sabato, Febbraio 22

La marijuana sta crescendo come terapia naturale Resta molto da fare, però il cambiamento inizia a prendere piede e a guadagnare importanza

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Fino a non molto tempo fa, parlare di marijuana per molti era un tabù. Il solo fatto di menzionare la parola si trasformava in un inconveniente per chi la nominasse, a causa dei pregiudizi e della stigmatizzazione che storicamente si ha verso questo argomento. Il paradigma di questa sostanza di origine vegetale cambiò nel XXI secolo grazie ad una quantità di studi che iniziano a dimostrare che la cannabis ha molti effetti benefici per pazienti oncologici e per altre infermità.

Sempre più nazioni stanno valutando un cambio di politica per affrontare il tema della Cannabis medicinale. È certo però, che resta molto da fare, però il cambiamento inizia a prendere piede e a guadagnare importanza, specialmente nelle famiglie con pazienti che vedono come l’uso di questa pianta, nelle sue varie forme di somministrazione, produce cambiamenti quotidiani nella malattia. Per esempio, grazie alla marijuana, molte persone sottoposte a trattamenti oncologici con alte dosi di radioterapia o chemioterapia che hanno perso l’appetito e per cui il dover fare una cosa così basilare come alimentarsi si è trasformato in una vera missione, nel consumare marijuana hanno recuperato l’appetito e il dover mangiare è tornato ad essere un piacere.

L’uso della marijuana con scopi medicinali è antico quanto la civiltà stessa. Gli storici stimano che sia stata utilizzata da più di 5.000 anni da sciamani e curatori delle tribù orientali. Essi scoprirono i benefici terapeutici della marijuana come ad esempio il suo effetto antinfiammatorio, e specialmente l’anestesia totale che produce nell’organismo. Questa anestesia è facilitata dai recettori endocannabinoidi che hanno i mammiferi in diverse parti del corpo. Si tratta dei CB1 e CB2, situati rispettivamente nel Sistema Nervoso Centrale e immunitario.

Gli studi iniziano ad affiorare così come la pianta Cannabis Sativa -la più comune e con maggior quantità di cannabinolo– e fanno luce sull’argomento. Così, è stato provato che è efficace per il trattamento degli effetti collaterali generati dalla chemioterapia come la nausea, il vomito, la mancanza di appetito. Inoltre, recenti indagini hanno dimostrato che la cannabis agisce in maniera diretta, sulle cellule malate che aggravano i quadri clinici.

Manuel Guzmán, ricercatore di Madrid, ha effettuato uno studio esaustivo sulla base di 9 pazienti con tumori invasivi alla testa e arrivò alla conclusione che il THC (principio attivo e cannabinoide più comune della pianta) ritardava la crescita tumorale, rallentando la creazione di metastasi e fuochi secondari dalla lesione originale. Gli studi furono realizzati anche su animali e portarono agli stessi risultati. In questo modo, gli specialisti hanno concluso che i cannabinoidi hanno un effetto molto forte da soli e inoltre potenziano l’effetto della chemioterapia. I prossimi studi cercheranno di verificare l’effettività in altri tipi di cancro, come quello del pancreas, al fegato ed alla pelle.

La Cannabis è molto efficace grazie al fatto che i cannabinoidi sono molto simili agli endocannabinoidi che si producono in maniera endogena e naturale nell’organismo dei mammiferi, logicamente includendo anche gli esseri umani. È una similitudine che permette la sua fusione con i recettori CB1 e CB2. Tra gli endogeni, uno dei più comuni è la anandamide che agisce in modo veloce, assorbendosi in maniera rapida, non come i cannabinoidi che invece possono estendere la propria azione per vari giorni. Questo è dovuto alla particolarità di potersi installare nel tessuto adiposo, per poi essere filtrati verso il fegato ed essere metabolizzati, viaggiando poi tramite la circolazione fino ad arrivare ai recettori.

L’effetto su diversi livelli nel Sistema Nervoso Centrale può spiegare i diversi effetti in base alla localizzazione. Per esempio, quando agiscono a livello dei gangli basali riducono i tremori, gli spasmi e la distonia come quelli prodotti in patologie neurologiche come il Morbo di Parkinson, l’atetosi cerebrale ed il ballismo. Come conseguenza, a livello dell’Ipotalamo (ghiandola maestra del Sistema Nervoso Centrale) generano appetito e controllano le nausee.

Altri studi realizzati in Italia dimostrano che l’uso terapeutico di endocannabinoidi come l’olio di canapa può ridurre l’ossidazione e l’infiammazione neuronale, potenziando così la sintesi dei neuroni sani. Bisogna eliminare l’etichetta legata alla dipendenza da queste sostanze dietro cui si nascone un mito: l’effetto assuefacente della marijuana non è maggiore di quello della caffeina, socialmente accettata in ogni contesto.

Bisogna sempre fare un accordo, creare un dialogo, con il proprio medico di base in modo che supervisioni il trattamento e le dosi corrette. Inoltre, è controindicato il suo uso per i minorenni e per le persone con patologie cardiache.

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