martedì, Agosto 4

La politica economica di Le Pen e Mélenchon

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Con uno sprint funambolico, Jean-Luc Mélenchon, il leader di ‘Francia Ribelle’, formazione di estrema sinistra, ha doppiato il candidato socialista Benoît Hamon e tallona nei sondaggi Emmanuel Macron, ex Ministro dell’Economia con François Hollande e leader della formazione di centro-sinistra En Marche.

Un sorpasso a sinistra che potrebbe rappresentare il colpo di scena del primo turno delle elezioni presidenziali francesi, che si terrà domenica prossima. Secondo il sondaggio di Odoxa-Dentsu Consulting realizzato per la rivista Le Point, l’elettorato a sinistra sarebbe, infatti, molto più volatile che a destra. Di coloro che dicono di voler votare per Macron, Mélenchon o Hamon, ben il 27-30% potrebbe cambiare ancora idea, a fronte del 14-15% a destra per François Fillon dei Les Républicains e Marine Le Pen del Front National.

Un dato che è rilevatore dell’incapacità di Macron di scaldare i cuori a sinistra. «[L’ascesa di] Jean -Luc Mélenchon rileva la fragilità e volatilità dell’elettorato di sinistra – sostiene Bruno Jeanbart di OpinionWay – Per chi vota a sinistra, Macron è una scelta debole, che unisce solo a causa dei demeriti altrui. Questo è in certo senso logico, anche perché Macron è il candidato del centro e in quell’area politica i consensi sono tradizionalmente più fragili». Jeanbart sostiene che se Mélenchon riuscirà a mobilitare gli astensionisti, che rappresentano la componente più interessante del suo bacino elettorale, il sorpasso ai danni di Macron potrebbe diventare realtà.

Una previsione che se confermata consegnerebbe alla Francia uno scenario inedito nella storia della Quinta Repubblica: forze moderate fuori al primo turno, finale tra estrema destra ed estrema sinistra per la presidenza del Paese. Front National e Francia Ribelle che si assomigliano incredibilmente nei programmi o, perlomeno, nella parte dedicata alle misure socio-economiche.

I PUNTI IN COMUNE – Pensione a sessant’anni. I due candidati strizzano entrambi l’occhio ai pensionati. Nel punto numero 52 del suo programma, Marine Le Pen dichiara di voler «fissare l’età legale per andare in pensione a tasso pieno a sessant’anni d’età, con la condizione che siano stati versati quarant’anni di contributi». Proposta identica a quella avanzata da Jean-Luc Mélenchon.

Nazionalizzazione delle autostrade. Nell’impegno presidenziale numero 114, Le Pen si impegna a «rinazionalizzare le società autostradali per restituire ai francesi un patrimonio che hanno finanziato e, più in generale, a opporsi alla vendita degli asset strategici ancora in mano allo Stato». Stessa musica per Mélenchon, che in gennaio, sul suo canale di Youtube, denunciava: «La privatizzazione delle autostrade è stata uno scandalo… il prezzo a cui sono state vendute è un prezzo di mercato e trovo che questa sia un’assurdità».

La difesa dei servizi pubblici. Estrema destra ed estrema sinistra si ergono in difesa dei servizi pubblici. Con attenzione particolare a quelli ‘di prossimità ‘. Da un lato Le Pen promette di «garantire un accesso paritario ai servizi pubblici (amministrazione, gendarmeria, acqua, salute, trasporti, ospedali, case di cura…) su tutto il territorio e, in particolare, per le zone rurali», dall’altro Mélenchon afferma di voler «difendere e ricostruire la rete di trasporti comuni e di servizi pubblici sul territorio, nei dipartimenti rurali e nei quartieri popolari».

Il protezionismo. ‘Protezionismo intelligente’, ‘Protezionismo solidale’: Marine e Jean-Luc non temono di coniare neologismi per sfidare il dogma del libero mercato. Più nel dettaglio, la leader del Front National propone di «sostenere le imprese francesi di fronte alla concorrenza internazionale sleale, mettendo in atto un protezionismo intelligente», che comporterebbe, tra l’altro, l’introduzione di una tassa del 3% sulle importazioni.

Ragionamento simile a quello che fa il candidato della Francia Ribelle. «Abbiamo bisogno di un protezionismo solidale a sostegno dell’interesse generale contro le multinazionali e la globalizzazione finanziaria», lamenta Mélenchon, che vorrebbe adottare misure anti-dumping di urgenza in settori ritenuti strategici, come l’acciaio e il fotovoltaico, e aumentare immediatamente i diritti doganali per quei Paesi dove i diritti sociali sono limitati (dove, ad esempio, i bambini sono costretti a lavorare o i sindacati non hanno diritti). Una forma di protezionismo che, come prima scelta, Mélenchon vorrebbe mettere in atto a livello europeo e, solo in caso non ci riuscisse, introdurre a livello francese.

Il protezionismo dei due candidati si manifesta, poi, anche nella loro ostilità ai trattati di libero scambio, come il CETA, accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada, adottato dal Parlamento europeo lo scorso febbraio.

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