martedì, Ottobre 20

La partita a scacchi dell’Agenzia Spaziale Europea Si stanno compiendo una serie di mosse per bloccare le posizioni apicali con figure professionali non del tutto adeguate, ma dotate di passaporti che porterebbero il nostro Paese a non avere chanche per esprimere la candidatura di vertice

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Non vorremmo che la pandemia di coronavirus Covid 19 dilagante venisse usata come strumento per ritardare il doveroso rinnovo di alcune delle cariche degli enti strategici e dei grandi gruppi industriali circa 400 nomine in scadenza-, molti dei quali paralizzati o costretti alla drastica riduzione delle proprie attività. Quando ci si domanda solo superficialmente sulla opportunità di possibili manovre, c’è chi risponde più fattivamente che la necessità di assunzione di responsabilità nel collocare ai posti di comando dei manager, farà ripartire le aziende di Stato per trasformarle in campioni internazionali. C’è da sperarlo.

Siamo compiaciuti che qualche proposito già sia stato mantenuto in campo della manifattura spaziale italiana.
Ma a proposito di spazio, dobbiamo evidenziare l’avvicinamento di un fine mandato molto importante in campo europeo. Le deleghe del Direttore Generale dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), Johann-Dietrich Wörner, stanno per scadere, e -come ricorderanno i lettori più attenti-L’Indro’ segnalò tempestivamente la comunicazione che lui stesso fece ai suoi collaboratori di non essere intenzionato a ricandidarsi.
La
sostituzione del capo tedesco però è ancora piena di incognite e ogni mossa sembra schiudersi a una serie di trame che lasciano ricordare le più intricate astuzie che si tessevano nelle corti europee di due secoli fa.

Guardiamo intanto un dato oggettivo: dalla sua fondazione, avvenuta nel 1975, l’Esa è stata guidata da un Direttore Generale inglese, da un danese, da due francesi, due tedeschi e un italiano, Antonio Rodotà; quest’ultimo ne è stato il capo da giugno 1997 all’ormai lontano 2003.
Che sia
venuto il momento di riportare l’Italia alla guida dell’organizzazione internazionale composta da 22 Stati membri, è ormai certo.
Nell’ente si governano programmi e attività fortemente accresciuti dal forte investimento concretizzato nell’ultimo consiglio ministeriale di Siviglia. In un momento così difficile per l’economia, far mantenere la barra a un Paese che determina la politica spaziale è un messaggio ben più forte che affidarla a nazioni satelliti, per esempio il Lussemburgo, che restano comunque agganciati e sudditi di potenze più schiaccianti.

Qualcuno tra Parigi e Berlino lo sa così bene che proprio per questo sta giocando con una scaltrezza disarmante una partita che potrebbe modificare pesantemente gli equilibri e gli assetti delle attività spaziali europee. E anche oltre.

Ma perché tanta attenzione? Il compito di Esa, di cui l’Italia è terzo contributore dopo Germania e Francia, non è solo quello di delineare i programmi europei di esplorazione del sistema solare e dello spazio profondo, ma la sua mission punta anche allo sviluppo di tecnologie e servizi satellitari e alla promozione delle industrie europee. Le attività statutarie dell’Esa sono finanziate con il contributo economico dei Paesi europei che vi aderiscono non tutti facenti parte dell’UE- calcolato in base al prodotto interno lordo di ciascuna nazione. Oltre a ciò, l’Esa conduce i programmi opzionali, che sono di decisione e di spendibilità dei singoli partecipanti. In sostanza, l’agenzia regola la capacità di ogni Stato membro di restare nella stretta cerchia delle Nazioni più avanzate.

Le cariche e gli incarichi, come è comprensibile, fanno parte di un complesso sistema di bilanciamenti su cui possono innestarsi delle trappole insidiose, che vedono coinvolte non solo le cancellerie di quasi tutta Europa, ma anche le diplomazie più argute e le Forze Armate maggiormente attente a proteggere le tecnologie e le difese nazionali e continentali.

Il meccanismo di governo dell’agenzia europea si basa dunque su una serie di contrappesi che ne articolano la governace: il Direttore Generale viene eletto dal Consiglio, a cui risponde ciascun singolo settore di ricerca con un proprio direttorato.

Ora, ci giunge voce che, proprio in questa disorientata fase storica dominata dalla tempesta sanitaria, si stanno compiendo una serie di mosse per bloccare quelle posizioni con figure professionali non del tutto adeguate, ma dotate di passaporti –chi addirittura con una doppia cittadinanza- che porterebbero il nostro Paese a non avere chanche per esprimere la candidatura di vertice.

Il gioco è sottile e alcuni abili faccendieri stanno architettando quello che potrebbe essere un danno molto forte per l’Italia: riduzione di commesse, assottigliamento di competenze, fughe di cervelli verso lidi più lontani.

E allora, dal più profondo del cuore ci viene da domandarci quanto l’Italia sia determinata al concorso della prima posizione dell’Agenzia, nel reale controllo delle proprie competenze e della sua crescita, in un comparto tra i più invidiabili e qualificanti del mondo.
Poichè l’Esecutivo nazionale sta tenendo in grande considerazione le attività spaziali del Paese e ne ha compreso tutta la valenza politica, economica e strategica, ci aspettiamo che, nonostante le grandi difficoltà in cui oggi possono versare le nostre imprese, sarà cura del Governo seguire con la massima attenzione lo scenario che si sta presentando, trasformando le inequivocabili minacce in straordinarie opportunità.
Più che dare semplicistici suggerimenti a chi sta dipanando una matassa così arruffata, da queste righe porgiamo il massimo sostegno al suo operato, nell’auspicio che vengano smascherati gli intrighi e che vengano emarginati i cinici affaristi di cui è pieno lo scacchiere europeo.

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