giovedì, Dicembre 12

La nuova ‘prevalenza dei cretini’ illustrata al popolo

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Questa nostro narrazione sia teorica che pratica de ‘La nuova ‘prevalenza dei cretini’ (cinque puntate, intanto, poi si vedrà, ché il tema è smisurato) è patentemente ed orgogliosamente ispirata a ‘La prevalenza del cretino’, edito da Mondadori, fondamentale ‘summa’ non solo letteraria di Carlo Fruttero e Franco Lucentini. La coppia di intelligenti, grandi, spiritosi ed eclettici scrittori (c’è profonda, ontologica differenza tra scrittori e scriventi) propose quell’opera (forse quell’’Opera’) come individuazione di questa tipica sindrome italiana, e viaggio alla sua scoperta. Spiegano icasticamente nella prefazione a ‘Il cretino in sintesi’: «Il cretino è imperturbabile, la sua forza vincente sta nel fatto di non sapere di essere tale, di non vedersi né mai dubitare di sé. Colpito dalle lance nostre o dei pochi altri ostinati partecipanti alla giostra, non cadrà mai dal palo, girerà su se stesso all’infinito svelando per un istante rotatorio il ghigno del delirio, della follia».  Era il 1985. Oltre trenta anni dopo il morbo non si è arrestato, anzi nuovamente e più che mai infuria a tutti i livelli. Secondo Montesquieu «un’opera originale ne fa nascere cinque o seicento altre, queste servendosi della prima all’incirca come i geometri si servono delle loro formule». Così Leonardo Sciascia introducendo il suo ‘Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia’, direttamente ispirato da Voltaire con il suo ‘Candide’. Similmente noi, ispirati da quei due grandi (Fruttero e Lucentini, intendiamo, ma anche Voltaire e Sciascia non scherzavano, e se per questo neppure Montesquieu), rifacendoci a loro e provando a continuarne l’azione, teniamo ad illustrare al popolo per l’appunto la nuova ‘prevalenza dei cretini’, indicandone protagonisti e comportamenti… A scopo conoscitivo, intanto. E conseguentemente, ed utilmente, difensivo.

Essendo fondamentale requisito dei cretini che allignano, occupano, ammorbano spazi e tempi, e affetti e lavoro, della gente normale, di noi che magari non saremo sveglissimi (tanto che dei cretini continuiamo a cadere vittime) ma cretini non siamo, e dunque, come dicevamo, essendo essenza fondamentale dei cretini non accorgersi di esserlo, e ugualmente procedere tronfi nelle proprie miserabili e ridicole vite e attività, la più grande opera di misericordia che si possa compiere è di farlo sapere. Far sapere anzitutto a loro, esattamente, precisamente, personalmente, inequivocabilmente che sono dei cretini. «Lei è un cretino, si informi» suggeriva spietato Antonio De Curtis, Totò. Spietato e cioè, nella fattispecie, con il massimo della pietà possibile. Per loro e per noi, per tutti noi, presumibilmente non cretini, che non ne possiamo più. Per quanto i cretini siano in genere talmente cretini da venire spesso rapidamente in uggia anche agli altri cretini. Ingrati e maleducati, e dolosamente dannosi quando vi si abbia a che fare per qualsiasi ideale o pratico motivo, dominano ormai l’intero panorama politico, economico, informativo, gli ‘affari’ e la sfera dell’affettività. Lo sfruttamento pervicace ed ostinato degli altri è loro caratteristica specifica di cui, essendo cretini, a volte non si rendono neppure conto, coniugandosi con specifica incapacità e presunzione professionale priva di espiazione. A volte, quando sono cretini ma non stupidi, invece sì, difendendosi da sé e dagli altri con il fare orecchie da mercante. Il che, naturalmente, è non secondaria aggravante.

Così in ogni campo sociale, imprenditoriale e non ultimo della comunicazione e del giornalismo, nazionale o locale che sia, i cretini sfruttano senza rispetto lavoro e disponibilità altrui, essendo sostanzialmente riuniti in genìe e drappelli di ingrati maleducati. Immonde ‘qualità’ che possono degenerare in cretinaggine, ché ‘la sindrome del cretino’ può anche essere il ‘derivato’ di altre malattie come quelle appena indicate, sorta di ‘Aids intellettuale e morale’, non morbo in sé ma abbassamento delle ‘difese immunitarie’ che rende vulnerabili a tutti gli altri morbi. Che divengono così mortali. Per loro, i cretini, ma coinvolgendo nei danni di riflesso tutti, tutti, ma proprio tutti gli altri. A cominciare dai più prossimi, i ’vicini’ della cui benevolenza usano e abusano finché non si pone finalmente loro freno. Ma stiano attenti, ché la rabbia dei miti umiliati e offesi può essere furibondo maglio, anche se dovrebbe essere in primo luogo quanto rimanga delle loro coscienze a rimordere, facendo passare le pene dell’inferno cui sono comunque destinati, rodendone quanto rimanga delle loro anime di felloni, e del caso pure delle flaccide carni. Possiamo utilmente far nostre, indirizzandole a quei cretini, le parole dell’Ispettore Callaghan di Clint Eastwood «La mia benevolenza è una condizione transitoria. Quindi, ringrazia il mio buoncuore e non tirare troppo la corda!».

Considerato che, come esposto, per il cretino «il cretino è sempre un altro’», l’autore della presente ‘Invettiva contro i cretini’ mette pure in conto che descrivendo il cretino possa avere parlato anche di sé medesimo.

1 Continua

 

Per tutto Agosto 2016 Gabriele Della Rovere sospende su ‘L’Indro’  ‘il Contrappunto’ (da lunedì a giovedì) e ‘Strapaese delle meraviglie’ (al venerdì). Offre invece ogni settimana, in cinque puntate, una diversa ‘Operetta immorale’. La prima ha per tema ‘La nuova ‘prevalenza dei cretini’’. I suoi abituali temi, anche di politica e attualità, potranno comunque essere in queste presenti e proposti.

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