lunedì, Luglio 22

La Luna è vicina; ma quanto vicina all’Italia? L’agenzia spaziale italiana in queste ore è in festa per il 14° lancio di Vega che ha portato in orbita Prisma, un satellite che con la piattaforma e i suoi sensori made in Italy promette di innovare lo studio dell'ambiente

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Negli scorsi giorni la Luna ci ha offerto uno spettacolo straordinario, illuminandosi di un disco gigante. Come è facile comprendere, la dimensione del satellite non è cambiata, né cambierà. Le mutazioni reali sono le distanze tra i due corpi celesti in continua orbitazione: dunque la Luna è apparsa recentemente più grande arrivando al 7% della solita misura perché ha raggiunto il perigeo, ovvero la minima distanza dalla Terra, nelle sua traiettoria ellittica.

Ma la Luna si sta avvicinando virtualmente alla Terra in modo assai rapido, in questi ultimi tempi e dobbiamo prenderne atto per tanti sviluppi che da ora in poi avrà l’intera umanità. A breve si marcheranno i primi cinquant’anni dal tempo in cui una dozzina di astronauti americani hanno iniziato a posare i loro stivali sul nostro satellite naturale. Fu il trionfo della tecnologia atlantica, fu la definizione di un’immaginaria onnipotenza della razza umana, fu lo sfoggio del mondo occidentale che nel gioco di forza tra i due duellanti della Guerra Fredda, mostrava più potenza e maggior peso. È passato molto tempo e nemmeno l’orgoglio americano ha conservato la consapevolezza di un vantaggio competitivo così spinto. Qualcuno continua a domandarsi cosa realmente ha portato la Luna alla Terra. Onestamente non sentiamo l’esigenza di raccogliere la polemica, perché è ormai lungo il tempo che si dibatte sull’argomento. L’America aveva la necessità di piantare la sua bandiera su quel mondo piccolo e pieno di deserti e l’ha fatto, inviandovi dei militari. Non fu un’azione di guerra ma sicuramente di conquista non molto dissimile a quella che Cristoforo Colombo compì metà millennio fa. Solo all’ultima missione -Apollo 17- la Nasa validò l’ipotesi di arruolare un geologo sulla nave lunare e fu così che Harrison Schmitt venne scelto per lasciare anche lui un’impronta immanente sulla Luna. Uno su quattordici, se consideriamo anche i due astronauti di Apollo 13 che non sono approdati fisicamente sulla sponda lunare, è davvero poco e per quanto ancora oggi il nostro Jack appartenga al gruppo di scienziati e ricercatori internazionali che escludono una responsabilità diretta del fattore antropico nell’aumento della temperatura dell’atmosfera terrestre, il suo nome è ben poco conosciuto dall’opinione pubblica.

Va detto che lo sbarco lunare oltre che una dimostrazione scientifica di indiscussa valenza, ha fatto compiere passi da gigante alla tecnologia: nei pochi esempi basta ricordare la miniaturizzazione dell’elettronica, le analisi metallurgiche che hanno avuto straordinarie ricadute fino all’indagine medica, così come i trattamenti di recupero di liquidi per potabilizzare l’acqua. Sono micro finestre di un elenco importante, non sempre compreso ma che ha dato vita a una serie di attività che stacca il potere qualitativo delle innovazioni e dunque anche la sua economia.

Ma, dicevamo prima, la Luna è ormai dietro l’angolo. Lo sta dimostrando la Cina, che ha spostato imperiosamente il baricentro della competizione spaziale, con il lancio di una sonda sulla superficie che non si vede dalla Terra. E il risultato tecnologico è così fondamentale da aver spinto le autorità spaziali statunitensi ad accelerare i piani, sostenuti da Donald Trump, per tornare sul satellite naturale e questa volta per rimanerci. Queste almeno le parole dell’amministratore della Nasa Jim Bridenstine, durante la conferenza stampa tenuta recentemente a Washington. «È importante tornare sulla Luna il prima possibile. E questa volta quando andremo sulla Luna non lasceremo solo bandiere e impronte per poi ritornarvi dopo 50 anni. Stiamo facendo qualcosa di totalmente diverso rispetto ad ogni altro Paese del mondo». Non crediamo sia una spacconata dell’ultim’ora, anzi ci auguriamo che siano veritiere le sue parole: «Quello che stiamo cercando di fare è rendere sostenibile che gli umani possano andare e venire». Però, prima di inviare di nuovo degli astronauti, l’ente americano intende testare i suoi sistemi con una sonda automatica entro il 2024 invitando il settore privato a presentare offerte per la sua costruzione. La scadenza per la presentazione delle offerte è proprio oggi, il 25 marzo.

Ci domandiamo, in nome dell’orgoglio italiano così impetuosamente sbandierato dai nostri governanti, se c’è qualche imprenditore, magari di tanto fattive regioni virtuose del nostro Paese ad aver risposto. Mancano poche ore ancora, perché non provarci?

In realtà allo spazio italiano si sta dando una veste più confortevole. Dopo un lungo travaglio iniziato da quando Roberto Battiston fu allontanato dell’Agenzia Spaziale Italiana dall’attuale governo, il ministro Marco Bussetti –il cui dicastero resta pur sempre il tutore amministrativo dell’ente- ne ha indicato in Giorgio Saccoccia il nuovo presidente che potrebbe entrare in carica il prossimo 29 marzo assieme a un nuovo consiglio di amministrazione. Un percorso che valorizza uno scienziato italiano strappandolo però dalla posizione detenuta in Estec, il centro delle attività dell’ESA, dove avviene la preparazione tecnica e la gestione dei progetti spaziali. In quell’ambito, a Noordwijk l’ing. Saccoccia è il capo del settore propulsione. Una posizione di estremo pregio che comunque l’Italia non deve perdere.

Ci siamo già espressi in articoli precedenti sull’affanno di promuovere un’agenzia spaziale con metodi vecchi e non legati alla riforma tracciata dalla legge n.7 del 2018 che ha trasferito la centralità politica dello spazio italiano dalla ricerca a un interesse più ripartito tra ministeri, forze armate e le istituzioni che possono avere interesse nella space economy. Un dispositivo che non declinando l’autonomia dell’ente pubblico, rincalza le tensioni che vi regnano da anni e che potrebbero marginalizzare le decisioni da prendere a fine anno a Siviglia, condannando così l’Italia spaziale a un ruolo minimo e l’Italia economica a perdite ingenti.

L’agenzia italiana in queste ore è in festa per il 14° lancio di Vega che ha portato in orbita Prisma, un satellite che con la piattaforma e i suoi sensori made in Italy promette di innovare lo studio dell’ambiente.«L’obiettivo finale di questa missione -ha dichiarato all’Ansa Stéphane Israel, amministratore delegato di Arianespace- è proteggere la Terra e gettare le basi per un importante passo in avanti per la tutela dell’ambiente».

Ma al futuro presidente dell’Asi, che si sa essere vicino alla passata amministrazione, prima ancora di varcare la poderosa soglia di Tor Vergata toccherà proprio comporre il suo ruolo che, con molti altri osservatori continuiamo a veder di fatto indebolito, perché estromesso proprio da quell’assise che decide le politiche spaziali. E dunque, quali saranno i suoi poteri reali? Da ultimo annotiamo che la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha conferito l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana a Battiston, come annunciato in una nota dall’Università di Trento e la formalizzazione avverrà secondo prassi il 2 giugno in occasione della Festa della Repubblica. È un risarcimento o il segnale di non forgiare discontinuità.

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