sabato, Agosto 24

La marcia indietro di Google Mountain View in pressing su Trump affinché ponga fine all'offensiva contro Huawei

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Dopo essersi allineata alle direttive adottate dall’amministrazione Trump, sospendendo la collaborazione commerciale con Huawei attraverso il blocco del trasferimento di hardware, software e servizi tecnologici di punta sugli smartphone prodotti dall’aziende cinese, Google si vede ora costretta a correggere il tiro. E a rivedere radicalmente l’approccio oltranzista adottato in precedenza, spingendosi addirittura a esercitare pressioni – seguita a ruota dal produttore di chip Qualcomm – sulla Casa Bianca per convincere il presidente a revocare il banco contro Huawei, o quantomeno a esonerarla dal divieto di vendere al colosso di Shenzen i propri servizi una volta scaduta la licenza temporanea (pari a 90 giorni).

A detta dell’amministratore delegato Larry Page e dei suoi collaboratori, l’iscrizione di Huawei nella ‘lista nera’ delle aziende cinesi stilata dall’amministrazione Trump sarebbe infatti suscettibile di generare effetti opposti a quelli sperati dagli strateghi statunitensi. Vale a dire di obbligare Huawei a sviluppare un proprio sistema operativo destinato ad assicurare alla Cina la buone possibilità di hackerare gli smartphone. I notevoli sforzi profusi da Huawei per rendersi il più possibile autonoma dai fornitori hi-tech occidentali hanno già consentito al gruppo di realizzare, attraverso la consociata HiSilicon, il partner Taiwan Semiconductor Manufacturing e altre società minori, il chipset Kirin, il quale è andato a sostituire i chip fabbricati dall’azienda statunitense Qualcomm presenti in gran parte degli smartphone di fascia più alta. Ora, secondo quanto rivelato dal ‘Financial Times’, Huawei si starebbe preparando a compiere il passo successivo, vale a dire alla messa a punto di una sorta di ‘clone’ di Android privo però dei servizi erogati generalmente da Google, tra cui Google Play Protect, il sistema preposto alla difesa di ciascun telefono dalle potenziali minacce portate dalle app. In tal caso, al di fuori di eventuali antivirus installati appositamente dagli utenti, sarebbe direttamente Huawei ad assumersi il compito di fornire ai dispositivi le funzioni legate alla protezione informatica; un rischio per la sicurezza nazionale che, nell’ottica di Google, gli Sati Uniti non possono assolutamente permettersi di correre.

Di diverso avviso sembra essere l’apparato dirigenziale di Facebook, cha ha ritenuto doveroso mantenere la barra nella direzione aggressiva adottata in conformità alla linea operativa stabilita dall’amministrazione Trump. Il social network ha infatti riconfermato la decisione di proibire la pre-installazione dei propri servizi sugli smartphone prodotti da Huawei, che d’ora in poi verranno immessi in commercio senza avere già in memoria le app riconducibili alla galassia Facebook, quali WhatsApp, Instagram e Messenger. Gli utenti interessati dovranno scaricarle e installarle, senza tuttavia poter ricorrere a Google Play Store. Almeno per il momento.

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