sabato, Settembre 21

La pace secondo l’Islam "La pace è una delle situazioni vissute dallo Stato e dalla società: è l’origine e le sue sentenze sono naturali"

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Nabil Al-Fouly Mohamed Munji, docente presso la Facoltà di Scienze Islamiche all’Università di Sultan Mohamed Fateh di Istanbul, da un trentennio studia l’Islam come si è evoluto nei Paesi islamici e come è vissuto epensato in Occidente

Con Nabil abbiamo avuto la possibilità di fare una approfondita riflessione sul concetto e la pratica della guerra in riferimento a come l’Islam si è palesato sulla scena internazionale negli ultimi anni. In questa seconda parte con Nabil discutiamo di pace e di come l’Islam si pone nel rapporto con le altre religioni.

 

Professore, cosa dice la religione islamica a proposito del ‘takfir‘ (considerare i non musulmani come infedeli)?

Il ‘takfir‘ è relativo. Ogni persona che non crede in qualcosa è ‘kafir‘ (infedele, miscredente) per esso. ‘Kafir‘ significa miscredente, e nelle lingue europee, si sono prese le due parole credere ‘believe‘ di origine germanica, che significa concordare un’idea oppure condividere l’idea di qualcuno e miscredere ‘disbelieve‘ che significa disapprovare. Questo è il significato di ‘kufr‘ in Islam. Maggiormente, l’esito di questa considerazione è giudizi che appartengono alla vita inferiore, ma sono legati alla fede islamica secondo la quale Dio giudicherà gli esseri umani dopo la morte per la loro fede e la loro miscredenza. La maggior parte dei giudizi che descrivono il non musulmano come ‘infedele’ (‘kafir‘) sono familiari; per esempio è vietato che una ragazza musulmana si sposa di un non musulmano, come è vietata l’eredità tra il musulmano e il non musulmano, ecc. 

‘L’Islam è una religione di terrorismo’, così l’Occidente ha reagito agli anni di terrore islamico. Esistono elementi  nel Corano e nella Sunnah che smentiscono tale ‘condanna’?

Definire l’Islam come una religione di terrorismo è un’inserzione pubblicitaria ingiusta prodotta da alcuni rivali che hanno l’intento di fare il mondo odiare l’Islam ed i musulmani. L’odio per l’Islam è dovuto anche ad attitudini, spesso irragionevoli, di alcuni musulmani. E’ strano che quest’accusa non sia stata rivolta al Cristianesimo benché i tribunali indagali avessero commesso reati in Spagna con la cura di preti, malgrado ciò che avessero fatto gli invasori delle due Americhe Settentrionale e Meridionale con una presenza religiosa esplicita, e nonostante ciò che avessero fatto i colonizzatori europei in Algeria, Libia e in decine di Stati con la benedizione di fedeli dell’evangelizzazione cristiana. Nemmeno sono stati condannati il Buddismo e l’Induismo anche se avessero compiuto dei reati malvagi contro i musulmani in Myanmar, India, Kashmir, ecc… Ciò significa che si ha l’intento di stravolgere l’immagine della religione islamica. Direi che in genere le religioni non invocano la violenza, e nemmeno fanno appello all’ingiustizia. Tuttavia, alcuni musulmani, ed altri, si indirizzano verso un’interpretazione radicale della religione che viene utilizzata da alcuni malintenzionati. Tutto ciò significa che ‘al-jihad‘ è un atto islamico legittimo di grande importanza, anzi è una legge completamente realistica. Quando il musulmano pratica la guerra com’è praticata più o meno dalla maggior parte delle nazioni non deve spogliarsi del regime etico islamico e non deve nemmeno scendere al comportamento animale che purtroppo contraddistingue la maggior parte delle guerre antiche e moderne. 

Com’è possibile correggere l’immagine negativa che si è venuta formare in Occidente dell’Islam?

Chiedo ad ogni persona che intende conoscere l’Islam, le sue verità e le sue leggi, di leggere le fonti islamiche più significative astenendosi da quelle prodotte dai media e dagli autori rivali e sviati. Chiedo questa giustizia. Se si adotta questa metodologia di esplorazione delle verità che riguardano l’Islam o altre religioni, sarà individuato il metodo giusto di apprendimento e di conoscenza. E’ il fondamento su cui si basa la correzione degli errori. Noi non potremmo controllare le etiche degli individui quando sono mossi da un entusiasmo condotto dall’ignoranza e dall’estremismo contro il prossimo. Nemmeno è possibile frenare politiche ed istituzioni nel momento in cui fondano i propri interessi sullo stravolgimento dell’immagine altrui. Nella mia risposta a questa sua domanda, non vorrei essere solo un oratore che invoca i radicali alla giustizia, e che chiede agli Stati e alle istituzioni di attuare politiche più ragionevoli; ma scongiuro tutte le persone che ricevono informazioni su qualsiasi religione, Stato o personaggio ignoto di richiedere le prove per essere certi che quelle informazioni sono vere. 

Quali sono le istruzioni della religione islamica per costruire società pacifiche? 

In origine, l’Islam stabilisce società pacifiche, ma che sono pronte a difendere i propri diritti con forza estrema; perciò il Corano scongiura i musulmani di essere forti in ogni caso, e ha chiarito esplicitamente la ragione. E’ un deterrente per l’avversario; cioè possedere la forza non serve a praticare la violenza bensì è utile per essere temibili dall’avversario. Ma viene utilizzata quando è necessario. Il Corano afferma: “Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete (raccogliere) e i cavalli addestrati, per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro e altri ancora che voi non conoscete. Tutto quello che spenderete per la causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati”. Il Corano accenna la forza in maniera generica. E poi menziona un esempio di forza dell’epoca quale i cavalli. E’ un deterrente per l’avversario. Perché se si è forti e cauti, l’avversario non penserà alla follia della guerra. 

Come definisce l’Islam la pace?

La pace è una delle situazioni vissute dallo Stato e dalla società: è l’origine e le sue sentenze sono naturali; cioè le azioni umane in pace non hanno nessuna peculiarità e non sono un obbligo generico innaturale. Perciò, le leggi e le sentenze della pace sono precise e permanenti mentre le sentenze della guerra hanno delle eccezioni dottrinali ed attitudinali. Per esempio, la modalità di preghiera in guerra diviene diversa da quella in pace per lo scopo di proteggere i guerrieri da ogni pericolo. Dire bugie al nemico e imbrogliarlo – diversi dal tradimento e dalla mancanza di rispetto alla promessa – diventano possibili strumenti nel momento in cui si vogliono mantenere gli interessi. E nemmeno si applicano le sentenze penali in battaglia. E la guerra, ossia la frattura della pace, avviene soltanto attraverso un attacco o un aiuto ad attaccare. Perciò le relazioni tra lo Stato islamico, e non, aderiscono sostanzialmente all’innocenza, e non all’accusa, cioè alla pace, e non alla guerra. 

Secondo Lei, com’è possibile costruire un proficuo dialogo inter-religioso?

A mio parere, prima di dare avvio ad ogni dialogo inter-religioso, occorre valutare le esperienze di dialogo precedenti con lo scopo di individuare la parte vincente e le ragioni della sua vittoria. Si deve anche identificare la parte sconfitta e le ragioni della sua sconfitta. A questo punto si parte da basi sane. Pare che una delle questioni importanti di questi dialoghi sia stabilire obiettivi prima che ci si dà avvio. E non occorre escludere da ciò nessun obiettivo fin quando serve qualche principio. Bisogna anche liberarli dal controllo delle parti e degli enti che sviano il percorso di dialogo per ottenere benefici particolari. Per lo più, ci si devono presentare esponenti religiosi ed intellettuali di buona fama; in questo modo queste iniziative possono avere successo. Per raggiungere gli obiettivi per i quali si tengono i dialoghi tra i rappresentanti delle religioni, si deve oltrepassare i complimenti e le etichette e concentrarsi su questioni sostanziali Spero di non andare fuori tema affermando che tra gli obiettivi più importanti su cui si deve concentrare il dialogo inter-religioso vi è la formazione di un fronte internazionale di rappresentanti di tutte le religioni con lo scopo di difendere le libertà e i diritti dei popoli, frenare la tirannia e il totalitarismo, indagare e difendere i diritti delle minoranze religiose tramite lo scambio, istituire facoltà universitarie per mettere in paragone le religioni, rivitalizzare il patrimonio religioso che invoca questioni positive e condividere la difesa della vera immagine di qualsiasi religione contro coloro che intendono stravolgerla, e così via. 

 

[La prima parte è stata pubblicata ieri, 22.08.2019]

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