martedì, Settembre 29

La piccola Lean in fuga dalla Siria alla Svezia Guerre, migrazioni, calcio e musica, paure e speranze nella Rassegna cinematografica agli Uffizi "Middle East Now - The Colors of Feelings"

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Lean è una bambina di 3 anni in fuga dalla Siria devastata dalla guerra. Con i suoi familiari  la piccola cerca di farsi strada attraversando un’Europa nel caos, nella speranza di raggiungere il nonno che vive in Svezia:  86 giorni irti di difficoltà, ostacoli e diffidenze, durante i quali anche la piccola si rende conto della grave situazione nella quale lei e i suoi familiari si sono venuti a trovare. Ebbene, il film ’69 minutes of 86 days’ di Egil Haaskjold Larsen (Siria, Norvegia, 2017), racconta in 69 minuti l’odissea della piccola Lean  e dei suoi familiari. Un film incredibile e pluripremiato che, attraverso gli occhi  di una bambina  descrive le difficoltà fisiche e mentali dell’immigrazione.  Ma anche la meraviglia infantile  che darà alla piccola Lean il coraggio di andare avanti,  con un grande senso di speranza, verso suo nonno.  

La storia di Lean ha aperto sotto il porticato della Galleria degli Uffizi a Firenze la rassegna estiva Apriti cinema: Middle East Now – The Colors of Feelings,  che – ci dice Roberto Ruta di Middle East Now-  ” attraverso il cinema e lo storytelling tematico dei colori racconta i sentimenti, le emozioni, le paure e le speranze dei vari protagonisti. E’ così che il Middle East  si colora di Blu ( ricerca di pace, sicurezza, libertà, protezione)  come nel caso della piccola Lean e della sua famiglia, di Rosso  il colore della rabbia,  della paura, della ribellione,  di Giallo, ovvero resistenza, non violenza, determinazione, ottimismo e, infine, di  Verde, inteso come Islam, spiritualità, valori sociali e tradizione.  Ma ognuno di questi colori contiene anche il sentimento della speranza”.

La speranza, appunto,  è quanto ritroviamo nelle diverse storie, distribuite  nelle 4 serate di proiezioni ( una la settimana) che, iniziate il 26 giugno  si concluderanno il 17 luglio. La rassegna si colloca nell’ambito di Apriti Cinema  che fa parte del cartellone dell’Estate Fiorentina  promossa dal Comune di Firenze, realizzata in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi e curata da Fondazione Sistema Toscana e Quelli dell’Alfieri.

“La Rassegna, giunta al 5° anno, è divenuta ormai un punto di riferimento per coloro – e sono tanti – che intendono conoscere più direttamente le emozioni più profonde di questa parte di Mondo, il  Medio Oriente appunto, che sono le stesse che noi tutti viviamo quotidianamente”. Analoghi commenti si sono potuti cogliere tra i numerosi spettatori che hanno salutato calorosamente le prime proiezioni. “I migranti, siano di mare o di terra, non possono che suscitare anche in noi un sentimento di grande solidarietà”– dice Laura, docente – “questi film raccontano la verità, smentendo tutte le fake news diffuse ad arte per seminare  paura e risentimento….altro che “pacchia”! Mi indignano – aggiunge un giovane – le politiche di rigetto dei migranti, di criminalizzazione delle navi  dei volontari che prestano loro soccorso, di chiusura dei porti. Povera Europa…dove andremo a finire?”

Nella stessa serata inaugurale  del 26 giugno è stato proiettato il corto  del libanese Feyrouz Serhal dallo strano  titolo Tshweesh: è tempo di mondiali di calcio e anche  a Beirut il pubblico attende ansioso il grande evento, del resto,  da sempre la Coppa del mondo è un elemento unificante che fa passare in secondo piano qualsiasi altra cosa. Ma in questa città, devastata dalla guerra, il presente non ci sta a lasciare il passo allo sport e così la telecronaca della  partita sembra interrotta da strane onde audio, una sorta di sibilo sinistro, appunto Tshweesh, che genera frustrazione e paura, sensazioni che lasceranno il posto a un evento ancor più grande…Un esperto di cinema sportivo mi ricordava che nel ’91 un film di un regista israeliano Eran Riklis, dal titolo Finale di Coppa, trasmesso anche dalla Rai,  raccontava di un altro Campionato del mondo, quello dell’82, il più bello vinto dall’Italia, ebbene  quel film narra della cattura di due ufficiali israeliani da parte di un commando palestinese, ma durante i sette giorni di prigionia  palestinesi e israeliani seguono in tv i mondiali di calcio e, sia gli uni che gli altri, si scopriranno simpatizzanti dell’Italia, il cui successo contribuirà allo stabilirsi  di un sentimento di amicizia tra loro….magia dello sport.

“Eh-  commenta  l’esperto- oggi non sarebbe più così, primo perché l’Italia a questo Mondiale non c’è arrivata, poi perché il suo carico di simpatia si sta affievolendo in questi tempi di sovranismo …di musi duri, di chiusura verso chi soffre”.

L’ appuntamento del 3 luglio  vede la doppia proiezione sul tema del rosso, come espressione di rabbia, paura, ribellione, ma anche di speranza e determinazione. Si inizia con il corto The president’s visit,  anteprima italiana alla presenza del regista Ciyril Aris, il quale ci  racconta come, in un piccolo paese del Libano la visita del Presidente della Repubblica porti grande scompiglio tra gli     abitanti, che vogliono dare un’immagine di perfezione e pulizia delle proprie abitazioni e strade….. a seguire il film Amal, dell’egiziano  Mohamed Siam.  Amal è una ragazzina di 14 anni quando scende in piazza Tahrir,  protetta da un cappuccio e da una felpa viola, nonostante la giovane età non sembra aver paura e affronta ogni pericolo con spirito ribelle, seguendola lungo le vie del Cairo, vibranti di proteste, il film ne racconta la difficile crescita, la rabbia adolescenziale ma anche i primi amori e i progetti per il futuro. Un toccante racconto di formazione, nel quale la storia di Amal sembra intrecciarsi con quella di un popolo intero. Il suo nome in arabo significa Speranza, ma presto la disillusione prenderà il sopravvento: il film affronta la  perdita di prospettiva di una generazione vista da una angolazione femminile, narra una storia intima e potente densa di sogni e di emozioni.

Le proiezioni del 10 e del 17 luglio saranno dedicate rispettivamente al  Giallo e al Verde. Per il Giallo  i due i lavori che si proietteranno sono dedicati alla Palestina: il primo, un corto di 11’ è Ayny, my Second Eye di Ahmad Saleh (Palestina, Germania, 2017), si tratta di un corto   d’animazione vincitore del premio Oscar, in cui il giovane regista palestinese racconta la storia di due fratelli che lasciano le braccia protettive della madre per inseguire il loro sogno di suonare lo strumento musicale di cui si sono innamorati, un magnifico Oud. Mentre affrontano gli orrori della guerra, il loro amore per la musica li mantiene forti e vivi. L’altro, di 75’, Naila and the upraising,  di Julia Bacha, è il ritratto intimo e potente della leader palestinese Naila Ayesh, che ha svolto un ruolo chiave nella rivolta non violenta conosciuta come Prima Intifada, una storia poco conosciuta che narra la scelta coraggiosa di Naila che viveva a Gaza e che negli anni ’80, si unì ad una rete clandestina di donne palestinesi, non rinunciando all’amore e alla famiglia.  Il film combina in modo creativo l’animazione con le immagini d’archivio. All’anteprima italiana sarò presente la regista.

La Rassegna si conclude il 17 con il Verde, che significa  Islam, spiritualità e soprattutto, speranza e libertà. Sarà il film When God sleeps di Till Schauber  insieme al regista ed alla produttrice,  a salutare il pubblico. Il film narra la vicenda del musicista iraniano   Shahin Najafi esiliato in Germania e costretto a vivere in clandestinità per una condanna a morte per blasfemia. La sua unica colpa? Aver scritto canzoni hip hop incentrate su temi caldi come la censura, la denuncia della teocrazia, gli abusi sulle donne e l’oppressione dei loro diritti. Ironia della sorte, una volta giunto a Colonia, il celebre  musicista (le mie canzoni – dice – non mi hanno reso famoso, la fatwa lo ha fatto)  s’innamora della nipote del Primo Ministro iraniano…. E con questa sorta di Romeo e Giulietta in chiave moderna, calerà il sipario   su questa rassegna che costituisce una rarità nel panorama della nostra cinematografia. Quanto agli Uffizi, sede ormai storica di questo viaggio nel Medio Oriente  d’oggi, le ragioni di questa scelta ben si conciliano con il Progetto, richiamato giorni addietro dallo stesso direttore Eike Schmidt,  Sguardi dal mondo, che coinvolge cittadini stranieri provenienti da 14 paesi e il prossimo Fabbriche di storie. Le proiezioni iniziano alle 22 e sono in lingua originale con sottotitoli in italiano.

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