venerdì, Settembre 18

La ‘Luna del cacciatore’ non deve essere di un solo padrone La Luna sta tornando a far parlare di sé anche per le opportunità che si intravedono nella sua posizione rispetto alla Terra e all’intero sistema solare

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In questi giorni, chi ha avuto la  fortuna di avere un cielo terso sopra la propria testa, ha pure assistito a un fenomeno di rara bellezza astronomica, ovvero la ‘Luna del cacciatore’, che ha fatto seguito alla ‘Harvest Moon, in gergo più forbito, l’apparizione del nostro satellite naturale quando è alla massima vicinanza dell’equinozio di autunno. Gli americani la chiamano così. Poiché la Luna si muove verso est tra le stelle più velocemente del Sole, il suo passaggio meridiano viene ritardato, facendolo avvenire più tardi ogni giorno. Si tratta di fenomenologie affascinanti che meritano tutte le considerazioni e impongono il rispetto della natura conservando i cieli puliti e quanto più possibile limitati dall’inquinamento luminoso.

La Luna del resto sta tornando a far parlare di sé, non tanto per questi spettacoli che regala gratuitamente al genere umano, quanto per le opportunità che si intravedono nella sua posizione rispetto alla Terra e all’intero sistema solare. Già quasi da un anno il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato la ‘Space Policy Directive 1, un atto di indirizzo formale di orientamenti obbligatori che impegna la Nasa a creare un programma che riporti l’uomo a camminare sulla Luna, attraverso le raccomandazioni del ‘National Space Council, presieduto dal vice presidente Mike Pence. L’architettura legislativa voluta da Trump in realtà riscrive quanto voluto nella Policy pubblicata il 28 giugno 2010 riassegnando i fondi, la rimodulazione dei programmi e dei direttorati interni alla Nasa per dare il via al programma ‘Deep Space Gateway’ impostato per la realizzazione di una stazione lunare con una stazione in orbita attorno alla Luna entro la seconda metà del decennio 2020, ipotizzando lo sbarco umano nella prima decade del 2030. Un programma indubbiamente di interesse che riallocherebbe un mucchio di dollari senza i quali la supremazia tecnologica degli Stati Uniti verrebbe a vacillare e che rappresenterebbe una svolta importante per lo sfruttamento di un ambiente ancora inesplorato.

A chi si domanda se questo sarà un allungamento del programma Apollo che ha visto il camminamento umano sul nostro piccolo mondo vicino, diremmo assolutamente di no. Anzi, vista così la proposta di Trump sarebbe addirittura un patetico atteggiamento di riscatto da tempi di gloria. E non riusciamo a trovare nessun punto contatto con il famoso ‘grande passo dell’umanità’. È passato troppo tempo, molta tecnologia si è trasformata e se non vi fosse stata l’iniezione di novità proposte da Elon Musk, le industrie dello spazio in America avrebbero continuato a mostrare solo la faccia visibile della propria manifattura, nascondendo di fatto tutto quanto va ad arricchire gli arsenali del Pentagono e degli eserciti segreti che consentono al Continente nuovo di esercitare il proprio potere militare.

Ma anche l’Europa dello spazio ha mostrato questa volta più interesse per la Luna di come accadde nel 1969, quando i futuri dirigenti dell’Esa non avevano fatto altro che assistere stupiti ai primi passi di Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla regolite del Mar della Tranquillità. I 22 stati membri dell’Agenzia hanno condiviso una serie di obiettivi racchiusi nel programma European Exploration Envelope Program (E3P) che si predispone tra differenti destinazioni: orbita bassa terrestre, Luna e Marte. L’Esa chiede di potenziare la parte del bilancio obbligatoriamente dedicata alla scienza al fine di permettere missioni scientifiche più ambiziose e complesse e per questo c’è la reale intenzione di ripristinare la scienza della fisica dell’Universo per rendere l’Europa leader in partenariati con Stati Uniti d’America e Cina, collaborando con l’industria per ottenere crescita economica e benefici per la società nei tradizionali settori di applicazione come pure nell’emergente applicazione della sicurezza spaziale. Quale possa essere la politica industriale dell’Esa per permettere decisioni più rapide e processi più snelli, è tutto da vedere, perché un’agenzia internazionale non ha il potere di generare una sua politica me di estendere quella dei singoli Stati membri e omogeneizzare i contenuti.

Se un Paese -e ci perdonino i lettori ma è così che la pensiamo- non è nelle capacità di esprimersi senza incappare i conflitti interni, esterni, populisti, sovranisti e a volte nemmeno in buona fede o di gran competenza, altre nazioni saranno più scaltre a acchiapparsi le poltrone lasciate vuote con propri rappresentanti che propongono proprie soluzioni, generando propri posti di lavoro. E allora la Luna e Marte, questi Paesi, potranno osservarli solo con la canna di un cannocchiale. Magari nemmeno dal proprio suolo. E quali sono le nazioni prive di capacità decisionali? Ah, questo lo lasciamo esprimere a chi, più esperto, ha avuto la volontà di seguirci fin qui!

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