venerdì, Febbraio 26

La musica che piaceva a Dante

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Dunque, il ricordo della posa di quella prima pietra, nella ricorrenza della natività della Madonna, riveste un valore non solo religioso ma anche civile. E così ogni anno viene ricordato con particolari manifestazioni. Quest’anno, il 720 anniversario della posa della prima pietra e della fondazione (stesso anno: 1296) dell’Opera del Duomo, sorta per seguirne e finanziarne i lavori di costruzione, è stato festeggiato per l’intera giornata con l’ingresso gratuito per i residenti a Firenze del Battistero in modo che potessero ammirare, nell’ultimo giorno di esposizione al pubblico, la monumentale vetrata dell’occhio di facciata del Duomo di Firenze, esposta dopo il restauro e prima di essere ricollocata in situ.
Un’occasione unica e irripetibile per poter vedere da vicino – dopo sei secoli dalla sua realizzazione – la bellissima vetrata raffigurante l’Assunzione della Vergine su disegno di Lorenzo Ghiberti, collocata nel giugno del 1405 sopra la porta dell’incompiuta facciata di Arnolfo di Cambio. La vetrata fa parte dello straordinario ciclo di 44 vetrate istoriate, della Cattedrale, realizzate tra il 1394 e il 1444, da maestri vetrai su disegni preparatori di Donatello, Lorenzo Ghiberti, Paolo Uccello, Andrea del Castagno e Agnolo Gaddi.
Giornata conclusasi la sera, in Duomo, con uno spettacolo volto a ricordare anche il 750 anniversario della nascita di Dante Alighieri. Il quale vide soltanto i primi vagiti della ‘nuova Firenze’, poiché dal 1301, iniziò il suo quasi ventennale esilio, peregrinando di città in città, fino alla morte che sopraggiunge a Ravenna il 14 settembre del 1321. Uno spettacolo insolito, originale, che ha fatto compiere un salto di qualità alle celebrazioni dantesche che a Firenze hanno avuto quest’anno e fino ad oggi (l’Indro se ne è già occupato) un profilo tradizionalmente rievocativo, senza particolari approfondimenti. Uno spettacolo, promosso dall’Opera del Duomo in stretta collaborazione con il Teatro della Pergola e la Fondazione del Teatro della Toscana, dal titolo ‘La musica nella commedia dantesca‘. Davanti ad un pubblico numeroso ed attento (ingresso gratuito), nella suggestiva cornice della Cattedrale, gli attori Alessio Boni, Marcello Prayer, Cristina Borgogni e lEnsemble San Felice diretto da Federico Bardazzi, hanno proposto un viaggio nel mondo di Dante, ove musica, poesia e immagini (di grande suggestione le proiezioni video realizzate da Federica Toci), hanno dialogato fra loro, offrendo anche uno spaccato sui gusti musicali del tempo e sulle preferenze dello stesso poeta. Poca ed essenziale Commedia, più musica e immagini. Un progetto ideato da suor Julia Bolton Holloway, esperta di letteratura italiana medievale e attuale custode del Cimitero degli Inglesi in Firenze, allo scopo di far apprezzare l’opera dantesca ad un pubblico vasto, di non specialisti, in versione ipertestuale. Dice Julia: “Dante è trattato nelle scuole come fosse un idolo intangibile, distante. Invece lui voleva parlare alle donne, ai bambini, alla gente della strada proprio come fa il Vangelo. Quando insegnavo all’università negli Stati Uniti era questo l’aspetto su cui mi soffermavo con i miei studenti. Arrivata in Italia però gli intellettuali mi squadravano indispettiti. Eppure, per secoli, le terzine della Commedia, sono state patrimonio dei contadini, che le recitavano a memoria”. Del resto, c’è anche una Divina Commedia in ‘vernaholo’ fiorentino di Venturino Camaiti, che ha avuto una certa fortuna.
Riportare dunque Dante fra la gente, farne un uomo in carne ed ossa, farci conoscere meglio i suoi gusti in campo musicale, ad esempio, ecco un’operazione ‘celebrativa’ interessante.
E così, le voci ed i suoni dell’Ensemble San Felice, i Pueri Cantores della Cattedrale di Santa Maria in Sarzana e gli attori già citati, il tutto diretto da Federico Bardazzi, hanno fatto conoscere brani amati e citati dal poeta, trovatori provenzali, compositori, interpreti tra i quali spicca Marchetto da Padova, maestro di canto e compositore che conobbe a Verona alla corte di Cangrande della Scala. Uno spettacolo incentrato sul gregoriano, sulle Cantigas iberiche e sulle polifonie dellArs Nova trecentesca.
Di questa serata sentiamo il commento dell’attore Alessio Boni, attualmente impegnato in un film a Roma.
Declamare Dante, qui a Firenze, mi dà grande emozione, è come recitare una tragedia greca a Siracusa. Inoltre gli uomini hanno sempre più bisogno di poesia, per riprendere possesso di sé stessi. E’ bello partecipare ad una serata come questa, assemblata come una sacra rappresentazione medievale nella quale una comunità si ritrova nella contemplazione della bellezza pura”. Già, una sacra rappresentazione poiché in questo Dante troviamo più cielo che terra. Le iniziative ‘celebrative’ di Dante non sono ancora concluse. Ma aver portato Dante in Duomo (la nuova cattedrale non l’ha potuta vedere realizzata neanche in parte), averne colto un aspetto (quello musicale) ha offerto a nostro giudizio una lettura stimolante e per certi aspetti inconsueta. Sarebbe opportuno che anche altre iniziative potessero portare un timbro di originalità.
La serata dantesca ha chiuso il ciclo della rassegna O flos colende. L’evento si è svolto nell’ambito delle iniziative collegate al  V Convegno Ecclesiale Nazionale.  Ma è stata questa anche una tappa di avvicinamento a quel grande appuntamento del 29 ottobre, quando sarà inaugurato il Museo dell’Opera del Duomo, le cui sale sono state ampliate e riallestite, un museo che conserva la maggiore collezione al mondo di scultura sacra medievale e rinascimentale fiorentina:750 opere tra cui capolavori dei maggiori artisti del tempo, Donatello, Michelangelo, Lorenzo Ghiberti, Luca della Robbia, Arnolfo di Cambio, Andrea Pisano, Antonio Pollaiuolo, Andrea del Verrocchio e molti altri ancora: un’area espositiva più che raddoppiata   rispetto alla precedente. I lavori sono quasi ultimati, nella varie sale le opere sono ben protette e danno una vaga idea di ciò che vedremo e che si preannuncia come un ‘fatto’ davvero eccezionale. Intanto si apprende che nella notte di giovedì 10 settembre , dopo 2 anni e sei mesi da quando fu trasportata nei laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure per il restauro, la Porta Nord del Battistero di Firenze inizierà il viaggio verso la sua destinazione finale: il nuovo Museo dell’Opera del Duomo a Firenze. Il Museo dell’Opera del Duomo fa parte del sistema museale del Grande Museo del Duomo  che comprende la Cattedrale, la Cupola del Brunelleschi, la Cripta di Santa Reparata, il Battistero di San Giovanni e il Campanile di Giotto. Un unicum di arte, fede e storia nella piazza nel cuore pulsante di Firenze. Ma ci sarà modo di riparlarne.Il tutto in vista della visita a Firenze a novembre di Papa Bergoglio.

 

 

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