Italia governa il settore aereomodellistico. Il mondo invece di APR, o dei droni professionali che dir si voglia, è tutto da inventare. Sino a pochi anni fa era limitato alle applicazioni militari, legato alla politica dei vari governi, oggi se ne consente l’utilizzo più ampio anche alla società civile e si è reso necessario distinguere le applicazioni e stabilire delle regole relativamente al mondo professionale. È nato quindi questo primo regolamento dell’Enac per stabilire gli usi professionali, che poi naturalmente deve essere adattato alla situazione, ma soprattutto al panorama comunitario. Ci sarà la necessità poi di un unico regolamento a livello di Unione Europea che stabilisca le norme, l’utilizzo. la costruzione e l’estensione di queste macchine professionali.

I sensori delle telecamere utilizzati sui droni, che possono rilevare anche oggetti di 15 centimetri, pongono il problema della privacy delle immagini ivi contenute. Come si pone l’Italia a riguardo?

Naturalmente vige già una regolamentazione riguardo la tutela della privacy. Evidentemente l’utilizzo di queste macchine che possono, a basso costo, con una telecamera o una fotocamera riprendere immagini in posti impensabili e con grande facilità, impone di dover rispettare le regole legate alla privacy. C’è un dibattito in merito, soprattutto negli Stati Uniti, dove si sta sviluppando un nuovo filone nel campo dei droni che è il cosiddetto ‘drone journalism’, cioè il giornalismo che utilizza i droni come mezzo per raccogliere e poi riportare le informazioni e le immagini legate a degli eventi, soprattutto quelli sprovvisti di documentazione e che possono essere assai ben documentati anche fotograficamente, ma apre anche delle problematiche relative alla privacy che andranno affrontate e regolamentate, come già esistono regolamenti e norme relative all’uso di immagini fotografiche e di documentazione relative alla vita privata delle persone.

Esiste una normativa che regola l’utilizzo di questi mezzi aerei?

Esiste il regolamento Enac ed è l’unico in Italia e riguarda l’utilizzo del volo, della costruzione, della manutenzione e quindi di tutta la parte tecnica, mentre non esiste una normativa relativa all’utilizzo ai fini della privacy e penso che sarà necessario prima o poi realizzarla.

Quale è il business che ruota attorno ai droni?

Ci sono varie cifre che vengono rilevate dagli istituti di ricerca. È difficile essere sicuri che queste cifre siano fedeli alla realtà, quello che appare indubbio è che la tecnologia della robotica controllata da remoto, quindi il drone, una macchina che non ha a bordo il pilota, ma che viene manovrata da distante, è una formula che rivoluzionerà nei prossimi anni e decenni il mondo dell’aviazione, non solo nelle applicazioni radiotelecomandate singole che conosciamo oggi. Già si pensa anche agli aeromobili comandati da distante che potranno essere utilizzati per il trasporto merci o passeggeri. Quando la tecnologia sarà adeguata, le regole del volo potranno essere rivoluzionate da questo nuovo modo di realizzare attività di trasporto aereo, vedremo droni più grandi, quasi degli aerei, che potranno trasportare merci e passeggeri da una parte all’altra del mondo in maniera automatica o quasi. È un’idea futura, ma non così fantascientifica: la tecnologia lo potrebbe consentire già oggi, anche se dovrà essere adattata a queste macchine, che anche senza aver a bordo un pilota, lo hanno però in una centrale di controllo da qualche altra parte.

L’Italia rispetto alla produzione di droni come si colloca rispetto al resto del mondo?

L’Italia ha un gran numero di aziende storicamente medio piccole, start up nate negli ultimi anni che sviluppano progetti ad alta tecnologia molto interessanti e ha una lontana tradizione nel settore degli APR, o dei droni professionali, perché ci sono aziende nella storia del comparto aerospaziale italiano attive già da molti decenni che costruiscono per varie applicazioni militari oggetti volanti radiotelecomandati; esistono infatti droni per l’osservazione, oppure per bersagli, utilizzati già decenni fa per le esercitazioni delle forze armate. Abbiamo grandi aziende di livello internazionale, come Selex ES o come Alenia Aermacchi, con progetti propri e che partecipano a quelli internazionali, caratterizzati soprattutto a livello militare, ma che adesso si stanno aprendo soprattutto anche al mercato civile. Esiste poi un gran numero di nuove aziende, nate sulla scia di questo interesse e successo, ma che alla luce delle regole ferree del mercato sopravviveranno solo se dotate di alta tecnologia e in contatto col mercato europeo. Quando queste aziende comunitarie entreranno nel mercato italiano, bisognerà vedere come esso reagirà alla loro presenza. Noi siamo il paese più attivo a livello europeo con un’esperienza pluridecennale in questo settore e la sfida per il futuro sarà vedere come ci collocheremo sul mercato scientifico e mondiale.

Quali sono le frontiere del futuro nell’uso dei droni?

Ho già detto che l’utilizzo di macchine telecomandate potrebbe in futuro essere applicato anche al mondo del trasporto aereo, in particolare al trasporto merci e passeggeri.

 

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