giovedì, Luglio 18

La musica che in Uzbekistan non ha più futuro Nel Paese dell’Asia centrale i cantanti hanno bisogno di una licenza per esibirsi che adesso può essere ritirata anche per un solo tatuaggio fuori posto o per una frase non gradita alle autorità

0

L’ Uzbekistan non è mai stato un Paese campione di democrazia. Non lo era nel periodo della dominazione sovietica quando era Mosca ed il KGB a dettare l’agenda e non lo è adesso da quando dal 1991 Tashkent è la capitale e l’Uzbekistan è divenuto un Paese indipendente. In effetti era abbastanza improbabile che la situazione dei diritti umani e delle libertà personali potesse migliorare considerando che Islom Karimov, già presidente della Repubblica Socialista Sovietica e segretario del partito comunista uzbeco, divenne nel 1991, dopo elezioni fortemente contestate, il presidente dell’Uzbekistan indipendente e tale è rimasto per un quarto di secolo fino alla morte avvenuta nel 2016. Nello stesso anno è la volta di Shavkat Mirziyaev, divenuto nuovo presidente con una percentuale di suffragi del 90%, così poco sorprendente in questa parte di globo. Ex primo ministro, Mirziyaev ha rivestito per almeno una decina di anni un ruolo di primo piano nella politica uzbeca, vicino ad alcuni oligarchi russi e molto legato alla famiglia Karimov.

Il passaggio dal regime Karimov alla presidenza Mirziyaev è stato accompagnato da importanti aspettative volte alla ricerca di segnali di discontinuità rispetto al passato. Qualche piccolo cambiamento vi è stato, anche se il Paese continua ad essere governato in maniera autoritaria. Una delle ultime perle del governo uzbeko, del nuovo corso Mirziyaev, è il provvedimento che obbliga i cantanti, durante le esibizioni o nei video promozionali, a non diffondere elementi contrari alla cultura e alle tradizioni dell’Uzbekistan. La direttiva pubblicata dall’ente statale Uzbekkonsert (l’ente statale che disciplina il settore) è estremamente dettagliata ed elenca persino i comportamenti giudicati meno consoni e l’abbigliamento che i cantanti devono indossare. Non si tratta di semplici consigli, ma di obblighi estremamente precisi, pena la perdita della licenza che i cantanti uzbechi devono ottenere dallo stesso Uzbekkonsert per esibirsi in pubblico.

Oltre ad alcuni divieti che non destano particolare stupore, considerando purtroppo il retaggio culturale e la dominazione sovietica, come il divieto per i cantanti uomini di esibirsi con orecchini ed abiti femminili, ce ne sono altri abbastanza singolari: Uzbekkonsert fa divieto alle cantanti donne di indossare gioielli troppo evidenti ed abiti scollati, vieta a tutti i cantanti di guidare auto di lusso o mostrare tatuaggi, i video promozionali, anche quelli postati su Youtube, non devono essere girati nelle camere da letto e non devono comunque propagandare abitudini che “incitino” alla pigrizia.

E’ fatto divieto inoltre di rappresentare o promuovere l’uso di droghe. Con ogni probabilità David Bowie avrebbero perso la licenza cantando Beauty and the Beast e mi sa che anche Eminem avrebbe avuto una certa difficoltà a far passare Beautiful, qualche incertezza, nonostante il titolo, per Joe Strummer con Drug-Stabbing Time, mentre non c’è alcun dubbio che Cocaine e Heroin avrebbero procurato seri problemi a Eric Clapton e ai Velvet Underground. Temo che avremmo perso anche Spirit Voices di Paul Simon.

Uzbekkonsert ritiene inoltre che sia compito dei cantanti promuovere il patriottismo ed i video musicali non devono urtare i sentimenti del popolo uzbeco e naturalmente non devono diffondere elementi contrari alla cultura e alle tradizioni nazionali.

Ma come dicevamo, l’Uzbekistan non è mai stato un campione dei diritti e delle libertà personali e nonostante nell’ultimo anno sia stati rilasciati alcuni prigionieri politici ed Amnesty International abbia fatto notare come il Governo uzbeco abbia allentato alcune restrizioni sui media ed abbia timidamente ampliato il diritto alla libertà di espressione, il Paese rimane essenzialmente non libero. Human Rights Watch sottolinea che «non è chiaro se il governo ancora autoritario dell’Uzbekistan trasformerà i modesti passi che ha compiuto finora nel cambiamento istituzionale e in miglioramenti sostenibili dei diritti umani».

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore