domenica, Novembre 17

La parabola discendente dello Stato Islamico: 3 anni che hanno cambiato il mondo

0

29 giugno 2014, Abu Bakr al Baghdadi, dalla moschea Al-Nuri di Mosul, si auto-proclama Califfo dello Stato Islamico. Prima di quella data, si parlava di ISIS (Islamic State of Iraq and Syria) . Nato nel mese di gennaio 2014, ISIS è una scheggia di Al Qaeda;  un gruppo militante jihadista attivo in Iraq e Siria, influenzato dal wahhabismo.

29 giugno 2017, al Baghdadi potrebbe essere morto -davvero, dopo due falsi annunci-, lo scorso 28 maggio per mano russa, e la moschea non esiste più, è stata rasa al suolo il 21 giugno, fatta saltare in aria dall’ISIS stesso. Come ha commentato il premier iracheno Haider al Abadi, la distruzione della moschea da parte dell’ISIS è il segno che l’ammissione dell’ISIS della sua fine.

In effetti la moschea -che si trova nella zona orientale della città, celebre per il suo minareto pendente di 45 metri, costruita tra il 1172 ed il 1173-, tre anni fa era diventata il principale simbolo dell’Isis in Iraq, e la sua distruzione, forse casualmente per mano dello stesso Stato Islamico, si carica di un potere simbolico potentissimo. L’inizio e la fine. Inizio e fine in una parabola di 3 anni.

Tre anni densissimi, che hanno cambiato il mondo, e che certo sono sembrati una eternità, ma pur sempre 3 anni. Certo, lo Stato Islamico, come sottolineano tutti i commentatori, è tutt’altro che finito, ma quello Stato Islamico nato il 29 giugno di tre anni fa è finito. L’entità statuale è stata una parentesi. Quel che resta è potente, forse formidabile, e forse molto di più di un territorio, più una ‘banale’ espressione geografica, è una cultura, è ‘il fenomeno Stato Islamico’, come ci spiega l’analista strategico Claudio Bertolotti. Una ‘cultura’ di terrore, molto più preoccupante dello ‘Stato’ del Califfo. Di quell’entità restano, poi, una parte degli uomini che l’hanno costruita, le seconde file, la manovalanza, il cui futuro –come ci spiega l’analista militare Denise Serangelo– potrebbe stare in un ritorno alle orgini ed è opportuno che velocemente s’imponga come un problema ai vertici politici e militari degli Stati che l’ISIS lo hanno combattuto -e non sembra sia così.

Abu Mohammed al-Adnani, allora portavoce di ISIS, in un audio diffuso dai siti jihaidisti l’11 giugno, dichiarava che tutti gliarmatidi ISIS presenti in Iraq si sarebbero presto diretti su Baghdad, e sulle città di Karbala e Najaf, all’interno della roccaforte sciita irachena. «Infurieremo su Baghdad, Karbala e Najaf.  Dunque siate pronti. Non cedete il territorio che avete sottratto agli sciiti, a meno che non se lo riprendano camminando sui vostri cadaveri. Marciate su Baghdad. Dio non voglia che il disgraziato popolo sciita possa vincere su di voi. Come potrebbero, se sono politeisti? Non fermatevi prima di aver raggiunto Baghdad e Karbala. Siate pronti! L’Iraq diventerà un inferno in terra, per gli sciiti e per gli altri eretici», affermava tra l’altro in questo intervento che L’Indro’ pubblicò il 16 giugno 2014 e che merita rileggere per intero perchè l’estratto coglie alla perfezione la vera natura della missione di ISIS, o meglio la sua crociata contro l’Islam sciita.

In questa battaglia lo Stato Islamico ha usato donne  asservite o reclutate a seconda dei casi, in numero crescente nel corso del 2014 e 2015 tra le fila dei combattenti con motivazioni diverse–   e bambini -nel tentativo di forgiare la prossima generazione di terroristi jihadisti-, forte della carica ideologica e dell’enorme potere finanziario e la stupefacente capacità gestionale dei proventi derivante da finanziamenti dai Paesi del Golfo ma non solo, contrabbando di petrolio e traffico di opere d’arte con annesso genocidio culturale da un lato, dall’altro anche le tasse imposte sui territori controllati, anche ricatti e crimine organizzato, e in ultimo azioni commerciali sul modello della mafia, e, secondo alcuni analisti, anche con il supporto -finanziario- e la complicità non solo di alcuni Stati del Golfo, ma anche di potenze come Stati Uniti e Truchia.

La mappa del raggio d’azione dell’ISIS apparve chiara fin da subito ai corrispondenti e analisti locali come Catherine Shakdam la quale, 5 giorni prima di quel fatidico 29 giugno, scriveva in un servizio per il nostro giornale, “ISIS mira all’incontrastato dominio non solo della Siria e dell’Iraqma anche del Levante, una macro-regione che comprende LibanoGiordaniaCiproPalestina e Turchia meridionale. Se le campagne militari irachene del gruppo -in Siria e in Iraq- sono ancora in fase di sviluppo, gli altri Paesi della regione hanno ottime ragioni per seguire attentamente i progressi dei miliziani di ISIS, perché ognuno di loro rischia di essere il prossimo obiettivo della lista”.

Poi l’ISIS ha iniziato colpire l’Occidente, anzi, la causa ISIS ha trovato seguaci in Occidente, in primis in Europa nei confronti della quale le mire dell’organizzazione sono state chiare a partire dalla sua affermazione in Libia, per cause interne ed esterne. Dal giugno 2014, anno in cui lo Stato Islamico si è autoproclamato, al giugno 2017, ci sono stati 51 attacchi terroristici compiuti da 65 attentatori in 8 Paesi del mondo. Il Paese che ha subito il maggior numero di attentati è stata la Francia con 17 azioni terroristiche, seguita da Stati Uniti (16), Germania (6), Regno Unito (4), Belgio (3). Nei 51 attacchi sono morte 395 persone e ne sono rimaste ferite 1.549 (il dato esclude il numero degli attentatori), secondo quanto emerge da un Rapporto ‘Fear Thy Neighbor. Radicalization and Jihadist Attacks in the West’, realizzato dall’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale) in collaborazione con il Programma sull’estremismo della George Washington University e l’International Centre for Counter–Terrorism dell’Aia.

Ma i maggiori teatri di guerra dei terroristi salafisti non sono i Paesi occidentali. Lo scontro tra democrazia, civiltà e terrorismo si sta consumando in Siria, Iraq, Afghanistan, Yemen, Somalia, Mali, Nigeria, Kenya, Libia.

Dopo 3 anni l’ISIS, il figlio radicale di Al-Qaeda -le diverse strutture ideologiche tra le due organizzazioni già chiare nel 2014 si sono confermate nel tempo ma il corso degli eventi le ha di fatto rese ininfluenti- si prepara a ritornare allacasa paterna’, le dinamiche di questo futuro restano da capire, la convergenza IS – Al Qaeda potrebbe essere formidabile.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore