mercoledì, Novembre 25

La NATO allarga i suoi orizzonti allo spazio Inserimento del Centro spaziale della NATO all’interno dell’Allied Air Command di Ramstein, in Germania: sarà il Comando spaziale dell’Alleanza Atlantica. Ma l’Agenzia Spaziale Europea ha competenza per opporsi?

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Anticipiamo che tra qualche giorno ufficialmente sarà annunciato l’inserimento del Centro spaziale della NATO all’interno dell’Allied Air Command di Ramstein, in Germania: sarà il Comando spaziale dell’Alleanza Atlantica.
Chi non ha perso tempo commentando che così si sta guardando allo spazio come un futuro campo di battaglia, riteniamo, non ha gran conoscenza degli argomenti di cui dibatte.

Che dire? Noi ci auguriamo sicuramente che la manovra non sia il prodromo di una crescita di armamenti, ma consideriamo questa decisione coerente a tutto uno scenario nuovo che si sta presentando, in cui la dimensione spaziale della strategia mondiale diventa sempre più focale.

E vediamo di comprendere l’essenza di quanto affermiamo.

Non ci sono infatti dati certi su nulla: sia su quanto personale sarà impegnato, né di altre specifiche che potrebbero dimensionare l’operazione strategica. In un’anticipazione il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg,ha comunque escluso obiettivi offensivi, in coerenza del resto con la postura difensiva che rappresenta l’organizzazione che ha la sede centrale a Bruxelles. E però esiste evidentemente una matrice che fa comprendere le azioni seguite.

L’esperto di cose militari americane Doug Loverro, che da poco ha lasciato per motivi sconosciuti il direttorato delle missioni con equipaggio di NASA, ha recentemente dichiarato in un suo articolo su una rivista specializzata: «Lo spazio è troppo vitale perché non vi sia un apparato militare consacrato all’idea che il suo compito singolare sia quello di salvaguardare gli Stati Uniti da possibili attacchi». Sono parole che devono far riflettere.

Ci viene in mente l’azione promossa dal Pentagono ‘A day without space’, una serie di esercitazioni dell’Air Force, per poter capire come condurre le operazioni aeree senza capacità spaziali. E allora ci si accorge quanto sia seria la minaccia.
Quando nel gennaio 2007 i cinesi ammisero di aver abbattuto con un missile un proprio satellite in disuso che transitava a 800 km. di quota sulla provincia cinese del Sichuan. Il capo della Casa Bianca allora era George W.Bush Jr. Sia i leader dell’arma azzurra americana, ma anche di tutte le altre componenti militari, seppero dire al loro Presidente che in caso di un attacco a un loro satellite non ci sarebbe stato modo di difendere lo spazio e che la rappresaglia poteva svilupparsi solo con alternative non spaziali.

Deve essere stato questo uno degli elementi che hanno portato un paio di anni fa Donald Trump a sostenere la direttiva sulla politica spaziale, comprendendo forse meglio dei suoi predecessori la criticità di un ambiente troppo strategico perché non avesse un’organizzazione adeguata a proteggere gli interessi e le risorse del Paese da lui amministrato. E del resto, quell’orribile test compiuto dalla Cina, oltre ad aver rappresentato un azione di forza, ha pure inquinato fortemente un’orbita vitale con una massa di detriti che rappresentano tuttora un grosso rischio per tutto quanto operi da quella quota.

Non è stato l’unico atto inquietante. Lo scorso febbraio, un ricercatore della Purdoe University ha fatto sapere che il mese prima un satellite russo Kosmos 2542era stato intercettato a meno di 300 km. da un satellite spia USA245. A domanda, il Cremlino avrebbe dato risposte non plausibili e sicuramente sintomatiche di manovre spionistiche poco rassicuranti.

Non ci è dato sapere se ci sono state altre rilevazioni, ma già questi due esempi possono da soli essere motivo per importanti riflessioni sulla tutela e protezione di apparecchiature costose e indispensabili a tutti i momenti della vita quotidiana del nostro pianeta.

Dunque non troviamo particolarmente preoccupante nemmeno l’interesse a deterrenza verso due Paesi particolari in competizione o anche su organizzazioni di terrorismo internazionale, quale misura per evitare che vengano compiuti azioni ostili a danno di strumentazioni nevralgiche per gli interessi delle Nazioni alleate.

C’è però un particolare che disorienta quanto fin qui osservato. E l’argomentazione viene riportata da uno dei più blasonati quatidiani italiani, sulla contrarietà di Jan Wörner, direttore generale uscente dell’Agenzia Spaziale Europea, circa le attenzioni dei militari al riguardo. Non vorremmo che dietro queste allusioni della stampa nostrana si mostrasse una palese simpatia per personaggi che si riaffacciano  periodicamente alla finestra dell’assegnazione dei posti vacanti. Infatti,la frase che si può far risalire a Wörner è questa: «Un uso militare dello spazio comporta il pericolo di disturbare e infrangere la fiducia, che è cresciuta tra i Paesi nel corso di molti anni», rilasciata a un telegiornale tedesco lo scorso 21 ottobre, ma questo non mostrerebbe alcun riferimento all’operazione svolta dalla NATO.

Del resto, da quanto scritto fin qui, non facciamo mistero che una delle forti inquietudini americane in questo momento sia la crescita spaziale cinese e le pericolose alleanze che l’Europa potrebbe stringere attraverso laVia della Seta’. Aprire spiragli a chi in passato è stato fautore di certe alleanze non farebbe per niente bene all’Italia.

Come sappiamo l’Italia sta giocando una partita molto delicata nell’ambito della direzione dell’Agenzia Spaziale Eurpea e qualunque leggerezza potrebbe rappresentare un grosso ostacolo alla sua riuscita.

Il momento di confusione è grande. La guerra al contagio sta monopolizzando l’attenzione popolare e non deve distrarre, né fuorviare, quelli che sono gli interessi strategici del nostro Paese. Abbassare la guardia potrebbe essere il più grosso dei rischi. E non ne vale proprio la pena! 

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