domenica, Febbraio 17

La mostra della Provvidenza divina field_506ffbaa4a8d4

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La mostra della Provvidenza divina’ è la colossale Opera, gnoseologica e filantropica, cui poneva da tempo mano il grande filosofo terapeutico Oreste Micheli. Pubblicamente rivelata nel 1971, l’impresa ha sùbito subìto una decisiva battuta d’arresto dovuta alla morte del filosofo stesso, avvenuta nel medesimo anno. Il Micheli prevedeva per la sua creatura anche una conoscenza il più possibile di massa, ingrandendone i contenuti su pannelli per allestire una vera e propria fruizione itinerante. Ma non ne aveva quasi proposto esternamente il contenuto sino al provvidenziale, nel caso davvero, intervento del suo ultimo e principale discepolo, Saturnino Manfredi, cui va resa grazia. Spiegava il Maestro: «Tutti fatti veri: articoli, fotografie… Un titolo a caso: ‘Gli cresce la barba all’indentro e muore soffocato’. Formidabile. C’è la raffinatezza del grande carnefice. Quest’altro: ‘Batte la testa e rimane in coma per diciotto anni’. Il fatto è già abbastanza sensazionale di per sé. Ma come è andata a finire. Di un’eleganza senza paragoni. Non concede tanto così allo spettacolo. Come finire? ‘Dopo diciotto anni di coma si sveglia come se niente fosse e chiede il giornale e il cappuccino’. Un minimo di colpo di scena, le pare? Invece, niente. Si sveglia e muore. Per me è il vertice dell’arte, l’ovvio assoluto». Quanto ai miracoli, sosteneva Micheli: «L’unico miracolo accertato è l’incredibile facilità che ha la gente a credere nei miracoli». La sua, che potremmo anche definire ‘Enciclopedia degli antimiracoli’, è in realtà una summa filosofica e pratica paragonabile per rilevanza e soprattutto necessità storica all’’Encyclopédie’ di Denis Diderot e Jean le Ronde d’Alembert che pose le basi al ‘Secolo dei lumi’ ed alla Rivoluzione francese.

Riprendiamo quindi a porre mano, nani sulle spalle di un gigante, all’Opera di Micheli. Traendo spunto dalla tragedia ferroviaria in terra di Puglia di martedì 12 luglio scorso (2016), abbiamo, di fatto, già posto le basi di questo nuovo appuntamento dello ‘Strapaese delle meraviglie’ con ‘Treno, le colpe di Madonna e Padre Pio. ‘Oltre l’errore umano’. Indagati a Medjugorje e San Giovanni Rotondo in ‘il Contrappunto’ del 14 luglio 2016. Partiamo ora proprio da una parte di quanto analizzavamo nel pezzo in questione. Vale a dire le vicende di Francesco ForgionePadre Pio, anzi ormai ‘San Pio da Pietrelcina’. Che quanto a miracoli non ha niente da invidiare proprio a nessuno. Spesso però miracoli, anzi antimiracoli, di sangue. Il suo, quello che profluiva dalle proprie, diciamo così, stìmmate. Soprattutto quello che viene sparso dai pellegrini sulla strada per l’andata ed il ritorno dal tempio in foglie di oro zecchino dedicato nella sua San Giovanni Rotondo al frate francescano. Cominciamo, provocatoriamente, per l’appunto dal suo mancato ‘miracolo’ nel frontale avvenuto praticamente a casa sua. Puglia, tra Andria e Corato, due treni che si fronteggiavano su binario unico. Bilancio: 23 morti e una cinquantina di feriti di cui molti lungamente ricoverati. Il punto dello scontro ferroviario è tra le due stazioni, a metà strada. E dunque, in linea d’aria, a soli 77 chilometri da San Giovanni Rotondo (Foggia, Puglia) e 126 chilometri da Pietrelcina (Benevento, Campania), suoi luoghi di lavoro e nascita. Ma non ha ritenuto opportuno intervenire. Nonostante il fatto, anzi il fattaccio, sia accaduto praticamente a tre anni di distanza dall’ancor più sanguinoso incidente del 27 luglio 2013. In questo caso un pullman sta ritornando dalla visita pugliese al santuario del ‘Santo’ quando salta giù dal viadotto Acqualonga, nella zona di Monteforte Irpino. Poco più di 30 chilometri da Pietrelcina. Si sfracella a terra dopo un volo di una trentina di metri con a bordo i pellegrini campani. Quarantotto, tra cui molti bambini: quaranta morti e otto feriti gravi.

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