domenica, Settembre 20

La NATO secondo Donald Trump

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Dopo aver fatto visita a Papa Francesco e alle autorità italiane, Donald Trump ha lasciato Roma per recarsi a Bruxelles. Nella capitale belga, il Presidente americano parteciperà al summit della NATO, per lui il primo da quando è stato eletto.

Durante la campagna elettorale, Trump aveva criticato la struttura atlantica definendola ‘obsoleta’. Una volta divenuto Presidente, così come è avvenuto su altri temi, l’ atteggiamento è cambiato, come lui stesso ha ammesso quando ha detto: «Avevo dichiarato che la Nato è obsoleta perché non focalizzata sul terrorismo. Quand’è stata formata non esisteva questo tipo di minaccia. […] Alcuni esperti dell’Alleanza Atlantica mi hanno dato ragione»e successivamente «Me ne sono lamentato molto tempo fa ma ora sono cambiati, ora combattono il terrorismo. Avevo detto che la NATO era obsoleta. Ora non è più obsoleta».

Soprattutto dopo l’ ultimo attentato di Manchester, non sarà di secondaria importanza la discussione del tema della lotta al terrorismo che, nell’ ottica del Presidente americano, dovrebbe divenire una delle priorità dell’ alleanza.

Lo slogan di Trump, nella corsa alla Presidenza, è stato ‘America First’, cioè portare di nuovo l’ interesse dell’ America al primo posto, vagheggiando un maggiore disinteresse della potenza a stelle e strisce rispetto a quanto accadeva nel resto del mondo.

Come ci mostra la rilevazione della Gallup Analytics, alla domanda se la NATO debba essere mantenuta, l’ 80% degli intervistati americani ha risposto affermativamente, superando il 64% di sì della precedente rilevazione, quella del 1995, durante l’ intervento dell’ alleanza atlantica in Bosnia. Solo il 16% la ritiene non necessaria.

Secondo un’ ulteriore analisi dello stesso istituto, l’ appoggio alla NATO da parte degli elettori democratici è passato dal 66% del 1995 al 97% del 2017. La posizione degli elettori repubblicani si è fatta più critica nei confronti della struttura atlantica a partire dal 1989, quando i favorevoli si attestavano all’ 80% contro il 69% di quest’ anno.

Alla NATO gli Stati Uniti, secondo gli ultimi dati relativi al 2016, hanno destinato il 3,61% del PIL, superando di gran lunga la soglia del 2%,  rimanendo i primi nella classifica dei Paesi membri per impegno finanziario. A seguire sempre sopra al di sopra del 2%, la Grecia, la Gran Bretagna, l’ Estonia e la Polonia. Al di sotto del 2% troviamo Paesi come la Francia, la Turchia, la Germania, l’ Italia. Proprio all’ Italia e al suo Premier Gentiloni, Trump, in occasione dell’ incontro a Washington, ha ribadito la necessità che venga raggiunto il 2%. La questione economica, dunque, è uno dei punti nell’ agenda del summit di Bruxelles e sulla quale Trump si soffermerà.

Senza contare la grande attenzione che l’ alleanza atlantica da sempre rivolge alla Russia, protagonista del tragico scenario ucraino, riguardo al quale, qualche tempo fa, il Segretario Generale Jens Stoltenberg ha dichiarato che «gli alleati e la Russia continuano ad avere un chiaro disaccordo sulla crisi» in cui «la situazione della sicurezza resta di profonda preoccupazione e le violazioni del cessate-il-fuoco nell’ Ucraina Orientale hanno raggiunto livelli record».

Per tentare di comprendere meglio le varie questioni che potrebbero essere al centro della discussione a Bruxelles, abbiamo chiesto al Generale Vincenzo Camporini, vicepresidente dello IAI (Istituto Affari Internazionali) oltre che militare di lunga carriera, giungendo ad essere, fino a novembre 2011, consulente del Ministro degli Affari esteri Franco Frattini.

Sede NATO Bruxelles

In queste ore la Gran Bretagna ha subito l’ ultimo attentato dell’ ISIS. Trump ha messo in chiaro, fin dai primi momenti della sua Presidenza, la priorità di combattere il terrorismo. Quanto la NATO nell’ era Trump sarà caratterizzata dalla lotta al terrorismo?

Io credo che la lotta al terrorismo in quanto tale sia un fatto che coinvolge marginalmente le forze militari perché c’è più un problema di gestione dell’ ordine interno: il terrorismo a casa nostra non lo combattono le forze armate, ma lo combatte la polizia, i carabinieri e organi similari. In campo internazionale, c’è il problema dell’ ISIS che, in qualche modo, verrà affrontato anche grazie ad un impegno più incisivo dell’ alleanza atlantica come ha auspicato, in questi ultimi giorni, in un suo intervento, il segretario generale, magari non con forze combattenti, ma sicuramente con più determinazione. Quindi c’è uno spazio per un ampliamento dell’ interesse, ma non credo che ci sia più la voglia da parte di nessuno di affrontare nuovamente imprese come quella afghana.

Qual’ è il punto fondamentale dell’ impostazione che il nuovo Presidente americano vuole dare all’ Alleanza Atlantica?

Lui sta facendo un gran rumore sulla questione finanziaria, sull’ impegno finanziario dei singoli Paesi. Ricordiamo, tra l’ altro, che non è un argomento sollevato solo da lui perché la questione del budget sharing è vecchia quanto la NATO. Le decisioni prese al vertice di Cardiff (del 2014), in cui si richiamava alla questione finanziaria, furono decisioni prese dai Paesi membri, ma all’ epoca c’era Obama. Quindi nulla di nuovo sotto il sole. Diversa è l’ enfasi che ci sta mettendo il nuovo Presidente americano in questa fase storica. Che risultati potrà portare? Potrà portare qualche aggiustamento, ma Paesi come l’ Italia o come la Germania non ci arriveranno mai.

In questo senso, Trump ha chiesto all’ Italia così come agli altri Paesi membri di aumentare il proprio impegno nella struttura atlantica, arrivando al 2% del PIL entro il 2024. Riuscirà Trump a far mantenere questo impegno ad aumentare la propria spesa per la NATO ai Paesi membri o troverà delle resistenze?

Secondo me troverà delle resistenze perlomeno dal punto di vista della dilatazione temporale nel senso che questo obiettivo non potrà essere perseguito da alcuni Paesi come l’ Italia nel brevissimo periodo. Si può puntare sulla pianificazione verso il futuro, ma non sono convinto che la cosa riuscirà. E’ sicuramente un incentivo a tutti quanti affinché ognuno faccia il suo dovere, ma il dovere di ciascun Paese non consiste solo nella disponibilità finanziaria, ma consiste anche nella disponibilità a farsi carico degli impegni comuni e l’ Italia da questo punto di vista è un esempio luminoso di virtuosità nel senso che noi non ci siamo mai tirati indietro in Afghanistan, in Libano, adesso in Iraq. Quindi se volessimo proprio fare i conti perbene, bisognerebbe considerare tutto, anche lo sforzo logistico, lo sforzo operativo e la disponibilità di uomini e mezzi e si vedrebbe che l’ Italia non è sicuramente tra i meno virtuosi.

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