giovedì, Dicembre 12

La nuova, vecchia Eurasia

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Almaty – Il 29 maggio scorso, riuniti nella capitale kazaka Astana, i leader di Bielorussia, Russia e Kazakistan hanno partecipato alla cerimonia della firma del trattato che sancisce la nascita dell’Unione Economica Eurasiatica (UEE), il progetto che unirà i tre paesi che prima erano uniti da un’unione doganale. Alcuni parlano di grande successo, altri di rinascita dell’URSS. Questo accordo è una pietra miliare nella storia diplomatica del nuovo secolo, dopo l’Impero russo del diciannovesimo secolo e l’Unione sovietica del ventesimo. Secondo la volontà dei presidenti Alyaksandr Lukashenka, Vladimir Putin e Nursultan Nazarbayev, l’UEE coprirà molti settori delle economie dei tre Paesi, ma non entrerà negli affari politici e diplomatici. I pubblici ufficiali presenti alla firma hanno ricordato le somiglianze tra UEE e Unione Europea, dimenticando la forte componente di integrazione politica che coinvolge i 28 Paesi europei. I leader eurasiatici invece pongono l’accento sull’aspetto economico.

L’accordo arriva dopo mesi di negoziazioni e tagli al documento presentato mesi fa. Da duemila pagine, infatti, si è passati a circa seicento. Moltissimi gli aspetti regolati dal trattato, che dovrà essere ratificato dai parlamenti di ciascun Paese entro l’entrata in vigore, il 1° gennaio 2015. A livello diplomatico, i massimi livelli governativi sono molto contenti di essere riusciti nell’impresa di trovare un accordo economico. Le popolazioni, invece, non sono molto soddisfatte di essere coinvolte in un progetto che non sentono proprio. L’opposizione principale viene dal Kazakistan, dove numerose proteste e forum anti-eurasiatici sono stati organizzati negli scorsi mesi. Nei giorni della firma, circa 20 persone sono state arrestate ad Astana, per avere organizzato una marcia indossando mascherine igieniche. Secondo gli attivisti, «l’UEE è un virus, contro il quale il Paese e il popolo deve difendersi per conservare la sovranità».

Un’accurata analisi della protesta può servire a comprendere due dinamiche che si siviluppano in parallelo con la firma dell’accordo. Dal punto di vista domestico, il governo kazako ha permesso l’organizzazione di diverse forme di proteste al sapore anti-eurasiatico, durante un periodo di dura repressione di altre forme di protesta anti-governativa e di censura sulla stampa indipendente. La sensazione percepita nel Paese è che l’insoddisfazione popolare verso l’UEE sia stata utilizzata da Astana per avanzare i propri dubbi durante le negoziazioni con Mosca. Le parti non hanno dimostrato alcuna propensione a ritardare la firma, il che testimonia il raggiungimento di un compromesso tra Russia e Kazakistan. Il tutto si è giocato nei mesi precedenti, dalla settimana della firma in avanti il governo ha fatto capire, con arresti e ulteriori restrizioni, che le proteste contro il progetto eurasiatico non saranno più tollerate.

Dal punto di vista diplomatico, come già detto, le proteste sono servite a migliorare la posizione negoziale del Kazakistan, il partner più debole del trio. Nonostante abbia un PIL pro capite molto più alto rispetto alla Bielorussia, il Paese centroasiatico si trova in nella parte centrale della catena produttiva industriale e agricola per quanto riguarda i due settori principali delle economie eurasiatiche. In più, le risorse naturali sono la fonte di reddito principale e in questo campo, la competizione con la Russia potrebbe non essere fruttifera per Astana. La produzione agricola e industriale bielorussa, invece, rende Minsk un partner “complementare” alla superpotenza russa. È chiaro infatti, che l’accordo è fondamentalmente sbilanciato in favore di Mosca, che beneficerà di un mercato allargato e dei futuri accordi di scambio bilaterali del Kazakistan in Asia.

Un’altra questione spinosa dal punto di vista delle relazioni commerciali dell’UEE con l’estero è l’entrata del Kazakistan nell’Organizzazione Mondiale per il Commercio. Nel 2010, mentre si preparavano i documenti per l’Unione Doganale, Putin aveva puntato i piedi chiedendo all’OMC il permesso di accedere come ‘blocco commerciale’ insieme a Bielorussia e Kazakistan. Dopo che l’Organizzazione ha rifiutato la proposta, Mosca ha deciso di continuare con la procedura d’accesso da sola, mentre Bielorussia e Kazakistan sono state lasciate indietro. La Russia è entrata nell’OMC nel 2012 e il Kazakistan prevede di accedere nei prossimi due anni. Questa situazione di limbo tra diversi standard commerciali e blocchi economici rischia di rendere più difficili i rapporti tra UEE e i Paesi vicini, tra i quali Kyrgyzstan e Armenia, che dovrebbero ultimare le negoziazioni per l’accesso all’UEE entro la fine dell’anno. Bishkek e Yerevan fanno già parte dell’OMC da più di dieci anni e questo potrebbe creare ostacoli alle relazioni commerciali transfrontaliere tra UEE e Paesi terzi, visto che dovranno obbedire a diversi standard.

Un’ulteriore risvolto diplomatico dell’ingresso dell’Armenia si è palesato durante il meeting di Astana, durante il quale Nazarbayev ha ammonito l’omologo armeno Serž Sargsyan, dicendo che «l’Armenia entrerà a far parte del blocco commerciale eurasiatico senza il Karabakh, alle stesse condizioni imposte dall’OMC». Il presidente kazako, infatti, non vuole incrinare i rapporti con l’Azerbaigian, che contesta l’occupazione della regione montagnosa del Karabakh da parte dell’Armenia in un conflitto che dura fin dall’indipendenza del 1991. La Russia, inoltre, sembra pronta ad accogliere i due nuovi membri attraverso ingenti investimenti negli ultimi dodici mesi, grazie ai quali si è aggiudicata buona parte dell’industria energetica di entrambi i Paesi. Il debito verso la Russia manterrà Armenia e Kyrgyzstan nelle mani di Mosca.

In questa unione, definita ‘un matrimonio tra ineguali‘, è chiaro che la parte che si sente più lesa sia il Kazakistan, dove gli oppositori verso l’accordo lamentano la perdita dell’indipendenza e della sovranità del Paese. Le loro proteste, tuttavia, non sono mirate all’establishment governativo di per sé, ma solamente alla politica eurasiatica. «Il presidente ha preso una serie di abbagli negli ultimi anni», questa è la frase che si sente ripetere tra gli esperti in Kazakistan che supportano il governo. Abbagli, sviste o errori, la firma del trattato non ha coinvolto le popolazioni dei tre Paesi e difficilmente aiuterà l’emancipazione economica e commerciale dei partner più deboli di questa unione, che non si dovrebbe definire ‘sovietica’, ma resta fortemente ancorata nelle dinamiche politiche ed economiche del passato.

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