venerdì, Dicembre 13

La notte dei morti viventi 40

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Non c’ero, al Circo Massimo, ma è come se ci fossi stato. 47 anni fa invece c’ero, al Palaeur a vedere i Rolling Stones. Sono sicuro che dal confronto tra questi due concerti si può ricavare qualcosa di più della solita sequela di luoghi comuni. Una chiave di lettura  del secolo breve, magari, con uno studio sull’avvio del terzo millennio in omaggio.

Sono in treno, seduta vicino a me ci sono io, versione femminile, che torno accompagnato da mamma, o papà, a casa, dopo il concerto. Lei/io però è venuta da lontano, dal Trentino, il papà ha unito il dovere della protezione paterna nella caotica Roma a un tagliando emozionale sempre gradito, il ‘sentimental journey‘ nell’età dell’oro.

Lei e io siamo abbastanza simili, timidi e occhialuti, appassionati veri, preparati, consapevoli di cosa scegliamo di vedere. Ma la nostra condizione è agli antipodi.

Mia madre guidava la seicento azzurrina, quella sera, aveva cinquantadue anni ed era considerata una persona anziana. Era preoccupata che ci fosse un posto a sedere sicuro e che la serata non finisse troppo tardi, cose che si verificarono puntualmente e senza intoppi. Al Palazzo dello Sport, si chiamava così, il  pubblico era abbastanza folto e abbastanza curioso, saranno stati forse 5 o seimila, odore di canne assente, presenti invece diverse cravatte. Camicia a fiori per i più coraggiosi.

La scaletta non me la ricordo, ma diverse canzoni erano presenti anche in quella del Circo Massimo, ‘Satisfaction‘, ‘Ruby Tuesday‘ cantata da Mick roteando un fascio di rose rosse gettato su un palco minimale, quasi naif. Brian Jones in pantaloni rosa, folgorante.

Lei invece va al concerto perché, nel profondo, lo sente come un dovere. Un appendice allo studio delle materie scolastiche, più piacevole magari, ma di fatto è una notte al museo. Come quel film in cui Ben Stiller affrontava scheletri di dinosauro in libera uscita e personaggi storici riottosi, magicamente rianimati in esilaranti party notturni.

C’è qualcosa che mi sfugge in tutto questo. Il senso del rapporto che intercorre tra i due eventi.Tra il me del ’67 e la lei/me del 2014. Qualcosa che va oltre la musica, che confusamente segnala un fatto più importante ma che non riesco a mettere a fuoco.

Ma forse ci sono.

Il Circo Massimo ha celebrato, tramite gli Stones, una realtà ben più inquietante della sopravvivenza di un pugno di musicisti eccezionali. Ha sancito con violenza la supremazia di una generazione cannibale.

I morti viventi sono tornati per un unico, vero scopo. Riaffermare chiaro e forte a chi non l’avesse ancora capito che finchè i born in the fifties, ma anche nei sottovalutati anni ’40, sono in circolazione, non ce n’è per nessuno. In nessun campo.

Le nuove generazioni hanno rinunciato a uccidere padri e nonni così coriacei, preferendo ammirarli, studiarli e celebrarli. Troppo forti per loro.

Dove porterà tutto ciò, non saprei dirvi. Ma ho l’impressione che qualcosa non quadri.  

 

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