lunedì, Settembre 23

La nuova via della Seta e i pericoli nell’Asia centrale

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La Cina sogna in grande e non vede l’ora di realizzare la nuova Via della Seta che la collega all’Europa e all’Africa. L’obiettivo di Pechino è quello di creare un ipermercato di dimensioni pari a 10 volte quelle del mercato Usa nel giro di una ventina d’anni con la One Belt, One Road (Obor) Initiative, che non è altro che il nome ufficiale del progetto di integrazione infrastrutturale lanciato nel 2013 per collegare (fisicamente) in modo più efficiente tre continenti (Asia, Africa ed Europa).

Due le direttrici, una marittima (Msr – Maritime Silk Road) e una terrestre (Sreb -Silk Road Economic Belt) integrate da vari ‘corridoi’ (Cina-Mongolia-Russia; Cina-Pakistan ecc.), per creare un’unica gigantesca grande piazza nella quale scambiare le merci in modo più rapido, efficiente e meno costoso. Le aziende cinesi premono per conquistare nuovi mercati, chiusi per troppo tempo. Il governo ora chiama a raccolta il mondo dell’imprenditoria per andare all’estero, aprirsi per ottenere nuove tecnologie e tecniche, ampliare soprattutto le proprie competenze in ambito finanziario e gestionale.

Ma il rischio è dietro l’angolo. Infatti se si guarda bene la cartina, i problemi sono ben chiari. Diverse le aree a rischio su cui dovrebbe passare la nuova Via della Seta, tra cui il Pakistan. E proprio qui sembra che a mettere i bastoni tra le ruote siano i separatisti.

(video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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