venerdì, Ottobre 18

La Malaysia va al voto tra scandali miliardari e proteste di piazza Il Premier in carica vuole ricandidarsi e le opposizioni si compattano e scendono in strada

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In Malaysia la situazione politica si presenta alquanto magmatica in vista delle prossime scadenze elettorali ma anche in relazione alla rappresentazione mediatica che se ne vorrebbe dare, da parte governativa, più piatta di quanto non sia in realtà. E nonostante la capillare presenza delle agenzie governative, del Governo e nello specifico del Primo Ministro Najib Razak, in chiave di censura e limitazione alla libera espressione, sia in ambito politico ma anche in ambito sociale.

Spesso, in Asia e, quindi, anche in Malaysia, i due contesti sono sovrapponibili, in quanto le rappresentanze politiche colgono anche le istanze economiche e quelle del mondo del lavoro; inoltre, le misure del Governo della cosa pubblica, in modo più vistoso che in altre zone del Mondo, identificano anche le condizioni nelle quali viene posto il mondo sociale e dei lavoratori, quindi, delle famiglie e della intera società.

E’ quello che sta accadendo in Malaysia nei tempi più recenti. Le manifestazioni in strada -non sanzionate- di migliaia di manifestanti oppositori di Najib Razak, in seguito ad uno scandalo riguardante la malagestione di un fondo pubblico (di svariati miliardi di dollari USA) finanziato da denaro statunitense, mostrano che -nonostante il controllo attento da parte del Governo in carica- l’ala oppositrice e della protesta politica va aumentando nel Paese. E questo è un segnale che preoccupa parecchio il Potere.

Oggi le opposizioni malesi cercano di trasformare questo scandalo della 1Malaysia Development Berhard (1MDB) per cooptare la più ampia parte dell’elettorato malese e rivoltarlo contro il Primo Ministro in carica, il quale ha nelle sue mani il potere di convocare le elezioni in qualsiasi momento, tra oggi e la metà del prossimo anno.

Finora il Primo Ministro è stato parecchio abile nell’evitare lo scandalo, consolidando il potere ed allo stesso tempo attuando la più chirurgica attenzione nel limitare la voce dei media nazionali, così come quella degli attivisti di varia estrazione che avrebbero voluto far sentire la propria voce nella direzione del dissenso. E tutto questo, mentre monta sempre più l’opposizione anche del suo vecchio mentore, Mahatir Mohamad. I fatti della vita quotidiana, però, come l’innalzamento del costo della vita e quello dell’imposizione fiscale sui beni di più largo consumo, stanno sempre più spingendo a dover forzosamente rivedere le vacue opinioni positive a favore di Najib Razak, anche tra chi, inizialmente, era nelle file dei suoi sostenitori, dovendosi scontrare con la ben più dura realtà della lotta quotidiana nel mettere qualcosa nel piatto tornando a casa la sera.

La manifestazione della fine della scorsa settimana, alquanto imponente viste le condizioni attuali nelle quali è la Malaysia in termini di censura da parte governativa, è stata popolata soprattutto da persone appartenenti ad un ceto medio e popolare, spinto sempre più verso il basso, un popolo che si scontra con un progressivo innalzamento del costo dei prodotti di largo consumo a fronte di retribuzioni praticamente ferme al palo da lungo tempo. In questo modo -afferma il ceto più ‘popolare’ della società malese- non ce la si fa.

Alla manifestazione hanno partecipato cittadini malesi provenienti anche da svariati chilometri di distanza dalla Capitale, proprio per ribadire il proprio malessere materiale ed esistenziale. In realtà, la manifestazione di sabato scorso, giunge alla fine di un periodo di due mesi di manifestazioni e contestazioni contro il Governo in carica, un ‘luogo di incontro’ politico strutturato -a mò di piattaforma politica- dal principale partito di opposizione, il Pakatan Harapan (PH), una coalizione nata per convincere la maggioranza della popolazione malese di estrazione musulmana a cambiare le proprie opinioni politiche e votare contro Najib Razak e quel che egli rappresenta. Una coalizione che intende raccogliere anche il voto delle fasce agrarie ed in quelle aree periferiche della Nazione che più soffrono le misure economiche intraprese dal Governo e che sono state particolarmente colpite dal disvelamento attuato attraverso lo scandalo di più di un miliardo di dollari che ha coinvolto Najib Rakaz in prima persona.

La popolarità di Najib Razak, infatti, ha subito un duro colpo da una campagna mediatica dura e persistente contro di lui in relazione ad uno scandalo connesso alla 1MDB, specialmente dopo che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha intentato causa civile per recuperare più di 1.7 miliardi di dollari USA con l’accusa di appropriazione indebita stornando quei capitali da un fondo bancario 1MDB.

A favore di Najib Razak, però, giocano una economia in evidente rialzo dopo la crisi e il rafforzamento della moneta nazionale, il Ringgit. Ora tutti sono in attesa del discorso ufficiale che Najib Razak terrà in pubblico per illustrare lo stato del Bilancio nazionale, dove tanti prevedono che vi saranno esplicite menzioni relative a prossime politiche più incentrate sulla persona alla fine del mese in corso, cioé, a poca distanza dalle scadenze elettorali. Pochi mesi prima di andare alle urne, Najib Razak molto probabilmente dirà che -proprio grazie alle misure governative da lui capeggiate e promulgate- oggi vi sono diversi miliardi di Dollari USA -in termini di controvalore monetario- da investire nella casa e nell’edilizia così come a sostegno di forme di finanziamento immediato e diretto alla comunità nazionale malese.

Ma il suo predecessore e vecchio mentore, Mahatir Mohamad, che anch’egli ha visto con i suoi occhi, sostenuto e governato lo sviluppo della Malaysia in qualità di Primo Ministro, oggi -a fronte dei proclami del suo ex protetto- mette in guardia tutti nel Paese, disegnando oscuri presagi, nel caso in cui si votasse a sostegno di Najib Razak e che, anzi, non ne deriverebbe nulla di buono e positivo nel caso in cui egli continuasse a restare al potere. «Non abbiamo mai avuto, in passato, un Primo Ministro che fosse un ladro. E lui ha rubato perché si è appropriato di una condizione di vita confortevole ma solo per lui», ha detto a muso duro Mahatir alla grande folla giunta al comizio finale, dopo le manifestazioni dello scorso fine settimana. «Dobbiamo porre fine a questa cleptocrazia nel nostro Paese -ha aggiunto l’ex Primo Ministro- Il destino di Najib è nelle nostre mani. Possiamo bloccarlo semplicemente e solo votando il PH», ha poi aggiunto al suo discorso pubblico incitando la folla convenuta da ogni dove nel Paese.

 

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