sabato, Dicembre 14

La necessità di farcela, ma PD e Lega non sono la stessa cosa I pentastellati dimenticano che andare a prostitute e confessarsi sono cose diverse. Il PD deve intestarsi una funzione pedagogica, cercare di ‘educare’ alle responsabilità istituzionali un gruppo a cui un terzo degli italiani si è affidato

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Una trentina di anni orsono, un parlamentare della Democrazia Cristiana mi raccontava di essere uscito con un collega, in quota Comunione e liberazione, quest’ultimo gli aveva proposto di andare a prostitute insieme ma, ricevuto il diniego, non si era scomposto: “Allora ti saluto, vado a confessarmi”.
Ora, andare a prostitute e confessarsi non è esattamente la stessa cosa, lo diciamo a beneficio del Movimento 5 Stelle che, dopo essersi lasciato alle spalle la sciagurata alleanza con la Lega (che lo avevamo detto sarebbe finita presto), punta sul Pd.

Sono tra coloro che, per necessità, guardano con favore a tale prospettiva di un governo giallorosso, tuttavia credo ci sia bisogno di pedagogia politica, che non può venire dai dirigenti del Pd, ma di certo può arrivare dai suoi elettori.

Di pedagogia necessita quella quota di dirigenti e attivisti del Movimento che alle otto del mattino si lasciano tentare dalla Lega e alle nove si rivolgono al Pd (la politica dei due forni di craxiana memoria, una delle innumerevoli rivoluzioni ‘retrò’ dei 5S), perché, vorrei spiegare, non si tratta dello stesso interlocutore. Nella loro eclettica gestione dei rapporti personali e politici, i pentastellati dimenticano, come quel deputato democristiano, che andare a prostitute e confessarsi sono cose diverse, soprattutto se accade a distanza di dieci minuti, magari avendolo programmato in anticipo, quasi come farsi una doccia dopo avere sudato abbondantemente.

I 5 Stelle devono avere chiaro che la Lega e il Pd rappresentano tradizioni politiche inconciliabili, che incarnano visioni dell’uomo opposte, la prima tutta fondata sull’individualismo, la seconda sul solidarismo. Confonderli è una mistificazione intenzionale, ma nello stesso tempo il preludio a un nuovo fallimento.
Non è una differenza da poco quella tra Lega e Pd, c’è tutto il senso dello stare al mondo, e non bisogna fare i furbi cercando di identificare con il solito Matteo Renzi l’intero partito o tutto l’elettorato che si riconosce nel filone solidaristico, perché questa è un’altra delle bugie a cui il Movimento deve parte del proprio successo. È uno strumento perfido, tale riduzionismo, un tentativo cosciente, in malafede, di collocare l’intero universo all’interno di un pentolino. Una tecnica che con l’avvento della comunicazione digitale è diventata pericolosa quando non addirittura criminale.

Gli elettori del Movimento, spesso molto istintivi (non si può rovinare un Paese con la scusa dell’esasperazione), dovrebbero ringraziare quelli del Pd, capaci di non perdere la testa nei momenti in cui tutti sembrano impazzire e si mettono a scegliere i governati sulla base di criteri infantili, come la simpatia o l’antipatia. Se oggi esiste ancora la speranza di dare una possibilità all’Italia, lo dobbiamo a questi elettori, molto migliori di chi nel partito li rappresenta da anni.
Lo spettacolo che talvolta offre il Pd al Paese è imbarazzante, e la presenza di personaggi destabilizzanti, come Matteo Renzi e il suo acritico codazzo, non facilita le cose, ma questi sono i partiti, contenitori di brave persone e di frustrati ambiziosi, gente pronta a tutto pure di trovare un grammo di potere e di visibilità, spesso avvocaticchi di paese che saltano sullo strapuntino per non morire di oblio.

Quel venti per cento di cittadini che si ostinano a votare il Pd, permettendo al Paese di respirare e oggi al M5S di passare a una fase adulta della propria temeraria esperienza politica, rappresenta la parte più responsabile dell’elettorato italiano, perché quando deposita la scheda nell’urna non pensa di fare un dispetto al politico ‘nominato’ dalla console dei Casaleggio o dal blog del comico, ma al destino della comunità nazionale. Quell’elettorato assomma la tradizione progressista di varia estrazione, dai cattolici ai socialisti, fino ai liberali, la stessa a cui dobbiamo non solo la Costituzione, ma la possibilità di resistere a quelle pazzie ingiustificate come un governo M5S-Lega, anzi, Lega-M5S, visto lo stupro sistematico cui il Movimento è stato sottoposto da Matteo Salvini, ingoiando il decreto sicurezza e la mostruosa gestione pratica dei migranti, una macchia indelebile nella storia, personale prima che politica, dei dirigenti del Movimento e di Giuseppe Conte.

In una cosa Lega e M5S sono simili, nella gestione totalitaria del partito, la prima sfacciatamente, il secondo attraverso sistematiche azioni manipolatorie, in entrambi i casi il dissenso non è ammesso.
Escludo che partiti con tali deficit possano servire la democrazia, ma il M5S può approfittare del passaggio che gli offrono oggi gli elettori del Pd, salire al volo sul predellino per disintossicarsi e imparare, finalmente, che la realtà tridimensionale, non è la stessa dei social.

Diciassette mesi fa, all’indomani del fatidico 4 marzo 2018, su ‘L’Indro‘, avevo scritto queste parole: «[…] il Movimento 5 Stelle. Basta leggere tutti i miei articoli e quanto contengono per non avere dubbi, si tratta di un vero schiaffo alla democrazia, una fabbrica inquietante di menzogne e di manipolazioni. Tuttavia, proprio perché il Pd, al netto di Matteo Renzi, è in questo momento il cuore della democrazia italiana, deve intestarsi una funzione pedagogica, superare lo spirito di vendetta e cercare di educarealle responsabilità istituzionali un gruppo a cui un terzo degli italiani si è affidato. In questo momento il Pd può decidere se il M5S diventa una cosa seria oppure continuerà a manovrare coscienze da una stanza remota e oscura. In altre parole, può dare un grande contributo all’integrazione democratica del malcontento, quello si vero e sacrosanto»A riprova del fatto che gli adulti non cambiano idea ogni quarto d’ora.

La missione del Pd è quella di allora, regalare alla democrazia italiana un Movimento finalmente maturo, perché c’è bisogno di allargare la base della diga chiamata ad arginare una italiana destra mai così violenta, razzista e fascista.

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