martedì, Novembre 12

La Malaysia, Goldman Sachs e lo scandalo dei fondi illeciti Due funzionari della banca d’investimenti USA denunciati, nello scandalo l’ex Primo Ministro malese Razak ma ora la vicenda si espande a macchia d’olio in tutto il mondo. Si corre ai ripari per evitare il contagio

0

La Malaysia mette sotto accusa la Banca Goldman Sachs e due suoi ex impiegati in merito a capi d’imputazione che fanno riferimento ai reati di corruzione e riciclaggio nel caso di un fondo di investimenti nazionale in sigla 1MDB. La Banca americana è da tempo finita sotto esame per il suo ruolo nel sostenere la crescita dei fondi per 1Malaysia Development Bhd 1MDB. E tale operazione di controllo è stata oggetto di indagini in almeno sei Nazioni differenti. Goldman Sachs ha definito le accuse «male indirizzate» ed ha affermato che si difenderà «vigorosamente». Sui procedimenti in corso, la stessa banca americana ha fatto sapere che: «La società continuerà a cooperare con tutte le Autorità che stanno svolgendo indagini in merito».

I due funzionari che unitamente alla Goldman Sachs nella sua interezza sono oggi sotto inchiesta in base alle accuse formulate dalla Malaysia sono Tim Leissner e Roger Ng. Leissner ha lavorato come capo della Goldman Sachs Asia ed ha lasciato la banca nel 2016. Roger Ng è stato direttore manager presso la Goldmann fino alla sua fuoriuscita nel mese di Maggio 2014. La Malaysia ha presentato accuse anche contro il finanziere locale Low Taek Jho, noto anche come Jho Low che si proclama a tutt’oggi innocente e contro la ex impiegata 1MDB Jasmine Loo Ai Swan. Il mese scorso, Leissner, Ng e Low sono finiti sotto accusa negli Stati Uniti proprio in relazione al caso 1MDB. Il mese scorso, Leissner si è dichiarato colpevole negli Stati Uniti di aver cospirato il riciclaggio di denaro e di aver violato le leggi anti-corruzione.

I procuratori statunitensi affermano che Leissner e Ng hanno operato unitamente a Low per corrompere funzionari governativi al fine di acquisire il business 1MDB a favore di Goldman Sachs. Le Autorità americane affermano che miliardi di dollari sono stati sottratti indebitamente dal fondo statale che era stato creato dal Primo Ministro Najib Razak nel 2009 ed era stato usato per acquistare una lista di proprietà molto costose ed anche per finanziare il film hollywoodiano ‘The Wolf of Wall Street‘ con Leonardo Di Caprio tra i principali protagonisti. Tra le proprietà che sono state acquisite con quel denaro illecitamente sottratto, i procuratori americani annoverano: l’Ermitage Hotel sia come proprietà sia come affare complessivo, il Park Lane Hotel nella sua proprietà collocata a New York, le proprietà Four California; le proprietà Four New York; le proprietà One London; un jet privato; gli asset EMI comprese le royalty; pitture di Van Gogh; due pitture di Monet.

Il Procuratore Generale della Malaysia Tommy Thomas ha affermato in una nota ufficiale: «Le accuse derivano dai procedimenti riguardanti tre bond facenti parte di alcune sussidiarie di 1MDB che erano state messe a punto e sottoscritte da Goldman Sachs». E’ così esploso uno scandalo che ha messo in luce le indagini effettuate in tutto il Mondo e che hanno determinato effetti importanti nella sconfitta elettorale dell’anno corrente di Razak che è stato accusato di aver stornato a proprio favore e sottratto illecitamente circa 700 milioni di Dollari dal fondo.

Si tratta del primo caso nel quale uno Stato emette accuse contro soggetti per reati simili e -mentre si attendono gli esiti delle indagini condotte dalle massime Autorità del settore negli USA- in molti oggi si chiedono quali effetti si possano esplicare, in quanto si tratta di un vero e proprio “precedente” nel suo genere. Il Dipartimento di Giustizia degli USA ha accusato le persone coinvolte di aver cooperato nell’ambito delle attività di controllo Goldmann in compartecipazione nell’illecito. Allo stesso tempo ha annotato che “altri impiegati” hanno collaborato a loro volta, nelle transazioni connesse col fondo 1MDB in clima di correità.  Leissner, uno degli accusati, ha affermato di aver agito «in stretta conformità» con la cultura della banca. Da più parti, a questo punto, ci si chiede -soprattutto tra gli alti esponenti ufficiali USA- se la banca non abbia avuto qualche svista di troppo in fase di controllo. Gli investigatori, man mano che raccoglievano prove e tracciavano i movimenti e gli storni dei fondi, hanno così contribuito a gettare un’ombra scura sull’operatività della banca e soprattutto dei suoi claudicanti controlli interni sulle procedure (in primis nei confronti del Capo Esecutivo Lloyd Blankfein), tutto questo ha contribuito a creare un alone di sfiducia verso Goldman Sachs che -non a caso- ha avuto performance sempre più deboli sulle piazze internazionali rispetto a quanto raggiunto dai diretti competitor nel suo campo. Un settore che, dopo la crisi di Wall Street, è sempre più diventato terreno di grandi profitti a livello mondiale. Ad esempio, se il Dipartimento di Giustizia decidesse di aprire un procedimento ufficiale nei confronti di Goldman Sachs, ci si chiede quali proporzioni potrebbe assumere l’impatto della vicenda sul gigante finanziario.

Ora tutto si trasferisce sui tavoli degli uffici legali, perché se da una parte lo Stato malese quantifica la propria richiesta risarcitoria in circa tre miliardi di Dollari, la banca a sua volta vuole dimostrare che -essendo stata messa nella impossibilità di essere ascoltata in Malaysia- vi era uno stato delle cose per le quali non era a conoscenza. Per la banca si tratta di una trama rispetto alla quale la stessa Goldman Sachs era stata messa da parte. Per la banca, alcuni esponenti dell’allora governo malese e di 1MDB hanno mentito a Goldman Sachs, ai consulenti professionisti e ad altre parti variamente coinvolte nell’utilizzo dei proventi delle operazioni connesse. La banca, inoltre, afferma che per ogni singola operazione 1MDB, il cui Amministratore Delegato ed il Consiglio di Amministrazione riportavano direttamente all’allora Primo Ministro, al contempo si rassicurava Goldman Sachs non vi fossero altri intermediari. E si ostina a mostrare fermezza confermando che tali accuse non avranno effetto sul business globale Goldman Sachs. In verità, timori ve ne sono, a parte la ostentata calma apparente.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore