giovedì, Luglio 18

La Memoria è oggi, Francesco vanamente lo ripete Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te? No. Tutte le cose che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro

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Le giornate della memoria sono una splendida invenzione, a patto che non servano a ‘delocalizzare’ le proprie responsabilità, illudendoci che basti commemorare per finire nella colonna dei buoni.
Commemorare è un’azionepassiva‘, che non ci dice cosa avremmo fatto noi se ci fossimo trovati, allora, nel luogo dove aveva luogo il crimine, ma soprattutto non racconta come ci comportiamo al presente di fronte all’ingiustizia che pervade le interazioni tra Nazioni ed esseri umani.

Una delle espressioni più intense e, per tanti, fastidiose di papa Francesco è di questi giorni. Forse si tratta della summa del suo intero pontificato, perché siamo di fronte a delle parole che scavalcano il compiacimento e la riflessione di circostanza, mettendo ciascuno di noi di fronte alle proprie drammatiche responsabilità. «Spesso siamo dell’idea di non aver fatto nulla di male e per questo ci accontentiamo, presumendo di essere buoni e giusti. Ma questo non basta, perché Dio non è un controllore di biglietti non timbrati, è un padre alla ricerca di figli, cui affidare i suoi beni e i suoi progetti». Si riferiva, il Pontefice, al nostro rapporto coi poveri, risolto spesso in maniera sbrigativa, sebbene, direttamente o intenzionalmente, non facciamo nulla di male, niente che possa essere messo in connessione con la situazione di chi sta male. Almeno in apparenza.

Carlo Carretto, dirigente di Azione Cattolica, oltre sessant’anni fa si mise alla sequela di Charles de Foucauld entrando nella congregazione di Piccoli Fratelli del Vangelo, fondata dal nobile francese, che ebbe una conversione folgorante andandosi a prendere ‘l’ultimo posto’ tra i reietti più reietti del deserto del Sahara.

I Piccoli Fratelli rappresentano quando di più vicino all’ideale cristiano, come dice la loro presenza tra le genti più periferiche e reiette del Pianeta, niente a che vedere con certe caricature odierne, che utilizzano il pretesto religioso per fare affari e politica di bassa lega, colonizzando la società, piazzando i loro adepti ovunque vi sia un posto di lavoro da rubare agli estranei. Una contro testimonianza che la Chiesa non riesce a debellare perché, timorosa di perdere i propri privilegi, è sempre più sedotta dal potere e da chi il potere riesce a usarlo.
In questi giorni un sacerdote mi di raccontava, avvilito, dell’enorme quantità di personale ecclesiastico e di fedeli, ostili a Francesco, reo di averci denudati, credenti e non credenti, mettendoci di fronte all’essenziale.

Ebbene, dicevamo del monito del Papa e di Carlo Carretto, che in un suo libro, profetico, ‘Lettere dal deserto‘, racconta di quando, avendo rifiutato di dividere per codardia la propria coperta con un povero del deserto, un luogo dove di notte fa molto freddo, si addormentò pieno di sensi colpa, scivolando un sogno tremendo. L’enorme pietra presso la quale si era riparato per la notte, gli cadeva addosso, schiacciandolo per l’eternità. Non era il suo dio a punirlo bensì la sua coscienza, cristianamente formata, che gli ricordava di essere inciampato nell’atteggiamento più imperdonabile per un credente, la renitenza di fronte al bisogno del fratello.

Questa è la ragione per la quale clericali e bigotti non sopportano il Pontefice, che non smette un attimo di metterli di fronte a tale parete verticale, scuotendoli dai loro comodi autoinganni. La differenza tra costoro e Carlo Carretto sta ne fatto che essi non si pongono mai davanti alla loro coscienza con la drammaticità con cui lo fece il piccolo fratello del Vangelo, e come lui altre anime grandi che rendono il cattolicesimo una religione ancora credibile.
Clericali e bigotti, aspettano che passi lo scocciatore, colui che cerca di rimestare nelle loro anime, trovandole il più delle volte vuote oppure organizzate intorno alla certezza che se ci si fa gli affari propri, se si chiudono gli occhi di fronte all’ingiustizia potranno sempre dire che si erano distratti per un momento.
Tempo fa, proprio su questa pagina, avevo scritto che essi stanno ‘accompagnando alla porta’ Francesco, e non vedono l’ora che la imbocchi, a loro piace la versione negativa della solidarietà, non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Una bella scappatoia, che ci consente di guardarci il film comodamente seduti in poltrona, mentre la gente muore di fame, i migranti annegano e la ricchezza è distribuita in modo scandaloso. Tanto noi non abbiamo fatto niente di male, il che è ‘tecnicamente’ vero.
Francesco sembra preferire la versione attiva di quello stesso principio, che nel Vangelo di Matteo è scritta in maniera inequivocabile e senza possibili vie di fuga.  «Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro, perché questa è la legge ed i profeti».
In questa trascrizione la poltrona non è ammessa, siamo di fronte ad un invito orrendamente scomodo, che pone l’inattività sullo stesso piano dell’omissione di e dunque rende responsabili, cioè colpevoli, tutti coloro che prima credevano bastasse fare lo spettatore.

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