domenica, Novembre 29

La prima cosa che … dopo il coronavirus Appena riprenderà la scuola… speriamo presto… chissà… boh!? Una cosa di certo la voglio fare!

0

Appena riprenderà la scuola… speriamo presto… chissà… boh!? Una cosa di certo la voglio fare! Entrerò in classe e farò questa domandaRagazze e ragazzi, quali riflessioni vi sentite di fare dopo questo lungo periodo di chiusura della scuola a causa del Covid19?

Già mi aspetto di ricevere tante risposte, poche banali, altrescherzose, ma sono convinto che la maggioranza di queste rispostesaranno intelligenti e responsabili, come ad esempio queste:

1. Io ho saputo del comandante italiano Gennaro Arma checome tutti i veri e bravi comandanti, ha lasciato per ultimo la sua grande nave da crociera Diamond Princess

2. Io invece mi sono meravigliato di quelle tante persone che hanno lasciato le zone rosse pur sapendo che non potevano farlo…
3. Io ho visto a Milano che in una festa la gente stava ammassata senza rispettare le giuste regole della distanza fra una persona e l’altra…
4. Io mi sono vergognato di essere italiano per quei commercianti e quelle ditte che hanno approfittato del virus aumentando esageratamente il prezzo dei disinfettanti, delle mascherine facciali, delle apparecchiature ospedaliere per la ventilazione artificiale
5. Io ho saputo che nel mondo sono morte migliaia di persone…
6. Un mio amico m’ha detto che in famiglia è morto il nonno…
7. Io invece ho avuto una gran paura di morire…

E chissà quante altre risposte potremmo ricevere utili per aprire un ampio e responsabile dibattito in classe.

La prima risposta, quella relativa al comandante Gennaro Arma (poi premiato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) ci permetterà di evidenziare che in momenti difficili ci sono ancora persone che fanno giustamente il loro dovere. Quindi, in realtà, dovremmo far riflettere i nostri studenti sul fatto che oggi ci meravigliamo di persone che fanno ciò normalmente che gli spetta, cioè il loro dovere. E questa meraviglia ci assale quando nello stesso periodo veniamo a conoscenza che molte persone altre non hanno per nulla svolto il loro dovere, addirittura in situazioni non difficili o rischiose come quelle, appunto, che ha vissuto il comandante della Diamond Princess, Gennaro Arma.

Infatti le risposte 2, 3 e 4 mettono in evidenza tre forme diverse di non rispetto delle normali regole sociali. Le prime due di queste ci parlano di persone incoscienti del fatto che possono sia rischiare di prendere loro stessi il virus e/o di trasmetterlo agli altri, aumentando così il problema sia dei posti di ricovero negli ospedali, sia del rischio di infettare medici, infermieri e operatori sanitari, oltre all’aumento delle spese per le cure che il nostro Stato, grazie all’assistenza sanitaria pubblica, dovrà obbligatoriamente spendere. Mentre la risposta che ha fatto vergognare il giovane di essere italiano, ha a che fare proprio con una vera e propria truffa, una condotta illegale vergognosa tanto più perché si approfitta del rischio della salute che possono vivere i nostri cittadini e l’intero servizio sanitario italiano.

Ma queste tre domande (2, 3 e 4) ci portano direttamente al tema-problema che faranno poi sorgere le risposte (5, 6 e 7). Stiamo parlando di una categoria, certamente limitata, di cittadini che ci trasmettono scandalosamente il non rispetto delle regole, ma soprattutto il non rispetto per la vita propria e altrui, come pure per la sofferenza di altri cittadini sia spaventati (7) e sia in lutto per la morte dei loro cari (5 e 6).

A questo punto come educatore mi concentrerei molto su questetre ultime risposte, e lo farei per una ragione ben motivata che credo possa essere la seguente: la scuola nella sua funzione primaria, è quasi esclusivamente improntata all’insegnamento dei contenuti disciplinari, cioè alle abilità e alle conoscenze che dovrebbero fra loro integrarsi (anche se non sempre lo sono) per poi poter giungere a sviluppare quelle competenze utili al lavoro e al proprio benessere, sì però con quest’ultima parola intendo il benessere etico, quello che non ha nulla a che vedere con il benessere economico.

In sintesi credo che il benessere etico di una persona non sia affatto dato dalla sua riuscita scolastica, dai bei voti presi negli esami, nel diploma o nella laurea. Il benessere etico richiede una tale maturazione che si ottiene solo attraverso alla grande e profonda evoluzione del saper essere di ogni persona.

Sono certo che se avessimo avuto più notizie sulla competenza di tutte quelle persone che sono fuggite dalla zone rosse, che hanno festeggiato sorridenti senza rispettare le distanze di rispetto, che hanno aumentato ben più del 100% i medicinali e le apparecchiature per la ventilazione, troveremo tantissimi diplomati, laureati e professionisti che, con molta probabilitàavranno pure raggiunto un sufficiente benessere economico, ma con le loro azioni nulla del benessere etico hanno mostrato.

Perché il benessere etico richiede simpatia, empatia e rispetto per la nostra vita e anche di quella altrui. E se esiste questo rispetto etico, allora esiste anche il rispetto per la vita in quanto tale, per la vita in assoluto.

Ecco perché le ultime tre risposte hanno bisogno di essere empaticamente rispettate, proprio perché toccano la vita primaria nella sua essenza.

Ammesso che il nostro benessere etico sia ben sviluppato, oltre al rispetto della vita, ognuno di noi come ogni studente, dovrebbe anche imparare ad esercitare il rispetto per la morte in quanto tale.

Ecco allora perché con i nostri studenti, quando rientreranno in classe, dovremo trovare la motivazione per parlare di un benessere etico che sappia rispettare tanto la vita quanto la morte. E, da come abbiamo evidenziato poco prima, non potrà essere sicuramente il benessere economico a indurre i nostri studenti ad assumere una giusta e sana visione del giusto vivere e del giusto morire.

Ritengo quindi che questa grande avventura impostaci dal Covid19, possa aiutarci tutti a far capire alle nostre nuove generazioni che la vita non è una cosa data per scontato, perché ha bisogno di essere rispettata all’interno della promozione del benessere etico che ci permette osservare la vita e la morte con rispetto ed empatia e non con il menefreghismo di chi è convinto che l’esistenza è solo un atto finalizzato a ricavare il più possibileda questo mondo.

Chi come noi ha avuto la fortuna di nascere, deve rispettare la vita perché la morte è la diretta conseguenza di quella fortuna ricevuta. E allora un vero benessere etico è quello che sa di dover vivere per bene come per bene dovrà vivere il proprio fine vita.

E a questo punto, per far accedere i nostri studenti al tema della morte potremmo raccontare questa breve e antica storia cinese:

Una vecchia madre viveva con il suo unico figlio. Ma un dì il giovane si ammalò e ben presto morì.
La povera gridò disperatamente: Avevo un figlio solo ed è morto! Se egli non può tornare io lo seguirò! Da quel giorno la vecchia si fermò sulla tomba del figlio e si rifiutò di mangiare e di bere!
Budda, udì i suoi lamenti e si presentò alla donna dicendole: Io posso ridare la vita a tuo figlio!
Tu portami un incensiere e un fuoco che proviene da una famiglia che non ha mai avuto morti in casa. La vecchia con tanta speranza si mise a cercare una famiglia che non avesse mai avuto lutti.  
Vide un contadino e gli disse: È morto mai nessuno a casa tua? E lui rispose: Mio padre, mio nonno, il padre di mio nonno. Si rivolse a un carrettiere che le rispose: Mia madre è morta, mia nonna, la madre di mia nonna. La donna allora interpellò un bambino che le rispose: Mio fratello è morto, mio padre, mia nonna, mio zio.

La vecchia madre chiedeva invano. In tutte le case era morto qualcuno, in tutta la regione, in tutto il mondo. Budda, nel vederla così afflitta le disse: Vedi, dal principio del mondo, tutto ciò che nasce deve morire!
Quello stesso giorno la vecchia madre accarezzò la tomba del figlio e tornò finalmente a vivere serena tra i viventi”.

Grazie a questa storia da leggere in classe potremo finalmente discutere con i ragazzi della importanza e del valore della vita, quella vera, del dovuto rispetto che gli dobbiamo, un rispetto che impone soprattutto il rispetto delle altrui vite presenti e assenti in questa terra.

È il benessere etico a far dire a Budda che dal principio del mondo, tutto ciò che nasce deve morireQuindi ragazze e ragazzi: Vi auguro di vivere bene la vostra vitaE non certo come molti l’hanno vissuta ai tempi del Covid19!

Correlati:

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore