domenica, Novembre 17

La nuova Guerra Fredda: de facto o esagerazione? Vecchi spettri all'orizzone. Ma è davvero così? parola all'esperto Jeremy Friedman

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Il 9 novembre 1989, il Muro di Berlino, quel triste simbolo della vergogna che dalla Guerra Fredda aveva diviso il quartiere Est dal quartiere Ovest della città, vide la fine per mano dei berlinesi accorsi ad abbatterlo, fieri, per chiedere la pace e la libertà. Il 24 ottobre 2014, a quasi 25 anni dalla sua caduta, il presidente russo Vladimir Putin ha parlato davanti a un pubblico in estasi, in occasione del Valdai International Discussion Club nella città di Sochi, descrivendo quali siano gli strascichi che ancora oggi la Guerra Fredda stia portando con sé. «La Guerra Fredda è finita, però non si è conclusa raggiungendo la pace, con accordi chiari e trasparenti sul rispetto delle regole o con la creazione di nuovi standard», ha dichiarato il presidente russo.

Putin ha proseguito il suo discorso insinuando che gli USA siano tornati esattamente alle mosse politiche della Guerra Fredda per rinforzare la loro immagine nel panorama internazionale. In particolare, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno cercando un nuovo capro espiatorio: «Poco importa chi prenderà, nella loro propaganda, la nuova posizione di ‘centro del male’, che ai tempi era spettata all’URSS. Potrebbe essere l’Iran, Paese alla ricerca di nuove tecnologie nucleari, o la Cina, la potenza economica mondiale, o forse ancora una volta la Russia, la superpotenza nucleare». E mentre i rapporti Oriente-Occidente s’incrinano sempre più, continuano i giochi di potere delle super potenze che intessono linee parallele con la Guerra Fredda.    

In una intervista recente, Mikhail Gorbaciov – leader dell’Unione Sovietica – ha annunciato una nuova Guerra Fredda. Sollecitando il ritiro delle sanzioni imposte alla Russia dagli Stati Uniti e dall’UE, in concomitanza con la crisi ucraina, il politico sovietico, in un’intervista al Russia & India Report’ pubblicata a Ottobre, ha dichiarato: «Non possiamo arrenderci. Non possiamo permetterci di affondare in una nuova Guerra Fredda».

Parole simili sono giunte dal presidente finlandese Sauli Niinistö, che in un’intervista del 5 Novembre al The Guardian’ ha espresso la stessa preoccupazione: «Temo che siamo sempre più in prossimità di una nuova Guerra Fredda». Una riflessione avallata altresì dalle numerose presunte violazioni da parte delle forze militari aeronautiche russe.  

Insomma, sono ormai sempre più frequenti i cenni alla Guerra Fredda da parte dei leader mondiali. Lo testimoniano i titoli di giornali e le analisi che continuano a saltare fuori sulla scena mondiale. Ma siamo davvero ai preludi di una nuova Guerra Fredda, o stiamo rifuggendo al sensazionalismo di un simile avvenimento? “Personalmente, non farei dell’attuale crisi diplomatica il sinonimo di ‘nuova Guerra Fredda’, perché la Russia non ha i mezzi, tanto meno la volontà, di offrire nuovi stimoli agli USA a livello mondiale”, ha dichiarato in un’intervista a L’Indro, Jeremy Friedman, direttore associato del Brady-Johnson Program in Grand Strategy alla Yale University e docente universitario di storia sovietica.

Per i giovani lettori, la Guerra Fredda fu una resa dei conti decennali tra USA e Russia, in cui ciascuno lottò per accaparrarsi il ruolo di prima potenza mondiale. Si chiamò così perché, se da un lato aveva tutti gli aspetti di un conflitto, dall’altro non si concretizzò mai in un conflitto militare vero e proprio tra i due blocchi internazionali.

Nonostante le attuali tensioni diplomatiche abbiano raggiunto un picco significativo, che non si era più visto dai tempi della Guerra Fredda, resta comunque un’impresa ardua riuscire a fare il punto della situazione ‘parlando in quella stessa lingua’ di quella guerra. Il mondo non può più essere descritto con gli stessi termini bipolari che definirono l’ordine mondiale di quel pezzo di storia. “Sicuramente, i rapporti tra Russia e Stati Uniti si sono ammorbiditi, e sarà così ancora per un po’. C’è sicuramente ostilità e sospetto reciproco” ha detto Friedman. Ma “la Russia non rappresenta neanche la seconda potenza mondiale, perché la posizione numero due è occupata dalla Cina. Perciò è la Cina, ora, a prendere la parte del leone del piano strategico sulla scena americana”.

Gli ultimi dati statistici della Banca Mondiale mostrano che il PIL della Russia ha raggiunto quota 2.097 bilioni di dollari nel 2013, solo un ottavo del PIL statunitense, che ammontava a 16.8 bilioni di dollari nello stesso anno. Sempre nel 2013, il PIL della Cina ha raggiunto quota 9.24 bilioni di dollari. Non  va però sottovalutato che la popolazione russa nel 2013 era a quota 143 milioni circa, contro gli Stati Uniti, con 316 milioni di persone, e la Cina, con 1.357 miliardi, secondo il Population Reference Bureau. Sulla stessa linea, la Russia si trova in terza posizione anche in fatto di spese militari 2013, che hanno raggiunto quota 87.8 miliardi di dollari per il supporto delle forze armate. Queste cifre non sono nulla in confronto ai 640 miliardi statunitensi, e neanche ai 188 miliardi cinesi, secondo i dati pervenuti dallo Stockholm International Peace Research Institute.

La vera Guerra Fredda fu segnata da un progresso senza pari nell’industria militare e spaziale, alla stregua di una competizione spietata, oltre che dall’ onnipresente minaccia nucleare. Il conflitto aveva reso ‘armato’ ogni aspetto della vita, dalle arti alle scienze, all’ingegneria. Nel tentativo di sottrarre qualsiasi potenziale beneficio di tipo militare, entrambe le potenze si impegnarono nella cosiddetta “Corsa allo Spazio”. Nel 1961, il primo cosmonauta russo Yuri Gagarin andò nello spazio. La risposta statunitense giunse presto da parte del presidente John F. Kennedy che promise di inviare qualcuno sulla Luna entro dieci anni. E infatti, nel 1969,  gli astronauti americani Neil Armstrong e Buzz Aldrin posero piede sulla Luna per la prima volta nella storia.  

La continua ricerca all’insegna di una superiorità militare, portò gli americani e i sovietici a incentivare la corsa ai tetri armamenti nucleari. Neanche le arti vennero risparmiate in questa corsa per la supremazia globale. Nel 1995, in una mostra del 1995,  The Independent dichiarò che per decenni, la CIA aveva usato le opera d’arte di Jackson Pollock e altri artisti moderni come mezzo di propaganda per la Guerra Fredda. Libertà intellettuale e creatività erano sempre in prima linea, ponendo così l’arte occidentale americana in totale contrasto con la rinomata tradizione artistica sovietica.

Dopo che l’Unione Sovietica vietò la pubblicazione del romanzo “Il Dottor Zhivago” di Boris Pasternak, la CIA intraprese un’operazione per propagare quelle pagine al di là della Cortina di Ferro, riferisce il Washington Post’ di Aprile, citando fonti d’agenzia appena dischiuse. «Questo romanzo porta con sé un forte valore propagandistico, non solo per il messaggio che racchiude e che fa molto riflettere, ma anche per le circostanze della pubblicazione: è finalmente l’occasione per i cittadini sovietici per comprendere cosa non funziona al Governo per mezzo di un’opera letteraria scritta con la penna del noto scrittore russo nel suo Paese, nella sua lingua, scritto per la sua gente» recita una nota dell’agenzia della Divisione Sovietica Russa dell’epoca, secondo il ‘Washington Post’.

Lo stallo attuale tra Est e Ovest sembra meno disposto a ispirare una innovazione profonda. “La Russia non rappresenta un reale modello alternativo politico, economico e sociale. Il ‘Mondo Libero’ non sente la necessità di dimostrare vitalità e desiderio di esistenza su tutti i fronti, davanti a un’alternativa targata Russia, proprio come accadde ai tempi della Guerra Fredda” continua Friedman. Il Direttore spiega, inoltre, che l’ispirazione per un grande cambiamento non equivale a dire ‘morte’, ma si tratta di un’ispirazione che semplicemente è diretta verso Est. “Il vero motivo di ansia e senso di concorrenza … arriva dalla Cina. Sarà proprio la concorrenza cinese a guidare l’innovazione tecnologica, e non quella russa, così come sarà la forza cinese a condurre la spinta per una più grande efficienza economica mondiale”.

Ma cosa ne è della minaccia nucleare che durante la Guerra Fredda aveva rappresentato il male? In un saggio pubblicato dal Professor Robert Levgold della Columbia University, nel numero di Lugio/Agosto di Foreign Affairs e intitolato “Il Controllo della Nuova Guerra Fredda”, il professore scrive: «Il collasso tra Russia e Occidente merita di essere chiamato la nuova Guerra Fredda… il nuovo conflitto non metterà un ‘ismo’ contro l’altro, né si spiegherà sotto la minaccia di un’Armageddon nucleare». Il professore, allerta inoltre che «se si concretizzasse una crisi del sistema di sicurezza al centro d’Europa, il pericolo di una Guerra Fredda potrebbe velocemente ritornare».

Alla domanda su una nuova possibile corsa alle armi nucleari, Friedman si è mostrato scettico. “Potrebbe accadere solo se la Russia si vedesse minacciata, ma non mi sembra che gli USA stiano tentando una simile impresa”. A prima vista, lo scontro Est-Ovest riprende una serie di similitudini impressionanti col conflitto storico. Ma gli ultimi cinquant’anni hanno cambiato il mondo e anche la diplomazia ha seguito le orme del cambiamento mondiale. “Siamo spettatori di un mondo in cui i trattati che limitano l’utilizzo delle armi e le battaglie combattute coi carri armati in territorio europeo probabilmente non hanno lo stesso senso della lotta alla superiorità, alla cyber-sicurezza, alla protezione dell’opinione pubblica attraverso i social media” dice Friedman.

E anche se, dopo tutto, noi potremmo non rappresentare i veri testimoni di una nuova alba della Guerra Fredda, la Russia e l’Occidente potrebbero essere comunque motivati a scongelare le loro relazioni diplomatiche. “A questo stadio, la belligeranza della Russia verso l’Occidente viaggia principalmente verso un pubblico nazionale piuttosto che muoversi verso l’esterno” sostiene Friedman. Infatti, dal momento che si è sancita l’annessione della Crimea alla Russia nel mese di Marzo, la famosa mossa che ha ispirato l’avvento di una nuova Guerra Fredda, il supporto elettorale per Putin è aumentato nel mese di Agosto, secondo le indagini elettorali condotte dal Levada Center, a Mosca. A detta di tutti, i consensi dell’Occidente e l’isolamento diplomatico, sembrano aver rinforzato la popolarità di Putin e segnato il senso di patriottismo della Russia.  

Intanto, i politici occidentali esercitano pressione politica sulla Russia a causa dell’annessione della Crimea e del presunto coinvolgimento nella crisi ucraina. A prescindere dal fatto che la Russia possa essere vista come una minaccia per i leader d’Europa e degli Stati Uniti, il conflitto ucraino resta una grossa questione in ambito politico. Ed è stato così sin dalla scomparsa del volo MH17 della Malaysia Airlines. Sebbene non esistano prove che fanno risalire l’attacco aereo a Mosca, i capi d’Occidente hanno esercitato una forte pressione a supporto di consensi in questa direzione.  

Ma resta il fatto che al di là degli elettorati interni, nonché la dinamica dell’asse Mosca-Washington, il mondo attuale è spaventoso, pieno di nemici condivisi. Nel suo discorso a Valdai, in un passaggio che evocava la Guerra Fredda Putin ha detto: “Ancora una volta, stiamo scivolando in un’era in cui, invece dell’equilibrio di interessi e garanzie reciproche, esiste la paura e l’equilibrio costruito su timori e distruzioni che impediscono alle nazioni di impegnarsi direttamente in una guerra”.

A questo messaggio fa eco il pensiero di Gorbaciov, che nella sua intervista al Russia & India Report’, ha suggerito un approccio più improntato all’ottimismo, simile a quel sentimento che aveva velato la caduta del Muro di Berlino 25 anni fa. «Le minacce alla nostra sicurezza esistono. Ed è vero che nuovi movimenti estremisti come lo Stato Islamico sono emersi negli ultimi tempi. È anche vero che problemi legati all’ambiente, alla povertà, alla migrazione, alle epidemie stanno andando di male in peggio. Insieme possiamo guadagnare nuovo terreno. Non sarà facile. Ma è l’unica via».

 

Traduzione a cura di Silvia Velardi

 

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