sabato, Agosto 15

La pericolosità degli stupidi, e il nèrbo di Merkel L’Italia ha e può tanto, un tanto che serve, e molto, alla UE. La UE, con Angela Merkel, ha cercato di ‘attirare’ la preziosa Italia nella cerchia di quelli che fanno bene le cose. Conte nicchia, balbetta, rinvia, pospone, parla, parla, parla e convoca riunioni di maggioranza. Così Angela comincia puntare i piedi e avverte: l’Europa a due velocità è dietro l’angolo

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A costo di apparire ripetitivo e perfino noioso, credo sia utile, se non altro per me, tornare al tema dell’Europa, e in particolare del ‘dialogo’ tra Istituzioni europee, e in particolare tra la signora Angela Merkel e il nostro Presidente Giuseppe Conte, o anche, temo, vari membri particolarmente obnubilati del Governo.

Riprendiamo un momento le fila del discorso che sto cercando di portare avanti da qualche mese.
L’Italia ha bisogno, bisogno assoluto, della UE, e in particolare della signora Merkel. Spieghiamoci subito bene, a vantaggio dei populisti e sovranisti locali, non troppo avvezzi a questo discorso.
Non sto dicendo, né assolutamente voglio dire, che dobbiamo andare a discutere con la UE con il cappello in mano, o, come direbbe finemente Matteo Salvini (e forse la signora Giorgia Meloni) o come dice esplicitamente Dibba e lascia intendere il suo socio Giggino, non, dico, con le braghe abbassate: il contrario. Mettendo sul nostro piatto della bilancia ciò che abbiamo e possiamo: una industria manifatturiera -Carlo Bonomi (e agnellidi) a parte- fortissima e innovativa; una capacità tecnologica e inventiva che ha pochi confronti al mondo -se riuscissimo ad avere un Ministro della Università e magari anche della scuola degni di questo nome, in tre anni saremmo ai vertici del mondo; una vivacità e un intuito commerciale e specialmente un coraggio commerciale che fa sì che siamo presenti ovunque nel mondo dal ‘paninivendolo’ al mega gelatiere al mega ristoratore al mega albergatore; una posizione strategica nel Mediterraneo che fa del nostro il Paese più importante della zona, se e fino a quando una politica mediterranea interesserà l’Europa, e dipende solo da noi; siamo in Europa ma anche nel mondo il Paese con untassodi arte impareggiabile ovunque -basta grattare in terra con un dito e compare una meraviglia; abbiamo una ricettività alberghiera che se fosse gestita bene e con onestà sarebbe di gran lunga la prima al mondo; e potrei continuare, anche a lungo!
In una parola: comepartnere concorrente in Europa facciamo paura, letteralmente, tutti sanno benissimo che se noi ripartissimo per gli altri (Germania in testa) sarebbero dolori, ma, essendo i nostri ‘partner’ intenti ai propri interessi ma non scemi, sanno anche che senza di noi sarebbero guai, ma guai grossi, perciò cercano di tenerci a galla.

Sul piatto della bilancia degli altri Paesi europei e della UE, c’è, però, la nostra tradizionale inaffidabilità, tipicamente bizantina, ma comprensibile alla Turchia, che la pratica quotidianamente, ma non all’Europa, tanto più che il bizantinismo dura solo fin tanto che riesci a fregare l’avversario, che quando se ne accorge prende le contromisure (lo vedremo con la Turchia, ne sono certo). Per decenni abbiamo speso senza limiti, senza fare mai i conti, e per di più abbiamo sprecato la gran parte dei soldi spesi, dalla Milano da bere agli ospedali anti-covid inutili; abbiamo un livello di corruzione ineguagliabile e, per di più, non più e non solo del ceto politico, ma largamente di quello amministrativo, che ‘costa’ di meno, ma è molto più diffuso, e che determina costi altissimi per forniture e appalti; abbiamo una amministrazione pubblica dove, accanto a tecnici di enorme valore (sempre meno, con le assunzioni a cavolo che si fanno oggi), abbiamo scaldasedie e strisciatori di cartellini demotivati e spesso ignoranti, ma sempre deresponsabilizzati in quantità; abbiamo una legislazione farraginosa, basata tutta sul sospetto (di perfetto impianto sabaudo!) e talmente complicata da dare i brividi; abbiamo unagiustiziafatta di Magistrati mediamente di valore enorme, ma affogati in un marasma di cause assurde, di procedure demenziali, di inefficienza e, magari spesso, troppo spesso, di truffaldinità, dove però basterebbe tagliare l’enormità di arretrati e riportare la magistratura, tra l’altro, alla sana pratica della circolazione delle funzioni (altro che separazione delle carriere, quelle vanno bene in Turchia!) per migliorare di molto senza bisogno di fare nulla; abbiamo un ceto industriale di affaristi che investono solo soldi ottenuti in regalo dallo Stato, ma spesso del tutto privo di orgoglio (e non solo di capacità) imprenditoriale, spesso arretrato. E anche qui, potrei continuare.

Come ho cercato di spiegare ieri, l’UE, attraverso la signora Merkel, ha cercato, attenzione, non di aiutarci, ma di fare l’interesse di tutti (e quindi anche della Germania, così come noi cerchiamo di fare i nostri, mi sembra normale) provandoattirarela preziosa Italia nella cerchia di quelli che fanno bene le cose. E ci ha detto di fare vedere che siamo capaci di fare sul serio, prendendoci i soldi del MES per la sanità (che ha avuto dimostrazioni fallimentari, lo vogliamo dire? Le diatribe odierne ne sono la squallida e sciatta riprova), ma, attenzione ancora, allo scopo di entrare, per così dire, in un circolo virtuoso, che abbia subito come altro punto fondamentale il riequilibrio del sistema fiscale dove il nero prevale e l’evasione supera i 120 o addirittura 150 miliardi l’anno.
Conte nicchia, balbetta, rinvia, pospone, parla, parla, parla e convoca riunioni di maggioranza tese solo a soddisfare le smanie di potere di Matteo Renzi e le isterie degli stellini e specialmente a rinviare il momento di mostrare la propria incapacità.

Visto che il suo messaggio, perfino ‘dolce’ di cui sopra, non sembra essere stato colto dal bel Conte, ora Angela Merkel comincia a puntare i piedi, con delicatezza (oddio, sempre tedesca è!), eleganza, calma, ma decisione. E hamandato avantiil vice presidente della BCE (badate bene, il vice, non il capo, quella della ‘gaffe’!), Luis de Guindos, che dice testualmente «Ora il rischio per l’Europa è una ripresa a due velocità. L’Italia sia più competitiva. Finita la pandemia Roma rimetta i conti in ordine. Il principale antidoto non è la politica monetaria, ma l’azione di riforma e di bilancio dei governi». Tradotto in italiano vuol dire: la BCE (cioè l’Europa) sta pompando soldi in Italia a vagonate, soldi, badate bene, da non restituire in pratica. Ma, dice la BCE, se continuate ad avere quel bilancio da incubo, ecco la bastonata, si potrebbe fare l’Europa a due velocità. Vecchio sogno franco-tedesco-olandese al quale un tempo era associata anche l’Italia. Ora … certo non più. Lo sto ripetendo da mesi: attenti, sorrisi, solidarietà, ma questi non sono santi, e quindi vogliono ‘vedere cammello’, tanto più che, anche per nostra gravissima colpa, la strada della federalizzazione dell’Europa si è interrotta da tempo, e quella della signora Ursula von der Leyen è tutt’altra cosa -poi c’è chi non lo capisce, ma c’è poco da fare.

Che risponde Conte? Lo dico subito: banalità offensive, cioè stupide.
Prima dice «io mi gioco tutto e sono determinato. Siamo pronti a fare le riforme» -notate quel ‘IO’, insopportabile, volgare, tronfio, sciocco: si gioca tutto? e chi se ne f… e poi ‘si gioca’ noi? E mentre lo dice, propone condoni fiscali, edilizi e non so che altro e rinvia per la millesima volta il discorso sul MES. Anche se stavolta balbetta: non possiamo essere i primi, chi sa perché. Beh, come diceva Bersani, vanne a parlare con qualche altro e così sarete di più!
Ma poi, con un senso politico da fare invidia a Metternich, aggiunge: «A giorni approviamo il decreto semplificazioni e poi avvieremo il piano di riforme: non perché ce le chiede Bruxelles, ma perché le vogliamo e dobbiamo fare noi … Se il recovery fund non sarà ambizioso … l’Italia non sarà flessibile sul bilancio pluriennale europeo, a cominciare dal privilegio anacronistico dei ‘rebates’ … Per noi recovery fund e bilancio sono un pacchetto unico». Geniale, leggiamo: ‘a giorni approviamo …’ ma nulla si vede, si farà chi sa quando, chi sa come. E poi, facciamo le riforme perché le vogliamo fare noi … avete mai avuto figli ai quali dite: ‘non fare la scarpetta nel piatto perché se no ti do un buffettone’, e quello ‘non la faccio, ma perché ho deciso io di non farla’: Metternich, ma all’età di due anni!
E infine, dopo la sciocchezza dei rebates (di ostacolare il fatto che i Paesi che usano pochi fondi comunitari pagano anche meno contributi, una banalità solo irritante), minaccia di non approvare il bilancio, dove sono previsti i 750 miliardi e quant’altro, sui quali conta l’Italia. Rutte, mi dicono, ha ordinato una cassa di champagne grand cru Rotschil, chello ca costa e’ cchiù!
E ora ditemi che il cretino sono io che non capisco l’alta politica contian-gigginiana-tafazziana! Questa, secondo me, è gente pericolosa.

E infatti, per non smentirci, ecco un non untuoso, ma semplicemente unto messaggio della signora Mara Carfagna alla signora Merkel per farle gli auguri e celebrare il suo ‘cambio di passo’ (non so cosa significhi, ma tant’è: ho dedicato vari articoli a spiegare che non è così) determinato dal fatto che sia la Merkel che la signora von der Leyen e la Lagarde sono donne: questa sì che è lucidità politica e sociale.
E intanto una associazione strana di nome ‘L’Eretico’ si prepara a proporre una «procedura presso l’Alta Corte di Giustizia dell’Unione Europea affinché siano tutelati i diritti fondamentali che il Governo Italiano ha violato e continua tuttora a violare» imponendo le mascherine e, in prospettiva il vaccino: immagino abbiano parlato a lungo con il prof. Zangrillo. A proposito, cosa è l’ ‘Alta Corte di Giustizia dell’Unione Europea’? Preferisco non immaginare la faccia della Merkel quando dovesse leggere tutto ciò.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.