lunedì, Novembre 11

La Nato araba, una vetrina militare da miliardi di dollari Gli Stati Uniti, per ora, fatte salde le vendite di armi, se ne sono chiamati fuori

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Costano milioni di dollari e si svolgono esattamente come se fosse in corso una guerra. La stampa internazionale li chiama ‘war games’, ma di gioco c’è ben poco nelle dispendiose esercitazioni militari che in questi ultimi mesi si stanno svolgendo con una crescente frequenza in tutte le zone del mondo. Nel giro di poche ore in Medio Oriente ne sono iniziate due, entrambe di vasta portata, l’una speculare all’altra.

In Egitto tre giorni fa ha preso avvio ‘Lo scudo arabo 1‘, una lunga serie di manovre militari che terminerà solo il 16 novembre. I paesi coinvolti, secondo i progetti della Casa Bianca, dovrebbero diventare in futuro il fulcro della ‘Nato araba‘, una forza regionale da contrapporre all’Iran composta da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein e Giordania. Marocco e Libano, per ora, prendono parte solo come Paesi osservatori.

A Teheran, intanto, si preparava già la risposta. Lunedì, proprio nelle ore in cui entravano in vigore le nuove sanzioni stabilite dall’amministrazione Trump contro l’Iran, la televisione di Stato mandava in onda le immagini di un’esercitazione militare nel nord del Paese: protagonisti i sistemi di difesa missilistici e le batterie antiaeree, l’esercito regolare iraniano e le Guardie Rivoluzionarie Islamiche.

Sulla ‘Nato araba’ non sono in tanti a scommettere, prima fra tutti la Casa Bianca. L’idea era nata con la presidenza Obama: all’epoca si sognava perfino lo sviluppo di uno scudo missilistico finanziato dai Paesi del Golfo. Non se ne fece più niente. Il presidente Donald Trump agli inizi di settembre ha rimandato un summit in programma a ottobre che avrebbe dovuto riunire tutti i paesi della futura coalizione anti-iraniana. La data, per ora, è stata spostata a gennaio 2019.

Le questioni che avrebbero ufficialmente pesato sul rinvio sono ancora tutte aperte. La più importante è l’assenza del Qatar nella futura coalizione per via dell’embargo imposto da oltre un anno dagli altri Paesi del Golfo. Il Qatar ospita una delle più grandi basi aeree americane in Medio Oriente, la Udeid Air Base, che Doha ha appena rinnovato con un investimento di quasi due miliardi di dollari. È ovvio che non si tratta di dettagli.

Anche il protrarsi della guerra in Yemen, condotta dalla coalizione a guida saudita contro i ribelli Houthi, filoiraniani, adesso sta diventando difficile da sostenere agli occhi della comunità internazionale: lo Yemen, sconvolto dalla fame e dalle epidemie, sta vivendo una crisi umanitaria senza precedenti. La scorsa settimana il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha chiesto la cessazione delle ostilità e il riavvio dei colloqui all’Onu entro il prossimo mese.

Per ora il sostegno statunitense alla ‘Nato araba’ si è tradotto in vendite di armi per milioni di dollari: per la precisione 22 miliardi solo nell’anno fiscale 2018, terminato a settembre. Per poter coordinarsi tra loro, i paesi arabi dovrebbero utilizzare tutti gli stessi sistemi di attacco e difesa, possibilmente quelli americani. Ma anche qui si registrano le prime defezioni.

Alla metà di ottobre, quando avrebbe dovuto tenersi il summit tra Stati Uniti e i futuri paesi della ‘Nato araba’, il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha fatto tappa in Russia dove ha incontrato Vladimir Putin per discutere di cooperazione economica e militare. In progetto, tra l’altro, c’è la costruzione di una base nucleare da 54 miliardi di dollari ad El Dabaa, in Egitto. Anche Doha, esclusa dal gruppo, lo scorso anno ha firmato un accordo di cooperazione con i russi. Agli inizi del 2018 l’ambasciatore del Qatar a Mosca ha parlato di colloqui in corso per l’acquisto del sistema di difesa missilistico russo S-400.

In qualche modo Mosca dialoga anche con uno dei più stretti alleati di Washington in Medio Oriente, gli Emirati Arabi Uniti: è la Russia, che all’epoca della Guerra Fredda controllava lo Yemen del Sud, a sostenere a livello internazionale il Consiglio di Transizione del Sud in Yemen, finanziato e armato dagli Emirati per contrastare il presidente Abdrabbuh Mansur Hadi, appoggiato a sua volta dai sauditi. Questo perché, anche se i Paesi del Golfo sono uniti contro gli Houthi filoiraniani, la lotta tra i presunti vincitori per il futuro controllo delle Yemen e delle sue coste è già in corso. E Mosca è sul pezzo.

Troppi i giochi e le rivalità all’interno della ‘Nato araba’. Le esercitazioni militari in corso in Egitto sono una bella e costosa vetrina con troppe crepe. Gli Stati Uniti, per ora, fatte salde le vendite di armi, se ne sono chiamati fuori.

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