mercoledì, Maggio 22

Italia prigioniera del ‘pregiudizio di conferma’? Il sondaggio del LAPS raccontato da Pierangelo Isernia, Professore di Relazioni Internazionali e Metodologia della Scienza Politica dell’Università di Siena

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Quanti sono gli stranieri realmente presenti in Italia? Esiste un’intesa non dichiarata tra banche, mondo della finanza e rappresentanze politiche capace di danneggiare la cittadinanza – sia a livello nazionale che europeo ? L’avanzata dell’estremismo islamista porterà a un’erosione della libertà di pensiero e di fede, oltreché di democrazia, nel mondo occidentale?

L’esito prevedibile dei sentimenti diffusi nella società contemporanea, che trovano risposta in narrazioni capaci, in virtù di ‘nuove’ visioni del mondo, di sostituire il discorso pubblico, è il rifiuto del dialogo politico che sta alla base di quel discorso e, senza perdere il nesso storico con la realtà, lo attualizza.

La storia della nostra politica (ma ciò vale per tutti gli ordinamenti nazionali) è fatta di decisioni e percezioni, processi e aspettative che si influenzano a vicenda in un sistema di ‘azione-retroazione dello sguardo’ che concorre a definire il ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo.

Malgrado lo scarto di visioni tra opinione pubblica e classe politica, esistono elementi di permeabilità dovuti, oltre agli aspetti sociologici del ‘grembo’ culturale e di provenienza, all’ interscambio: alla capacità, da parte delle forze politiche – partiti e movimenti -, di raccogliere le istanze degli elettori e proporre un programma che ne rispecchi le aspettative. Le tematiche ricorrenti nell’ interscambio potrebbero – è l’oggetto della presente riflessione – scostarsi dalla fotografia della realtà nazionale portando a un suo ‘ritocco’ a vantaggio della sfera soggettiva: l’insicurezza come fonte di malessere sociale, ma, anche, leva del consenso.

Rispetto ai paradossi del concetto di opinione pubblica, approfonditi dal politologo milanese Luciano Mario Fasano, lo scarto tra sapere certo (‘epistéme’) e sapere di opinione (‘dòxa’) apre le porte alla sfera privata, ma soprattutto ‘particolare’ (in opposizione al naturale carattere pubblico della politica), relativa – scriveva Fasano – «non soltanto all’esistenza di un interesse proprio del singolo individuo, ma anche all’ esistenza di una dimensione irriducibile o estranea al pubblico». In questo senso, il ‘pregiudizio di conferma’ (o ‘confirmation bias’), un meccanismo cognitivo che ci porta a riordinare elementi di realtà secondo le nostre convinzioni pregresse, diventa una funzione-chiave della comunicazione politica, oggi potenziata dal ricorso ai social network.

Un recentissimo sondaggio dell’Università di Siena (Laboratorio di Analisi Politiche e Sociali – LAPS) condotto tra il 31 agosto e i 5 settembre di quest’anno e pubblicato dall’ Istituto Affari Internazionali, porta il titolo ‘Gli italiani e la politica estera’ e consiste in un ritratto dettagliato dell’opinione pubblica italiana, considerando i rapporti e le sfasature esistenti tra diritto all’informazione pubblica, percezione sociale, comunicazione e azione politica. I temi trattati, sottoposti in forma di quesito a un campione di 1001 persone di maggiore età e aventi accesso alla rete, sono molteplici: dall’ integrazione nell’UE ai flussi migratori, dalla minaccia terroristica all’opinione sui leader politici stranieri, dalla nostra importanza sulla scena internazionale ai giudizi sulla Russia (specie dopo l’annessione della Crimea), alle controversie suscitate dal ‘Caso Regeni’. Non manca un riferimento alla logica ‘cospirativa’ delle istituzioni politico-finanziarie, guardando al numero di stranieri che effettivamente risiedono sul territorio italiano, e all’ipotesi di una manipolazione a danno della cittadinanza.

L’indagine, che si aggiunge a quella realizzata nel 2013, è stata diretta da Pierangelo Isernia, analista di politica estera in prospettiva comparativa, Direttore del LAPS e docente, presso l’Ateneo senese, di Relazioni Internazionali e Metodologia della Scienza Politica.

Professor Isernia, pensando all’ importanza, in un sistema democratico, dei sondaggi di opinione e al grado di permeabilità tra opinione pubblica e classe politica, potrebbe accennare ai criteri di scelta adottati nel vostro contributo e alla loro rilevanza rispetto ai risultati ottenuti?

La nostra indagine riguarda un campione rappresentativo dell’opinione pubblica italiana ed è stata fatta mediante rilevazione online di un campione di persone tratte dal panel di Toluna, una società che si occupa di creare campioni telematici selezionati sulla base di una serie di criteri corrispondenti, sostanzialmente, alle caratteristiche socio-demografiche della popolazione. Alla fine, il campione è stato ripesato per renderlo il più simile possibile alle caratteristiche degli italiani. Detto questo, trattandosi di un campione online e siccome la rete, sul territorio nazionale, non penetra in tutte le zone e in tutte le fasce sociali nello stesso modo, esso risulta leggermente più ‘istruito’ e impegnato politicamente di quanto sarebbe se fosse rilevato con altre tecniche.

Peraltro, c’è da dire che, ormai, in Italia le indagini telefoniche hanno tassi di risposta bassissimi: quindi, si ritroverebbero problemi analoghi. Con tutte queste premesse, nel complesso il campione adottato restituisce un quadro dell’opinione pubblica sufficientemente rappresentativo del nostro Paese.

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